Picchia tua moglie. Lei non sa perché, ma tu sì – seconda parte

[Qui la prima parte del racconto]

di Alessandro Busi

IV

Il rumore dello sfondarsi di una porta di legno sembra un suono compatto, ma non lo è. Innanzitutto c’è l’impatto del corpo dello sfondatore contro la porta. Può essere l’incidere acuto di un ariete di metallo, il tonfo sordo della spalla, il colpo vivido e profondo dello scarpone. Poi, se si presta attenzione, si sente lo scricchiolio del legno che si rompe, il cedere di alcune fibre e il soffio della laccatura che si polverizza. Poi c’è il rumore dei cardini, con le viti che si allentano nel muro e stridono quasi silenziose nel metallo del cardine stesso. Poi c’è la serratura che frantuma il telaio ed esplode fuori dai propri spazi. Poi, solo per un orecchio fino, c’è il battito della maniglia che si muove scomposta e tintinna. Poi c’è lo sbattere della porta sfondata a terra o contro un altro muro. E infine c’è il rumore a coppia dell’eccitazione di chi entra e della paura di chi subisce l’irruzione, quello che si materializza nei battiti cardiaci e nel ritmo dei respiri, ma che è anche molto di più e suona nell’aria come l’odore dell’antilope per il leone.
Marina, dal momento in cui la porta cedette, si sentiva come l’antilope. Le tornarono in mente i cani di un esperimento che aveva studiato durante gli anni di psicologia. Leggi il resto dell’articolo