NO EAP

NO EDITORIA A PAGAMENTO

Giovedì 8 dicembre, ore 14

Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma

(Sala Ametista)

Intervengono:

Luca Moretti (scrittore e fondatore della rivista TerraNullius)
Lorenzo Iervolino (Scrittore del Collettivo Cricca 33)
Adriano Angelini Sut (scrittore e recensore del sito letterario Paradiso degli Orchi)
Gianluca Liguori e Simone Ghelli (scrittori e fondatori del Collettivo Scrittori Precari)
Cristiano Armati (Scrittore, editor)
Giorgia Grasso (Direttore Editoriale Gruppo Albatros)
Costantino Margiotta (Direttore Editoriale- Editor della Zero91)

 

 

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LA MORTE DI MP *

Io lì non ci dovevo andare. Me lo avevano detto i miei colleghi sotto la doccia. Arrotolavano gli asciugamani e mi colpivano sulla schiena. E quando mi voltavo per vedere chi era stato giravano il dito indice, ridevano e facevano finta di niente: «Tu lì non ci puoi venire,» ripetevano, «perché sei stupido».
Erano tutti contenti di partire. Perché là pure a noi carabinieri di leva ci avrebbero pagato la giornata. E la mensa. E il posto dove dormire.
Qualcuno dei miei colleghi diceva pure che non c’era mai stato a Genova e già che c’era si sarebbe scopato qualche puttana. Magari una dei noglobal.
Io lì non ci dovevo andare. A fare il carabiniere. È che mio padre aveva un cugino che conosceva il maresciallo e allora mi hanno fatto passare. Anche se dicevano che non ci stavo tanto con la testa. Leggi il resto dell’articolo

Il senso del piombo – Reloaded

Mi chiedete chi è Carlos Reutemann, se esiste un’organizzazione dietro questa sigla. Rispondo no, non è stata la sigla di un’organizzazione unica, con organi dirigenti, con capi, programmi e riunioni periodiche. Non esiste un’organizzazione che abbia questo nome e che sia comparabile alle Brigate Rosse o a Prima Linea. Non esiste nemmeno un livello minimo di organizzazione. Ogni gruppo armato che si è formato anche occasionalmente nel nostro ambiente, fosse anche per una sola azione, ha potuto usare questa sigla. D’altra parte non c’è stato modo per impedirlo. Mi chiedete se siamo o siamo stati fascisti, vi rispondo che i fascisti del dopoguerra non sono mai esistiti e che candidamente qualcuno può solo aver pensato, o per meglio dire immaginato, di essere fascista. Di Mussolini non me n’è mai importato niente: non ho mai pensato che fosse una gran persona. Quando sentivo dire: “Uccidere un fascista non è reato” non pensavo al Duce o al Ventennio, ma all’unica persona fascista che conoscessi, mia madre.  

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Il senso del piombo – Liguori intervista Luca Moretti

Luca Moretti, scrittore e papà di TerraNullius, nel suo nuovo romanzo, Il senso del piombo, nelle librerie da metà maggio per i tipi di Castelvecchi, affronta una materia difficile e insidiosa: la destra eversiva degli anni Settanta e Ottanta. L’autore ci parla, attraverso una scrittura lineare e scorrevole, di quegli anni bui di attacco frontale alla borghesia e al potere, della storia romanzata del Tenente, alias Carlos Reutemann, la sigla che nel romanzo è il nome multiplo usato per rivendicare le azioni della Gioventù Nazional-Rivoluzionaria, ovvero i Nar di Giusva Fioravanti, alias Carlos Reutemann.

Moretti indossa i panni del terrorista nero e immagina di raccontare a suo figlio la storia di quegli anni, di quella guerra, spiegargli il senso di tutti quei morti ammazzati, il senso di tutto quel piombo. Facciamo quattro chiacchiere con lui.

Perché hai deciso di raccontare la storia del terrorista Giusva Fioravanti? Leggi il resto dell’articolo

IL SENSO DEL PIOMBO – Quando la cronaca segue la fiction

[Riproponiamo qui di seguito una nota di Pier Paolo Di Mino e un estratto del romanzo di prossima uscita per Castelvecchi, Il senso del piombo di Luca Moretti]

Torna in libertà Pierluigi Concutelli il più grande tra i killer della destra eversiva degli anni Settanta

la Repubblica

Corriere della Sera

Il Messaggero

Oggi  le foto del “Comandante” riempiono le prime pagine dei quotidiani. L’irriducibile killer nero, adorato ed emulato dai giovani della destra eversiva è stato liberato per gravi problemi di salute.

Concutelli, l’irriducibile che ha gridato: “Non mi pento di nulla! Non rinnego nulla, non mi sono mai inginocchiato allo Stato.”, è uno dei protagonisti del nuovo romanzo di Luca Moretti, Il senso del piombo,  in uscita a maggio per i tipi di Castelvecchi.

 Un romanzo epico che affronta una materia difficile come quella della destra eversiva: dal rogo di Primavalle alla fine dell’esperienza di lotta maturata in seno allo spontaneismo armato dei Nuclei Armati Rivoluzionari di Giusva Fioravanti. Un romanzo che restituisce le profonde ragioni epiche che condizionano, nel bene e nel male, i fatti della storia.

Oggi che quella realtà torna alla ribalta, nessuna lettura è più salutare per la comprensione di quei fatti e di quelle gesta (quelle del killer spietato del giudice Occorsio) di quella che si può godere su queste pagine. Di seguito incollo due stralci dal romanzo di Luca (sapendo che l’amico non me ne vorrà) in cui si ripercorrono proprio i momenti dell’assassinio del Giudice e dell’arresto del “Comandante”.

PPDM

…Hey! Ho! Let’s go!

Il Giudice dovette prestare un po’ più di attenzione alle parole, capiva molto bene l’inglese ma alla radio qualche parola finiva sempre per sfuggirgli. Quella canzone sembrava fare ironia sulla tentata invasione americana dell’isola di Cuba del 1961. Era il primo singolo di un gruppo nuovo, i Ramones. Allungò la mano destra sulla manopola dell’autoradio e cercò di sintonizzare meglio la frequenza.

Milleottocento colpi al minuto, trenta colpi al secondo.

– Il mio giudice è morto ma ancora non lo sa.

Fu così che il Comandante si fece il giudice suo. Senza parlarne con nessuno, con la facilità con cui si beve la birra d’estate, da solo. Quel giudice continuava a infilare il naso dove non doveva e lui l’aveva fatto fuori senza troppi convenevoli, così, come un maiale in mezzo alla strada, mentre lo Stato rimaneva a guardare.

Il Comandante era in guerra, da sempre. Il suo cervello era un’affilata tattica militare, conosceva ogni tipo di arma, ne avrebbe potuto parlare per ore. Ma non era uso che il Comandante parlasse con qualcuno, il combattente parla solo con la sua Kavasaki: milleottocento colpi al minuto, trenta colpi al secondo.

Il Comandante era solo, riteneva i suoi vecchi compagni degli sciacalli, dei collusi, uomini ormai lontani dallo spirito vero della Rivoluzione. Anni prima aveva combattuto in Africa per l’indipendenza dell’Angola, in Spagna aveva fabbricato orfani a non finire e poi, solo con la sua Kavasaki, era tornato nel Belpaese per cucinarsi il giudice suo. Nessun problema, niente di strano: il carro armato va colpito una e una volta sola, nel punto più fragile, al cuore. Il Giudice dal canto suo aveva fatto tutte le dichiarazioni possibili: quei gruppi andavano messi a ferro e fuoco, andavano catturati, tutti.

Nessuno lo aveva ascoltato, il Taranta aveva fatto in modo che venisse lasciato solo e il giorno era arrivato.

Il Comandante era allora uscito di buonora, pettinato e con dei baffetti affilati, la strategia perfetta al millesimo, da buon miliziano aveva già calcolato ogni movimento del Giudice suo: la strada senza possibilità di manovra che imboccava ogni mattina per recarsi al Palazzo di Giustizia, i tempi, gli spazi. Il Comandante fermò la moto proprio davanti all’auto del Giudice suo impedendone la marcia, quindi la trivellò comodamente con la Kavasaki spagnola, quello crepò all’istante, lui fece inversione e venne via come tornando da una giornata al mare con gli amici, senza rimorsi, senza guardare indietro, perché in guerra si guarda solo avanti. I Ramones erano ancora sulle note di Blitzkrieg Bop: “la guerra lampo”.

… Intanto il Comandante era stato arrestato. Gli avevano dato giusto il tempo di farsi il giudice suo e poi l’avevano messo fuori gioco. Il covo dove viveva trincerato era in pieno centro storico, i vicini furono allertati subito dal rumore degli spari, il Generale era stato chiaro: il Comandante era un soggetto pericoloso e nessuna pietà dovevano avere nel catturarlo, dovevano ammazzarlo se necessario.

La porta era corazzata e i quaranta colpi dell’M12 non riuscivano a sfondarla, gli uomini dell’antiterrorismo continuavano a sparare.

Era la paura a sparare.

– Io non esco!

Strillava dall’interno dell’appartamento.

– Fatene entrare uno. Solo uno e deve essere pulito, disarmato, mi serve solo un volontario che mi viene ad ammanettare.

Passarono alcuni secondi di silenzio.

– Entro io.

– Chi sei?

– Mi chiamo Antonio.

– Entra Antò, che se ti comporti bene oggi è il tuo giorno fortunato, una medaglia non te la leva nessuno.

La porta si aprì e l’agente entrò così come il Comandante aveva ordinato, ponendosi nel cono di fuoco dei mitra. Il Comandante richiuse la porta e perquisì Antonio per bene.

– Inquilini, mi sentite? Sono nudo e mi sto consegnando disarmato alle forze dell’ordine! Avete sentito bene? Sono disarmato!

Gli inquilini non risposero, rimasero barricati in casa. Avevano sentito tutti, il Comandante era salvo, nessuno avrebbe potuto più suicidarlo.

LM

Pier Paolo Di Mino presenterà con l’autore Luca Moretti e Cristiano Armati, direttore editoriale di Castelvecchi, il romanzo Il senso del piombo sabato 7 maggio presso la sede RASH, in via dei Volsci 26 a San Lorenzo – Roma.

Info: http://www.ilsensodelpiombo.tk


Diario di bordo – Prima di partire per un lungo viaggio

Roma, 22 settembre 2009. Mezzanote passata.

Le lancette dell’orologio hanno superato le dodici anche stanotte. Sono stanco e ancora non pienamente ristabilito dal raffreddamento o influenza che mi ha colpito, ma non ho sonno. Domani saremo a Firenze, pare che ci aspettino. Con noi ci saranno a leggere Vanni Santoni e Ilaria Giannini, ci potrebbe essere anche qualche altro ospite, ma non vi anticipo niente, dovrete venire lì, se Firenze vi è raggiungibile, oppure aspettare il prossimo appuntamento con il nostro diario. I ragazzi mica lo sanno che mi son messo a scrivere questo post. Non lo sapevo neanche io. È venuto fuori da sé. Avevo voglia di scrivere, e sebbene sia ancora a casa mia, mi sento in tour, questa avventura fantastica con questi giocolieri della parola, questi amici, questi scrittori.

Oggi ho stampato quelle due parti del romanzo di cui vi dicevo ieri. Magari gli darò una rilettura durante il viaggio, può darsi che proverò a sondare qualcosa, o forse no, forse meglio leggere… è inutile pensarci adesso, tanto poi decido sempre pochi minuti prima della lettura.

Dicevamo di domani sera, cioè stasera, è martedì, siamo al 22 di settembre, si entra nel vivo dell’azione. Firenze ci aspetta. Obiettivo libreria La Cité, Borgo San Frediano 20r.

Dovrei andare a dormire, ma qualcosa mi preme qui, seduto davanti a uno schermo sporco, a battere le mie dita sui tasti, freneticamente, per raccontarvi i giorni di un giovane scrittore precario.

Ieri siamo arrivati a Roma verso le cinque e mezzo del pomeriggio. Alex aveva preso un intercity prima delle dieci, aveva da lavorare a Roma. Zabaglio era sceso a Latina. Io e Ghelli, salutato Piccolino alla stazione, siamo ritornati a casa a piedi. Volevo fare due passi. Chiacchierare. Abbiamo fatto il punto della situazione. Eravamo arrivati sino a qui. Oltre venti reading da dicembre a luglio, con una risposta di pubblico inaspettata. Il ritorno con la maratona letteraria, una serata eccezionale con tanti pregevolissimi autori che si sono alternati con noi sul palchetto del Simposio. Ci ripenso e sono contento. Avrò qualcosa da raccontare. C’era mia sorella diciottenne quella sera, tra una settimana si trasferisce a Roma per l’università, era venuta a fare il test d’ingresso e si era trattenuta qualche giorno. Anche per assistere all’evento che aveva organizzato il suo fratellone. Sono emozioni vivissime. Era pochi giorni fa. Quando stava per andare via le ho fatto conoscere Armati, ha fatto una tesina sulla contestazione studentesca e mi aveva chiesto qualche libro, tra i vari le avevo prestato Cuori Rossi, da cui aveva “appreso numerose notizie interessanti qua e là”. Mia sorella ha detto a Cristiano che il suo libro gli era stato utile perché “c’erano storie che sui libri di scuola non si trovavano”.

Qualche sera prima, a casa di Zabaglio, lui, una sua amica, mia sorella e il suo fidanzatino, io, la mia ragazza e Luca Piccolino, tutti insieme abbiamo piegato e spillato i libricini autoprodotti che portiamo in tour e che vendiamo ai reading ad un 1 euro per finanziare il nostro viaggio. Ad un tratto, potevano mancare venti alle undici, bussano alla porta. L’inquilino del piano di sotto era infastidito dal rumore della spillatrice. Aveva chiesto cosa stavamo facendo.

Alla maratona, considerata tutta la gente che è passata, non è che se ne siano venduti poi così tanti. Pensavo di più. Napoli invece ha risposto ben oltre le aspettative. Dovremmo arrivare agevolmente a Firenze e Bologna. Vi faremo sapere.

Che altro dirvi? Che forse sia giunta ora di andare a dormire che domani (cioè oggi, dopo il sonno) si parte? Vi ho detto che oggi mi ha chiamato Matteo Castagna per Radio Popolare Network Carrara e ho parlato di Scrittori precari? E ancora che ci sono diverse possibilità di altri reading? Insomma, pare che non ci sia un attimo da perdere e tante strade da percorrere. Siamo pronti. Ora vado davvero. Per coloro che sono nei pressi di Firenze, l’appuntamento è alla LibreriaCafé La Cité, in Borgo San Frediano 20r. Vi aspettiamo.

Sono molto contento. Io a Firenze ci sono stato solo una volta per due ore, di notte. Avevo vent’anni o giù di lì. È passato tanto tempo. O forse pochi anni, ma come se vite su vite mi abbiano vissuto.

È passato tanto tempo. Piccolino e Magini si incontreranno nuovamente dopo tanto. Era il periodo di Mostro e Rizoma, roba di nicchia. Io ero ancora sbarbatello.

Saluti e baci a tutti, ci si becca in giro.

Gianluca Liguori

Al traguardo, al traguardo…

Maratona letteraria

Maratona letteraria