Nuovi scrittori, nuovi lettori. KATACRASH: quando il New diventa Gnu

Leggere Katacrash significa mettersi all’ascolto di un racconto. Il suono, infatti, rappresenta lo scheletro, la struttura portante dell’intera narrazione (intercalari, onomatopee, titoli di canzoni). E non poteva essere altrimenti, visto che l’ultimo romanzo di Fabrizio Gabrielli (Prospettiva, 2009) mette in scena un genere musicale, l’hip hop, e tutto il mondo che ruota attorno alla cultura della doppia acca all’inizio del Terzo Millennio. Come già ricordato altrove, l’autore, circa dieci anni fa, rappava e si faceva chiamare Tsunami Kobayashi. Come a dire che Gabrielli conosce bene la materia di cui tratta. Un romanzo sonoro, interamente costruito sulla forza del linguaggio: l’utilizzo di modalità espressive contemporanee («svario», «benza», «spino»), di un lessico sempre meno famigliare e sempre più metropolitano («bro» per fratello, «bellalà»), contraddistinguono Katacrash, testo sperimentale che va letto ad alta voce con musiche in sottofondo, consigliate appositamente dall’autore (in calce al libro nelle Note a cura di Valentina Vitale). Già, perché il suono riecheggia ad ogni parola e il tratto fonico sovrasta perfino i significati delle parole stesse: ecco allora che MTV si trasforma in «emtivì», rap in «erre a pi», SMS in «essemmesse». La simbiosi tra i vocaboli e i suoni ha chiaramente la funzione di riprodurre i frangenti emozionali dei personaggi in tutta la loro completezza. Si tratta di un mélange che funziona, non fosse altro per quelle acrobazie lessicali che ci ricordano quanti forestierismi, acronimi o sigle hanno ormai contaminato la nostra lingua: «emmepitré», «occhei», «biemmevù». Lo spaesamento è forte, quasi non capisci cosa tu stia leggendo; poi, pagina dopo pagina, ti ricordi che l’autore decompone volutamente la parola per riproportela così come tu non l’avevi mai percepita.

Protagonista indiscussa del volume è la musica, segnatamente quella rap e hip hop, che accompagna la crescita di tre ragazzi di provincia dalle «braghe larghe»: il narratore e i suoi amici Gi (Gionata) e Donnie (Donato). Il Pro-epilogo catapulta il lettore all’interno di un condominio agitato a caccia di un «topo grosso così». Si mobilitano la polizia, i pompieri, tutti i condomini per il «rodeo»: lo scarto tra la descrizione seria dei comportamenti umani e la vacuità dell’evento descritto rende decisamente umoristica la scena inaugurale. La trama è affollata di nomi, situazioni, musiche, rimandi intertestuali (si pensi ai titoli che fanno il verso a ben più note canzoni ed opere letterarie). Trentasei capitoli brevissimi, veri e propri petits coups de pinceau, dove si aprono parentesi riflessive che per un attimo ti costringono a rallentare: figli che cercano modelli da imitare, mentre i genitori preconfezionano loro il futuro secondo le proprie ambizioni; o l’appuntamento fisso, ogni novembre, di manifestazioni studentesche: «magari avessimo letto il testo della finanziaria, avremo anche potuto decidere il perché dell’insofferenza» (p. 48). La punteggiatura (in particolare l’uso abbondante delle virgole) segue il fiato della voce narrante: soggetti messi per inciso, ordo verborum snaturato, termini riproposti in sillabazioni esclusivamente foniche (ken-ne-dici?) e parole stranianti che, invece, sei tu a dover dividere per comprenderle: «pocopiùchebambine», «vattelapescadove», «diotenescampi».

La scrittura di Fabrizio Gabrielli è il tratto originale del racconto: alla fine della lettura è come se in testa ti rimanesse un rumore, un ritmo, una melodia e non il ricordo di aver appena letto un testo. Un linguaggio martellante, un vortice che ti risucchia, un libro fuori le righe, così come instabile e per niente convenzionale è l’adolescenza di cui si narra, con le sue incertezze, precarietà, collassi: «avevamo un background culturale fatto di Otto sotto un tetto, Tangentopoli, Notti magiche inseguendo un gol nanninicamente e bennaticamente scanticchiato, film di Vanzina e al massimo i Quaderni di Gramsci, che solo il più rosso di noi aveva nella libreria anche se non significa che l’avesse necessariamente pure letto» (p. 21). Katacrash è la storia di «tre giovanotti infottati con la doppia acca che vivono la formazione deformata nel destino di una generazione degenere. Finché non arriverà il momento del fragoroso crollo. Fin quando non sarà Katacrash». Così l’autore ha spesso introdotto il suo racconto nelle innumerevoli presentazioni in giro per le librerie italiane.

Il romanzo fa parte della collana BraiGnu della casa editrice Prospettiva. Ricordo che, oltre Katacrash, sono usciti Patagonìa di Dario Falconi e Finefebbraio di Valentina Grotta. Cosa sono i libri BrainGnu lo leggiamo nel sito web della collana: «deflagrazioni emotive, naufragi letterari, derive metropolitane. Scalpitìo di zoccoli nella savana. Tutùm tutùm. Paradosso e mutevolezza. Baratri ameni ed incantevoli, voragini vertiginose e feritoie di luce. Gnu, perché New». Ed è questo il segreto vincente della casa editrice: la propensione al Nuovo, la volontà di dare voce a giovani scrittori (precari) che sentono il bisogno di raccontare il loro mondo, le loro storie, ma soprattutto la loro evoluzione. Niente di scontato. Nessuna ovvietà. I volumi della collana BrainGnu sono alti venti centimetri e larghi tredici, come il muso di un cucciolo di gnu. Tutti i libri hanno lo stesso layout grafico. Si somigliano molto, così come all’interno di un branco di gnu è difficile distinguere un capo dall’altro. Ogni titolo è composto da una singola parola, unica nota di colore su copertine rigorosamente in bianco e nero.

Numerose e degne di nota le attività che ruotano attorno a Prospettiva editrice. Su tutte giganteggia il Premio Carver, nato come contropremio letterario italiano e che si distingue, come avviene nelle migliori accademie americane, per la segretezza della giuria, la quale legge i libri a prescindere dal nome dell’autore. Libertà di giudizio e mancanza della non meritocratica equazione “nome autore-casa editrice” sono i punti cardine del premio diretto da Andrea Giannasi, già definito dalla critica come il Premio Strega o Campiello dei nuovi scrittori. Non vanno dimenticate, infine, la lodevole iniziativa di pubblicare le tesi di laurea ospitandole nella collana “I Territori”, il Giornale letterario, il Festival del libro di Civitavecchia “Un mare di lettere”. E poi il canale ProspettivaTV su youtube e la Rivista letteraria Prospektiva: ogni numero è monografico; l’ultimo, ad esempio, (il n. 52) è dedicato al tema della Traversata. Così la letteratura scende dalla torre d’avorio, fa passi in avanti, si apre ad un pubblico vasto e non per forza specialistico. E i libri, finalmente, vengono letti anche tra i più giovani.

 

Stefania Segatori

[Clicca qui per leggere un estratto di Katacrash]

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PAGA PAPA’

Ouzo, i manifestanti, bere posson mica berlo: glielo vietano i precetti coranici.

L’ouzo è quel liquore che lo trovi un po’ in tutto il Mediterraneo, paese che vai nome che cambia ma la sostanza è sostanzialmente la stessa: distillato di anice.

Il turco raki. La francese anisette. L’italica sambuca. Il greco ouzo. Una faccia un liquore una razza, le genti mediterranee.

Ora te ne racconto una sulla sambuca: il suo nome non deriva dal sambuco. O almeno non deriva dal sambuco nel modo che pensi tu.

Perché sambuco ce n’è mica, nella sambuca: anice, invece sì.

In arabo sammut, zammut, è il legno del sambuco. Con quel legno viene manufatto uno strumento musicale, lo zamr, in italiano si chiama sambuca ed è una specie di oboe col suono attutito, come il vocio delle genti quando sei ubriaco.

La sambuca, ubriacare ubriaca che è una bellezza.

Nel milleottocento-e-qualcosa capita che un certo Luigi Manzi, garibaldino della prima ora, dalle parti di Sapri veda i contadini lavorare per la strada, faticano e sudano e per dissetarsi attingono con una cazzuola da certi secchi di acqua ed anice che portano sulle spalle, in equilibrio su certe assi di legno di sambuco, dei tipi chiamati sambuceti.

Manzi impazzisce per quella miscela di sapori, un giorno sbarca a Civitavecchia e s’innamora di quella città, in Piazzetta Santa Maria apre un piccolo stabilimento di produzione di liquore di anice, sambuca la chiama, ha un grande successo: anche Garibaldi, passando per Civitavecchia, ne rimane folgorato.

Poi passano gli anni, c’è la guerra, le bombe distruggono la città e la piccola fabbrica che va sull’orlo del fallimento, se ne prende a cuore le sorti il commendator Molinari: nasce così, la sambuca Molinari. Quella chiara, extra, quoram.

Chiaro, no? Extra. Quoram. Che cosa significhi s’è mica mai capito, poi.

Zammut, sambuco, sai chi ci si chiama? Paul. Paul Zammut è il presidente di una squadra di calcio, il Birkirkara Football Club, son maltesi. Il Birkirkara nel duemila per la prima volta nella sua storia vince lo scudetto, e Zammut deve essere un tipetto peperino, pacioccone e con le manie di grandezza, lo spirito del provocateur e una certa insana passione per la sambuca, il raki, l’ouzo e tutti quei liquori che ti fan dire le cose che è bene non dire, se non vuoi sentirti dare del pazzo.

Giù un sorso, invece, e dàgli di proclamo: abbiamo ingaggiato per la prossima stagione Al-Saadi Al-Gaddafi, il terzogenito del Colonnello, del Padre della Rivoluzione, il leader libico, dice ai giornalisti. Mica è vero.

Al-Saadi, bisogna riconoscerlo, è una mezzaséga, calcisticamente parlando. Non è che significhi molto essere capitano dell’Al-Ahly Tripoli, della Nazionale, Presidente della Federcalcio: mica vale, se tuo padre si chiama Muhammar Gaddafi e di mestiere fa il dittatore. E comunque, col Birkirkara non c’ha mai giocato.

Luciano Gaucci, anche a Luciano Gaucci come al suo collega Zammut deve piacergli assai la sambuca, magari l’ha conosciuta quando andava a Civitavecchia a trattare l’acquisto di Emanuele Blasi. Giù un sorso e dàgli di proclamo: abbiamo ingaggiato per la prossima stagione Al-Saadi Al-Gaddafi, il terzogenito che già l’abbiam sentita, questa storia, solo che nel caso di Gaucci e del Perugia, ecco, era vero. Che c’è pure stato un mezzo caso diplomatico, ché il Governo di Tripoli era proprietario del sette per cento del pacchetto azionario della Juventus, mica puoi essere proprietario di una squadra e giocare per un’altra, bisogna mettere il pacchetto in standby, che papocchio!, ma anche quanta pubblicità, per Gaucci.

Saadi con la maglia dei grifoni gioca una sola partita, proprio contro la Juventus, pensaté, non è che brilli per classe cristallina, anzi. Si becca pure una squalifica per aver assunto degli steroidi.

Dopo due anni di Perugia va a fare il saltimbanco a Udine, una stagione e nessuna presenza, poi a Genova sponda Sampdoria, dove c’è Garrone che col petrolio ci sa trattare, coi figli dei leader libici un po’ meno, anche là zero presenze ma, in compenso, un conto di quasi quattrocentomila euro al Grand Hotel Excelsior di Rapallo lasciato così, insoluto. I calciatori, si sa, fanno la bella vita: suite imperiali, camerieri guardie del corpo ed addestratori di cani da combattimento al seguito, si tratta bene Al-Saadi, mica dorme nella tenda beduina, lui, astice e sciampagna prima di andarsene così, dicendo paga papà, solo che papà non paga, l’ambasciata fa le orecchie da mercante e al Grand Hotel Excelsior bisogna andare in tribunale, una storiaccia, insomma.

Al-Saadi con gli alberghi gli dice sempre malissimo: nell’Hotel Ouzo, a Bengasi, quell’albergo col nome di liquore proibito, è stato costretto a rimanersene asserragliato mentre fuori il popolo gridava il regime non lo vogliamo più. Non vogliono il regime, figurarsi Al-Saadi sindaco di Bengasi.

Nel duemila, prima che il Birkirkara annunciasse l’acquisto della brillante mezzala, l’Al-Ahly di Tripoli va a giocare in casa dell’omonima compagine di Bengasi. La squadra di Al-Saadi è sotto per una rete a zero, l’arbitro regala due reti agli ospiti e non serve a niente indignarsi, vince sempre chi comanda. Non foss’altro per il bene supremo della nazione.

Qualche settimana dopo l’Al-Ahly di Bengasi gioca contro l’Al-Bayada, che è la squadra per la quale fa il tifo la madre di Al-Saadi. Anche là, torti arbitrali. I tifosi non ci stanno, e a fine partita dan fuoco a tutto quello che gli passa sotto la rabbia, macchine cassonetti cartelli stradali; la polizia spara sulla folla per sedare il moto d’insurrezione. Il giorno seguente, i tifosi del Bengasi fanno sfilare per le strade un somarello con la scritta Al-Saadi sulla groppa.

La sede del club viene spazzata via con i bulldozer. Tre tifosi vengono arrestati per aver complottato contro la gloriosa rivoluzione libica e contro il suo leader. Bendati, vengono condotti davanti ad un plotone d’esecuzione. Pena di morte. Il plotone non arriverà, nessuno sparo risuonerà per le vie della città cirenaica.

Tortura psicologica. Il potere logora chi non ce l’ha.

Fuori dall’Hotel Ouzo i manifestanti urlano che il regime non lo vogliono più. Non sono ubriachi, posson mica berli certi liquori proibiti. Sono solo incazzati.

Al-Saadi sindaco di Bengasi lo diventerà mica mai. Costretto alla fuga, lascia il conto in sospeso.

Pagherà papà, dice.

Pagherà, eccome se pagherà, è il pensiero un po’ di tutti.

 

Fabrizio Gabrielli

Il miracolo della rete

Vàtti a vedere sulla rete dov’è che abitano, in Italia, tutti quelli che di cognome fanno Codispoti: ce ne sono solo seicentosèi, son pochi, dopotutto, in confronto ai Rossi, per dire. O ai Neri. Una manciata sono nell’hinterland milanese; una mezzaluna fertile dalle parti di Roma, verso nord, ad occhio e croce tra Pescia Romana, Genazzano e Gaeta; un ciuffo sulla punta della Calabria.

Maurizio Codispoti da Catanzaro faceva il terzino sinistro per il Foggia, i satanelli rossi e neri, a cavallo tra gli Ottanta ed i Novanta: era uno di quelli che in tasca portavano il passaporto di Zemanlandia.

In quella squadra c’erano Mancini, Grandini e Codispoti; poi Matrecano e Consagra, un riccioluto Igor Shalimov, Barone che di nome faceva Onofrio, Dan Petrescu. E davanti, poi, le tre punte Rambaudi Signori e Baiano. Che poi la prima volta che l’ho sentito dire, Baiano, me l’ero immaginato brasiliano, non so perché, anzi sì: tutto quello che viene da Bahia è Baiano. Invece Ciccio di carioca aveva poco, fisico tarchiato e faccia da guappo, ci son rimasto abbastanza male, m’ero preso molto sul serio. Che se poi stessimo a prenderci sul serio, anche usare carioca come sinonimo di brasiliano sarebbe una mossa cassabile: il carioca è di Rio, ed è tanto brasiliano quanto il Baiano di Bahia. Ci sei rimasto male, tu?

Avessi avuto modo di connettermi alla rete, sarebbero successi mica di questi miracoli di stupefatta incredulità: Francesco Baiano (Napoli, 24 febbraio 1968) è un ex calciatore e allenatore. Ma questa è Wikipedia. Nemmeno c’è, Zemanlandia, su Wikipedia.

E insomma è il 1991. Ogni martedì del 1991 i giocatori del Foggia si arrampicano sui gradoni dello stadio Zaccheria. Poi scendono in campo e saltellano in mezzo ai copertoni. Con dei sacchi di sabbia legati alle caviglie. Sembra un addestramento militare, ed invece al posto del colonnello di ferro c’è un fumigante Sdengo Zeman.

Ve la sto mica a raccontare io, la storia del Foggia dei Miracoli. Tanti di voi c’erano, se la ricordano da sé. La peculiarità di quella squadra era che tutti erano utili, nessuno indispensabile. I grandi campioni: ma anche no. Gl’emeriti sconosciuti, i gregari, i veterani che avevano fatto la scalata dalla C: i benvenuti. Purché facessero rete. Purché facessero le reti.

Nessuno escluso, tantomeno Maurizio Codispoti da Catanzaro.

Firenze, terza giornata di campionato: la faccenda si mette subito male, Codispoti è in tutt’altre faccende affaccendato, attanagliato da Maiellaro, Borgonovo e Batistuta che gli cuciono il timore addosso; poi arriva Faccenda e sbèm, è chiara la faccenda, no? Ma a Zemanlandia c’era un embargo sulla prevedibilità, e nel giro di tre minuti, dal sessantaduesimo al sessantacinquesimo, il risultato si ribalta: Petrescu, e poi lui. Codispoti.

Che poi uno era lecito si chiedesse ma chi caspita sono, questi undici sottospecie di giocatori? Non li conosceva nessuno, nomi mai sentiti, eppure la domenica scendevano in campo e ti stupivano, si stupivano: mai accezione di gioco del calcio era stata più calzante.

Ora ti dico altri nomi che magari non ti pisipigliano niente all’orecchio: eNZO, benty, massi; cyb, il Many, cratete; Ciocci, Sabrina, diegodatorino. In panchina, fumante come una femmina fumante (cit.), simone rossi. Che non ha lo sguardo torvo di Zeman, magari. Che non è il nipote di Vycpalek, magari. Ciononostante: benvenuti a simonerossilandia.

Lo Zaccheria, nel gioco che giochiamo, si chiama FriendFeed; il pressing a zona lo ribattezziamo strascico, che poi è il prossimo miracolo della rete.

Ne esce fuori un racconto scritto con le mani sui fianchi, serissimo e letto da Pucci, un racconto che sta al quattrotretré zemaniano come le mie sforbiciate alla bi-zona di Oronzo Canà.

Ve ne dico un altro, di nome che magari non conoscete: Emanuele Ercolani. Ragassuòlo vulcanico, uno che per dire fa i diggèiset con la maschera da luchador messicano e poi fa dell’arte grafica ed insomma è un gran piacere, frequentarlo, secondo me è più simpatico di Maurizio Codispoti da Catanzaro.

Viene dalle Marche zozze, Emanuele, che un giorno m’ha detto facciamo un libro insieme, facciamo rete, ci siam messi lì ed abbiamo concepito il primo street book al mondo, credo o almeno mi piace pensare, il primo singolo di un libro: tre pezzi e tre strumentali, tre racconti e tre illustrazioni, i racconti ce li ho messi io e parlano di calcio e son mozzichi di sforbiciate: Sfo’!, infatti, si chiama, ed è un aggeggino da collezione, stampato in edizione limitatèrrima che se lo vuoi pure tu basta mi scrivi una mail a gabriellifabrizio chiocciola libero punto it e ti dico come fare per. Non lo trovi in libreria, per dire, se lo vuoi ti tocca andare sulla rete, sia tu di Foggia o di Bolzano o di Catanzaro.

Dov’è il miracolo?

Fatevelo dire da noialtri che si vive a Civitavecchia, con le madonne lacrimanti sotto casa: è là, sulla rete, che succedono i miracoli, mica altrove.

 

Fabrizio Gabrielli

La fiction letteraria – 2

E siamo qui di nuovo a parlare del magico mondo in 3D dell’editoria italiana, o meglio, di un certo tipo di editoria italiana, di quella che ti chiede soldi per la pubblicazione ed ora anche per la PROMOZIONE!!!

Qualche tempo fa mi arriva bel bello nella mia posta di facebook una meil da Piergiorgio Leaci (che io stimo come scrittore ma con questa proposta mi è caduto proprio) che mi scrive:

Gent.li Signori, (e già qui si toppa, perché nella meil cumulativa ci stavano anche gentili donzelle, ma vabbé sticazzi, lo si sa che il mondo della scrittura è misogino)

sono Piergiorgio Leaci, direttore dell’agenzia letteraria Interrete. Stiamo ora lavorando al casting di un’importante iniziativa promozionale televisiva dedicata agli autori e ai loro libri: Book Generation. La visibilità che l’autore ottiene di sé e del libro è davvero considerevole. (Anche le mie tette sono considerevoli ma mica vado a dirlo in giro).

Per questo la preferiamo alla solita pubblicità attraverso internet o all’invio di comunicati e recensioni. La trasmissione televisiva è un veicolo commerciale attivo che una volta in onda, raggiunge direttamente il pubblico. (WOW!!!) Ecco i dettagli:

Bookgeneration è un format televisivo che tratta di libri (Cacchio, pensavo di generazioni). Saranno gli autori in prima persona (7 ogni puntata) che, pungolati dall’ideatore del programma Andrea Giannasi, parleranno della loro opera. (Se mi pungolano ho delle erezioni, dovrò mettermi dei pantaloni stretti).

Book Generation è un format tv che andrà in onda su 5 televisioni Sky, 100 emittenti regionali, sarà visibile in 40 centri commerciali e 120 porti grazie al supporto del circuito di PortTV.
Book Generation non ha una struttura verticale tradizionale delle trasmissione tv, con l’accesso ai vertice ostruito, ma orizzontale e dunque aperta a tutti gli scrittori. (Ma tipo web-tv? Cioè cose già esistenti che ci spacciano per novità? Però è una soddisfazione vedere il proprio libro nel porto di Genova… magari che galleggia in acqua)

Gli scrittori possono decidere di partecipare direttamente o far mandare in onda solo un book trailer del loro libro senza apparire. (Noooo! Non ci credo! Cioè uno paga 200 euro e manco va in trasmissione? Vabbè ma allora è un pazzo! Idea per book trailer: Primo piano sul pene di un ventenne che si masturba infilando il membro nel collo di una gallina sgozzata. L’inquadratura si alza e scopriamo che con l’altra mano il ragazzo stringe un libro aperto che sta leggendo. Voce fuori campo che dice: “Non sottrarre tempo alle tue passioni, leggi il nuovo libro di Costantino Vitaliano”)

Ogni puntata avrà sette libri e la prima serie di Book Generation prevede solo dieci puntate. L’inizio delle riprese è previsto per la metà di marzo 2010. Il costo per la partecipazione è posto in euro 200,00 da versare tramite vaglia intestato a
Piergiorgio Leaci Via Mxxxxo 44 – 73051 Xxxxxi (LE)

(Beh qui non c’è nulla da commentare, le immagini parlano da sole. Però facciamo due calcoli, 200 euro a puntata, in ogni puntata 7 autori, 7×2 14… 1400 euro. Ma chiedere soldi a degli sponsor no? Ah ho capito, gli sponsor eravamo noi, che stupidino che sono.)

Per vedere la puntata pilota: bookgeneration.wordpress.com.

Le locations saranno tra Roma, Civitavecchia e in altre città italiane.

La trasmissione è ideata e curata da Andrea Giannasi (cacchiolo l’editore della Prospettiva Editrice! Fanno pure bei libri cacchiolo!) e prodotta da AG Communication. Realizzazione: Emrovideo per conto di Civitafilmcommission. In collaborazione con Interrete Literary Agency Regia: Roberto Giannessi; Sceneggiatura: Simone Damiani; Marketing e Comunicazione Piero Pacchiarotti; Casting e Promozione: Piergiorgio Leaci. Info alla email: info@interrete.it

PORT TV distribuisce questo programma attraverso il suo Network di emittenti: TV TERAMO – ONDA TV –
TRSP TV – TELE DIOGENE RTC TELECALABRIA – TELE MIA – CONNECTIVAEXEFORM WEB – CHANNELCALABRIA TV – CDS TV – LASER TV – TELE ISCHIA – ITALIA 2 MEDIATEL SKY 826 – TELE CITTA’ VALLO – TELEARCOBALENO 1 – VIDEONOLA MONTI TV WEB – TELETIBUR – TELE GOLFO – TELE RADIO ORTEZERO TV WEB TELEOBIETTIVO – TELESANREMO – PIU’ BLU LOMBARDIA – MILANO SAT sky 893 – TELE SOL REGINA – ENERGY CHANNEL – TELE 2000 – TELEMONTEROSA QUADRIFOGLIO TV – STUDIO 1 – TVALTAITALIA – TV TELEALPI WEB – TVRTM – ERRETIEMME – TELESARDEGNA – CATALAN TV ALPA 1 TGRVIDEOSICILIA – TELE IBLEA – ANTENNA 1T – ELERADIOSCIACCA – TELE VALLO – ANTENNA 6 – TV 1 CANALE 39 – TELE IDEA – TELE RIVIERA TELETRURIA 2000 – TELE NUOVI ORIZZONTI – RETE SOLE CARPE DIEM SAT sky 933 – EDEN TV TVM – CANALE 6 PRIMANTENNATVI – TELEISERNIA TELE SUD EUROITALY – TELEMARE TELEFRIULI CANALE 68 – 3 CHANNEL – TELE GALILEO – RETE VERSILIA – NEWSTV PRATO 39 TELE RADIO CENTRO CANALE 9 – REI TV CANALE 103 – TIRRENO SATTELE 90 – SULCIS TV – TELEMAJG – PUGLIA TV – TELE DAUNA – TELEMANTOVA ESPANSIONE TV – STV TELE TUTTO – RETE SEI – RETE ORO sat – TELE ETERE – TV9 MEDIA
– TVRADIO AZZURRA

Fine della letterina

Vabbé… Ma è normale che uno scrittore esordiente debba pagare 200 euro ad un’agenzia letteraria per partecipare ad un programma tv dove parlerà del suo libro? Pare proprio che per l’agenzia Letteraria Interrete sia possibile! L’agenzia letteraria Interrete mi chiede 200 euro per poter partecipare ad un programma tv dove potrò parlare del mio libro, cazzo! Se pago 200 euro posso pure scoparmi la presentatrice ed il direttore della fotografia? Attendo risposta dall’agenzia.

PS: In cambio di una cena vi faccio una video intervista sulla poltrona della mia stanza. E potrete pure fare i rutti, la struttura sarà orizzontale. Poi metteremo il video in rete e ci vedranno pure i canguri australiani (che di sicuro poi saltelleranno verso la più vicina libreria ad acquistare il vostro libro).

PS: Mio padre dice sempre che facendo così mi chiudo le porte in faccia e non andrò mai da nessuna parte. Non è vero papà: tra due minuti aprirò la porta del bagno e andrò di corpo.

Baci

Andrea Coffami