Era meglio se morivo

lamborghinidi Natan Mondin

Mr Kim appoggia il verbale della polizia stradale sul tavolino. La luce è debole, fuori nevica. Le oltre cento pagine di relazione riportano: ora, nomi, numeri di targa dei veicoli coinvolti, estremi delle compagnie assicurative, commenti dei testimoni, pareri degli esperti e la sua firma di pubblico ufficiale. Ha ricostruito le dinamiche.
«Le parti verranno rimborsate dal fondo vittime della strada, che le ha concesso la rateizzazione del pagamento a fronte dell’ipoteca di tutti i suoi beni».
«Era meglio se morivo».
Entra l’infermiera, si avvicina al letto di Tae Sung Park: «può aspettare di fuori, è questione di pochi minuti». Parla senza rivolgere lo sguardo a Mr Kim in divisa. Suo figlio era sulla corvetta affondata lo scorso inverno da un siluro: lo è venuto a sapere dai telegiornali, soltanto dopo sono arrivati i poliziotti e un ufficiale con lettera, medaglia e vitalizio. «Suo figlio è morto per difendere il Paese dalla minaccia comunista». Gli mancava poco al congedo, dopo due anni di servizio nel Mar della Cina. Leggi il resto dell’articolo

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