croccantissima

croccantissima (autoproduzione, 2011)

di simone rossi

«(…) la semplicità è la qualità più difficile da ottenere, less is more,
ci vuole più tempo a scrivere un libro corto che un libro lungo.»
(p. 52)

Simone Rossi continua sulla strada dell’autoproduzione: su croccantissima (leggi l’estratto pubblicato su SP la scorsa settimana) c’è scritto che «questo libro non ha una casa editrice» e che «puoi ordinarlo a silkeyfoot@gmail.com».
Me lo immagino con i racconti in tasca – lo so, non è difficile immaginarlo visto che lo conosco – che li tira fuori e li legge come se fossero canzoni – anche se in fondo al libro dice che lui non legge, ma vi assicuro che la chitarra la suona. In queste storie – ma alla fine è una sola, e si capisce che ci sono vari fili tirati tra una storia e l’altra, anche se per vederli ci vuole orecchio – in queste storie, dicevo, si sente che c’è la musica, e il ritmo, le strofe e ritornelli, e i testi delle canzoni fioriscono un po’ ovunque – e poi nel mezzo capita anche la storia di questo cantante, questo Elliot Smith che intervistarlo «è come lanciare una palla a un cane», perché «invece di scodinzolare e correre a prenderla rimane lì piantato e ti guarda un po’ imbambolato». Leggi il resto dell’articolo

Peggio dei documentari con gli sciacalli che sbranano i cerbiatti *

all in all is all we are
all in all is all we all are
all in all is all we are
all alone is all we all are

Intervistare questo soggetto è come lanciare una palla a un cane e il cane invece di scodinzolare e correre a prenderla rimane lì piantato e ti guarda un po’ imbambolato come a dire Vattela a prendere tu la tua palla che io ho da fare, anche se non ha niente da fare, il cane, forse è solo stanco, forse è solo una brutta giornata, forse i cani sono pieni di brutte giornate, forse la tua palla non la vuole nessuno.
La moda delle chitarre anni ’80 è finita, dice il cane, quel modo di suonare non ha più senso, era ora che qualcuno inventasse dei nuovi effetti, dei nuovi suoni, un nuovo modo di trattare gli amplificatori: bisogna tornare all’udito come istinto primordiale, alla foresta in cui ti aggiri e ti perdi, cacciatore, e senti spezzarsi un ramo alla tua sinistra e ti volti di scatto e il cuore ti finisce in bocca e a quel punto ti ricordi a cosa serve l’udito: l’udito serve a orientarsi, a sapere dove sono i pericoli, è per questo che nelle orecchie c’è il labirinto, è per questo che certe chitarre sono un suono bugiardo, le senti e non sai da dove vengono, o dove ti stanno portando, ti perdi, ti farai sbranare, cacciatore, occhio.
Spalmato sul divano con un cartone di pizza appoggiato sulla pancia, anzi, sul petto, vicino alla bocca, per non sporcarsi, per non allungarsi troppo, il cane continua a parlare. Le prime volte che prendevo una chitarra in mano Leggi il resto dell’articolo