Confessioni qualunque – 3

#3 – Giancarlo

 di Nicola Feninno

Che resti tra noi.
Sono due anni che lo faccio: vado in garage prima dell’alba, accendo la moto e parto. Tutte le domeniche. C’è silenzio, per i primi tre mesi quelli del primo piano – madre padre e un figlio – si sono lamentati alle riunioni condominiali; in realtà si lamentava solo la madre, poi ha smesso di lamentarsi e di salutarmi.
L’alba in tangenziale sorge come una forma di giustizia oltreumana. Diffonde un velo di bellezza sui casermoni coi davanzali sfioriti, sui pochi panni appesi lì fuori che forse sono solo stracci da cucina, sui capannoni della Star, sull’antenna di Mediaset, sul quadrato giallo-blu dell’Ikea. Diffonde una calma gentile sulla miseria. Una tregua, un miracolo di cui nessuno sembra accorgersi.
Di solito viaggio sulla corsia di destra senza superare i cento chilometri orari; delle volte non faccio altro che percorrere la tangenziale, prendere un’uscita a caso, riprendere la tangenziale nella direzione opposta e tornare a casa per la colazione; altre volte mi spingo fino all’A4, verso Venezia o sulla tangenziale ovest e poi verso Genova, sull’A7. Spesso non mi fermo o faccio solo una breve sosta per benzina, caffè e una sigaretta. Leggi il resto dell’articolo

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Confessioni qualunque – 2

#2 – Alice

di Linda Caglioni

Che resti tra noi.
Però, che resti tra noi per davvero, che qui non si scherza. Se qualcun’altro lo sa mi prendono per pazza, mi fanno rinchiudere. Voi siete gli unici che sanno questo segreto.

Certo, diciamo che siete gli unici se non si calcola Artemide. Ma tanto di lei so di potermi fidare. Ciecamente. L’ho vinta nel maggio di due anni fa alle giostre del mio paese, e da allora siamo inseparabili io e la mia pesciolina rossa. Ogni giorno aspetta che io torni da scuola, le do il suo mangime preferito e intanto vuole che le racconti quello che ho fatto. Quando sente qualcosa di particolarmente strano o divertente smette di colpo di mangiare e mi fissa,come quando le ho detto che quel cretino di Diego ha fatto cadere la penna proprio sotto le gambe della prof di francese, e nel raccoglierla le ha guardato sotto la gonna, o di quella volta che ho preso una nota di merito perché durante la verifica di mate ho detto alla Manzotti che la Marika c’aveva i bigliettini. Leggi il resto dell’articolo