Il salone di Emma Bonino – #SurrealityShow

barbieredi Andrea Frau

Se gli uomini restassero incinti, potresti avere un aborto anche dal barbiere. (Daniele Luttazzi)

Nei cadaveri per un po’ di tempo capelli e unghie continuano a crescere. Napolitano è l’ultima unghia marcescente del comunismo italiano. I partiti si ostinano; non vogliono che il vecchio Presidente lasci. Siamo all’accanimento terapeutico alla nordcoreana. Al Quirinale c’è una teca contenente l’unghia del Presidente che cresce alla stessa velocità dei movimenti delle nuvole. Solo che quell’unghia rimane un’unghia, non sembra nulla di diverso. Se abbassi lo sguardo non puoi fantasticare. Quel monolite putrescente è calato dall’alto e le scimmie-partito lo adorano come un feticcio salvifico.

Emma Bonino è la nuova papessa della Repubblica. Ma nessuno lo sa. Al Quirinale riceve i capataz dei partiti ed estirpa le loro nuove emanazioni.
Bersani è il primo. La sala della papessa è asettica, disinfettata. Bersani si accomoda. Emma gli insapona il viso, gli lega al collo l’articolo 7 della costituzione, tira fuori una falce e lo rade con grande cura.
Berlusconi sbraita. “È il mio turno!” “Uno alla volta, per carità!” risponde la papessa canterina. Leggi il resto dell’articolo

dobbiamo rifare il trucchetto della passeggiata sull’acqua?

Nel 1981 John Lennon e Yoko Ono pubblicano Milk and Honey, che va idealmente a chiudere il discorso iniziato l’anno precedente con Double Fantasy. “L’affetto del pubblico dopo tutti questi anni mi ha stupito – dichiarerà il cantante – e hanno apprezzato anche Yoko! Forse, finalmente, la gente è pronta per noi”. Lo stesso anno suona al Saturday Night Live, dove riceve dal produttore Lorne Michaels un assegno da 750 dollari, un quarto dei 3mila promessi dieci anni prima ai Beatles per riformarsi. Lo devolve in beneficienza.

Nel 1984 Lennon rifiuta di partecipare alla registrazione di Do They Know It’s Christmas?, il singolo di beneficienza ideato da Bob Geldof. L’estate successiva si tiene il Live Aid, ma anche in quel caso l’ex Beatle si tira indietro: “I concerti benefici sono una farsa – dichiarerà – è meglio starne lontani”.

Nel 1988 i Beatles vengono inseriti nella Rock and Rall Hall Of Fame. A differenza di McCartney che non si presenta per improrogabili faccende d’affari, Lennon partecipa alla cerimonia e suona un paio di pezzi con Harrison e Starr. Al basso c’è Keith Richards, che la mattina dopo si sveglia tutto bagnato in un fosso che gli manca un rene, poi prende il caffè e scrive Start Me Up.

Nel 1994, in occasione della pubblicazione della mastodontica Anthology, Lennon viene convinto a tornare in studio con gli altri tre Beatles per registrare qualche nuovo brano. Le session durano lo stretto necessario per completare due pezzi (uno a firma Lennon, l’altro a firma McCartney), ma i quattro si rifiutano di andare in tour. “Dobbiamo metterci lì un’altra volta a moltiplicare i pani e i pesci per le folle?” dichiarerà Lennon. “Dobbiamo farci crocifiggere di nuovo? Dobbiamo rifare il trucchetto della passeggiata sull’acqua perchè c’è tutta una nuova massa di sbarbatelli che non ci ha visto la prima volta? Lasciateci stare”.

Nel 1996 John e Yoko registrano un disco insieme al figlio Sean e alla sua band, gli Ima. Dopo un concerto a New York, a cena, Sean presenta al suo babbo il suo amico Thurston Moore, chitarrista dei Soinc Youth. I due si piacciono.

Nel 1998 Linda McCartney muore di cancro al seno. Lennon partecipa al funerale con Starr e Harrison. “Ragazzi – dice Harrison – Linda è in una bara e io tre mesi fa mi sono fatto togliere un tumore maligno dal collo: la vita è troppo corta per farsi prendere male”. Alla sera si trovano in studio da Dave Gilmour e suonano, suonano, suonano.

Dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, Lennon – che l’anno precedente ha ricevuto la cittadinanza onoraria di New York – partecipa al concerto America: A Tribute to Heroes, suonando Give Peace a Chance. Due mesi dopo George Harrison muore, ponendo fine ufficialmente all’esistenza dei Beatles.

Il 9 ottobre 2005, giorno del suo 65esimo compleanno, John Lennon organizza – cioè, fa organizzare a Yoko Ono – un megaconcerto al Madison Square Garden di New York. Ringo e Paul suonano basso e batteria per tutti i cantanti e i chitarristi che passano e si divertono la faccia.

Il 19 dicembre 2008 Ringo Starr annuncia al mondo, attraverso il suo blog, di non volere più ricevere posta dai fan. Il giorno seguente Lennon convoca una conferenza stampa e dice: “Da oggi in poi, tutta la mia posta speditela a Ringo”.

Nel 2009 Lennon e Yoko festeggiano il loro 40esimo anniversario pubblicando un nuovo disco,Round. Posano nudi sulla copertina, come in Two Virgins. Un paio di catene di supermercati americani si rifiutano di distribuire il disco finché Lennon non acconsente all’aggiunta di due foglie di fico.

Il 2010 è l’anno dell’accordo con iTunes e del videogioco Rock Band, in cui si possono suonare le canzoni dei Beatles con uno strumento finto, andando dietro alle lucine sullo schermo. “Ho provato a giocare a Rock Band – dichiarerà McCartney – Ho perso due volte. In modalità Facile. E suonavo il basso”. Lennon rifiuta per l’ennesima volta le offerte miliardarie per un tour e festeggia i suoi 70 anni riformando la Plastic Ono Band insieme a Sean e Yoko: fanno un concerto solo, suonano da capo a fondo Plastic Ono Band ed Elephant’s Memory e tanti saluti. Su eBay c’è una copia di Double Fantasy autografata: c’è scritto “A Mark. John Lennon. 8 dicembre 1980”. Non l’ha ancora comprata nessuno.


Darryl Stendan si è immaginato come sarebbe andata se trent’anni fa, oggi, John Lennon non fosse morto. Abbiamo tradotto, abbiamo chiosato, abbiamo celebrato. Come diceva Daniele Luttazzi, in un mondo giusto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono. E invece.

Simone Rossi