Se ti piaccio mi piaci, se non ti piaccio non mi piaci più

Se non hai talento è colpa tua
Della serie: cose divertenti che si trovano in rete.
Stamattina un amico su facebook ci segnala il pezzo “Contro i precari” a firma de Il critico della vita. Parla di noi. Anzi, sparla. Parla a sproposito, direi.
La “critica” non è mossa contro i precari in generale (tipo quel ministro che parlava di “bamboccioni”, per intenderci), che già lascerebbe il tempo che trova, ma ci gira intorno per arrivare dritta a noi, a Scrittori precari. C’è dell’astio nel pezzo. Leggi il resto dell’articolo

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Face to Face! – Eduardo del llano

Ne capitano di serate in cui ti sei messo in testa di fare una cosa e poi ti ritrovi completamente catapultato in dimensioni oniriche o distanti dai tuoi propositi esistenziali e ludici.
Ne capitano di incontri che ti lasciano con l’amaro in bocca, forse troppi, e di altri che invece stampano un sorriso indelebile che non potrai più scrollarti di dosso per il resto della vita.
Conoscere Eduardo fa parte della seconda tipologia di intersecazione esperenziale di cui sopra e l’occasione di farlo c’è stata grazie alla pubblicazione del suo Unplugged (Gran Vía) e del tour italiano che ne è seguito.
Ma partiamo dall’inizio. Il libro è una riuscitissima raccolta di racconti iperrealisti, irriverenti, e di divertenti avventure nel mondo degli uomini e in quello di Cuba. Una serie di storie che hanno il proprio file rouge nel personaggio di Nicanor O’Donnell, alter ego del nostro scrittore/sceneggiatore/filmaker, che con la sua “corte dei miracoli” infesta la maggior parte dell’antologia.
Unplugged si fa leggere come se gustassimo un buon caffè, fino all’ultima goccia e senza fretta, magari raccogliendo con il cucchiaino anche lo zucchero.
Stile notevole, asciutto e diretto rendono la narrazione godibile e immaginifica fino all’ultima riga, ricreando ambientazioni, volti, situazioni nella mente del lettore che entra nelle storie per non uscirne più.
E questo è il libro. Come sono arrivato a fare quattro chiacchiere con quello che mi è sembrato un sosia di Stephen King ma con i capelli lunghi e qualche chiletto in più è facile da dirsi.
Maddalena (per chi non lo sapesse, ufficio stampa della casa editrice milanese) mi chiama dicendomi che saranno in promozione a Roma e che nella libreria della Galleria Alberto Sordi presenteranno il libro, proiettando anche il cortometraggio Monte Rouge ispirato al medesimo racconto. A presenziare l’insostituibile Filippo La Porta. Occasione più che ghiotta per rivedere la mia cara amica, conoscere l’autore del libro che tanto mi era piaciuto e sentire una voce eminente della nostra stampa.
Il nostro giornalista punta subito il faro sulla capacità incredibile dello scrittore di riuscire a dare degli incipit capaci di incuriosire e destabilizzare immediatamente il lettore, dandone lettura di alcuni (Nicanor era depresso. Aveva attraversato un brutto periodo del quale non possiamo parlare, perché lui non lo faceva mai, ragion per cui non sappiamo che cosa fosse effettivamente successo) catturando immediatamente l’attenzione degli astanti.
Alla fine dell’incontro, facciamola breve, abbiamo tutti facce compiaciute e il libro in mano. La Porta ha colto in pieno lo spirito di Eduardo ed è riuscito a trasmetterlo in ogni parola.
“A questo punto avrai fatto le tue domande?” direte voi. No. Ho bevuto del vino rosso e sono stato invitato al Brancaleone per la rassegna organizzata da Cuba da qualche parte (progetto itinerante su Cuba attraverso arti visive: cubadaqualcheparte@gmail.com) sul cinema cubano, dove sarebbero stati proiettati i due corti Monte Rouge e Sex Machine del buon De Llano, con “a seguire dibattito”.
Ritrovatomi in automobile con due cubane e un’argentina, situazione felicissima e davvero fortunata per un povero gonzo journalist quale mi sento, arrivo (in che stato non sto a raccontarvelo) al Brancaleone per scoprire che del centro sociale romano è rimasto solo il nome e che il processo di “infighettamento” ha inghiottito anche i fasti di party a base di pogate e eskimo militari.
Nell’attesa ho preso un bicchiere di vino (lo so, sto sembrando un alcolizzato) e ho chiesto udienza al disponibilissimo cubano di origini russe, che mentre mi faceva una confessione di cui non vi dirò, si dirigeva verso il tavolo dove è nata una mini intervista.
“Nicanor è l’uomo della moltitudine, è le mille sfaccettature della persona comune”, mi ha risposto alla domanda più ovvia sulla sua “creatura” letteraria. “E’ nato quando lavoravo con una compagnia umoristica e da lì ha proseguito la sua vita. La cosa che mi piace pensare è che da adolescenti tutti ci sentiamo speciali ma con il passare del tempo ci rendiamo conto di essere tutti dei Nicanor”.
Eduardo è un fiume in piena, beve la sua birra con gusto, si sposta i capelli dagli occhi e molto spesso mi sembra che abbia un modo di fare molto timido, ma è solo l’impressione.
Nei suoi racconti temi come il sogno e la fede, in un modo o nell’altro si rincorrono e mi conferma subito questo sentore “Il sogno non è notturno, il sogno deve essere di tutta una vita, non relegato all’atto del dormire. Per Cuba, l’atto del sognare è diventata l’ultima utopia, per me l’imprevedibilità del sogno è il valore della libertà umana” e quando gli chiedo se la fede è nell’uomo, in Dio o nella scienza allarga le braccia ghignando: “Non sono Kierkegard. Sono ateo, a prescindere da Cuba, e quindi Dio non mi appartiene. La scienza si nega al concetto di fede perché si evolve e contraddice di continuo. Penso che la fede sia nell’uomo”.
Si avvicinano per dirci che tra un po’ inizierà la proiezione e colgo l’occasione per assestare altri due ganci alla mia curiosità, riferendomi ad un certo cinismo che ho percepito nel fondo dei racconti. “E’ un simil humor, non un vero e proprio cinismo il mio. È una maniera di trattare il cinema, la letteratura, la vita. Ma non c’è negatività, freddezza”.
Arrivano e tra poco me lo porteranno via, faccio mente locale: ho l’autografo, ho il libro, ho voglia di un’ultima domanda, di chiedere un’ultima cosa e mi rivedo il racconto di Regina (che dovete leggere per capire la mia ultima questio) davanti agli occhi e mentre mi ringrazia, si alza e si allontana gli grido: “Eduardo! Ma com’era il culo di Regina?”. Ride abbracciando l’aria ed esclama “Meraviglioso!”.
Meraviglioso il momento, il gesto, il libro. Meravigliosa la compagnia, le ragazze della serata e i cuba libre che poi mi hanno riaccompagnato a casa mentre pensavo che aveva ragione lui quando diceva che Nicanor è dentro ognuno di noi. Solo che alcuni lo riconoscono subito, altri lo mascherano e molti come me, se lo abbracciano stretto ogni notte.

Alex Pietrogiacomi