Governa ogni cosa*

di Jacopo Nacci

Barbelo, il cielo di Cherania, è alta e gonfia di nubi, un drappo color grafite trapuntato d’indaco attraverso il quale posso vedere i bagliori delle scariche che si sfogano nel pleroma. Ma da questa parte della cortina il fulmine non si manifesta, e io non avevo contemplato questa eventualità mentre la frenesia serrava il mio corpo nella navicella, mentre poneva nelle mie dita la combinazione corrispondente alla rotta per Cherania. E ora la mia ignoranza delle cose del fulmine e della natura del pleroma mi fa vergognare.

Naturalmente sono al corrente fin dall’età della ragione del fatto che il fulmine è, ma ciò è differente dal comprendere cosa il fulmine è. Non inizia vera comprensione del fulmine se non è il fulmine a sceglierci, e la vergogna che provo ora mi ricorda che la comprensione del fulmine non si può mai esaurire. Fino a pochi anni fa, quando il fulmine aveva già cominciato a manifestarsi nella mia vita ma ancora non mi aveva scelto, la natura del fulmine mi gettava in un profondo imbarazzo: negarne la nobiltà mi sembrava biasimevole e Leggi il resto dell’articolo

Poesia precaria (selezionata da L. Piccolino) – 8

Riprendiamo la rubrica del lunedì con una poetessa di un certo livello.

L’idea che i versi di Loretta Sebastianelli suggeriscono immediatamente è quella di una poesia in continua evoluzione-mutazione.

Danza, Loretta, e sapientemente dosa doti tecniche ed emozioni.

Non sempre la delicatezza va a braccetto con qualcosa di forte, resistente. Ma Loretta Sebastianelli è così. Delicata e flessibile come un giunco, concede al vento solo un’illusione di supremazia. I testi che mi ha inviato sono tutti molto belli ma, stranamente, non ho avuto dubbi sulla scelta da fare. Questo perché trovo bello e interessante quando i poeti parlano della loro arte. E lo fanno scrivendo di essa.

Buona lettura.

Luca Piccolino

I poeti (dichiarazione di poetica)

La meraviglia a volte

è soltanto un fardello

che ci trascina stanchi

mentre tanto sentire

ci logora le vene.

Mai soluzione alcuna

ha saputo guidare

gli antenati possenti

e mai potevamo essere

diversi da noi stessi.

Maledetti quando sputiamo dolore,

Quando le canaglie attaccate alle mani

Guidano carovane sbigottite;

Quando l’arsenico fa nera la lingua

E gli occhi grandi giustiziano il mondo.

Quando il male di vivere sommerge,

La nostra china indelebile canta

Sulla lingua assetata

E la verità è

Uno scomodo vestito mai bianco.

***

Loretta Sebastianelli è una visionaria.

Nasce a Roma. 1974. Luna crescente.

Incoraggia le proprie visioni fantastiche e interpreta la realtà, un po’ come tutti.

Ghost writer, poetessa, scrittrice. Precaria.

Pubblica due raccolte poetiche con Azimut: “Triade” e “Chimera”.

In passato lavora in una piccola case editrice, cura una rubrica poetica per una rivista New Age. Collabora all’organizzazione di Mediterranea, Festival Internazionale delle Arti e della Poesia.

Attualmente è membro della giuria del premio Elsa Morante per Inediti.