Maternity Rock

di Carmen Vella

Io odio le mamme. Tutte.
Soprattutto queste qui di provincia. Sciatte, già gravide a vent’anni. Vita che finisce prima ancora di iniziare.
Fin dall’asilo hanno stampato nella testa due foto: loro sull’altare di fianco a un uomo travestito da pinguino e sempre loro, qualche chilo più tardi, con un neonato fra le braccia.
Questo è tutto ciò che vogliono. Punto. Il resto è un esercizio di collage più o meno curato per trovare chi si adatta meglio alle sagome. E se si vede lo stacco poi ci pensa photoshop.
Io un figlio non lo voglio. Bisogna aver le idee chiare su come va il mondo per fare figli.
I bambini cagano e pisciano, vogliono sapere perché questo e perché quello. E glielo devi dire.
Ma io di questo e quello, per ora, non ci ho capito un cazzo.
Lo lascio a voi il mestiere di madre. Non ho bisogno di partorire per fare figli.
Io, i miei figli, li faccio con la creta.

Mi chiamo Viola, sono al quinto anno del liceo artistico e la prima lezione sulla creta, tempo fa, è stata la cosa più fica che mi sia mai capitata.
Intendiamoci, nulla a che vedere con la scena da diabete di Patrick Swayze e Demi Moore avvinghiati attorno al tornio, che con Ghost ci siamo giocati la reputazione.
La creta non è mica quella roba lì. Niente dita intrecciate o lingue umide. È una faccenda più cazzuta, roba forte. È puro Rock.
Con i quadri te ne stai buono ad aspettare il verdetto di una faccia indecisa tra l’estasi da capolavoro o la smorfia di sufficienza che Leggi il resto dell’articolo