Pacchetto emergenza

…che poi io i mondiali di calcio non li guardo!

Lo dicono tutti, fa figo e così quest’anno lo dico anch’io. Il bello è che ne sono obbligatoriamente convinto. Ne son liberamente sicuro quando scendono in campo Slovenia e Algeria, non me ne frega un cazzo. Ne ho la certezza geografica quando giocano Cile-Honduras, non so nemmeno dove sta l’Honduras. Vacillo quando gioca il Camerun, quegli africani lì mi son sempre stati simpatici.

La mia è una scelta legittima in un paese normale, solo che se sei nato in uno dove si mangia pane e calcio non ti crede nessuno. Poi siamo pure i campioni del mondo in carica, non si può non guardare il mondiale sudafricano. Il bello è che a me il calcio piace e anche parecchio. Mi piace giocarlo con gli amici, mi piace andare allo stadio e mi piace guardare le partite in tv. Ma io quest’anno i mondiali di calcio non li guardo! Non posso, ultimamente non riesco più a vedere le partite. Non le trasmettono più. Cioè le trasmettono eccome ma devi essere abbonato, avere la tessera prepagata, il decoder, l’abbonamento, il pacchetto campionato, il pacchetto champions e ovviamente quello dei mondiali 2010. Mamma Rai ha smesso di farmi da balia, ha creato il bisogno visivo, la dipendenza catodica e poi ha smesso di spacciare dirette mondiali tv come prima. Dice che non ha più la roba, che non può più fornirtela aggratis col canone, c’è la crisi. Fanculo mamma Rai, io smetto quando voglio e come voglio, non cedo ai capitalisti senza scrupoli di Sky.

Solo che disintossicarsi è dura, durissima, è quasi impossibile quando ci sono i mondiali. Allora si ricorre a mezzucci d’ogni sorta per placare la crisi. Il boccettino di metadone si chiama casa del vicino, quello che ha il megaschermo, la parabola e il decoder. Solo che non so nemmeno come si chiama il vicino e allora ricorro al classico rimedio della nonna: vado al bar. Che oggi non si chiama nemmeno più così, ha cambiato nome e si è rifatto il trucco. I bar di una volta, quelli dove mi portava il papà la domenica a comprar il gelato, sono spariti. Adesso son locali alla moda e si fan chiamare lunge, pub, birreria, bistro, pim pum pam, bang, crash, gulp, argh… e non hanno nemmeno i gelati.

In piena crisi d’astinenza mi aggiro spaesato tra sedie, tavolini e divanetti in cerca del televisore. L’uomo dietro al bancone mi invita ad accomodarmi e mi offre il menu. Frittatona di cipolle e birra gelata non sono nemmeno elencate. Consumo qualcosa per gentilezza. Nessun volto amico, nessuna parrucca azzurra, nessun tricolore, nessun tric e trac, nessuna vuvuzela. Mi sento un alieno con la mia maglietta azzurra. Tutto è asettico e preciso allo sfinimento. Il piacere del rutto libero è vietato per legge. Per uno che non si è mai seduto a veder una partita in tv su un divano che non fosse quello di casa l’impatto è devastante. Poi quando l’arbitro fischia l’inizio e mi accorgo che ci sono solo io in quel tempio dell’aperitivo mi viene una malinconia addosso. Io e l’uomo dietro al bancone che mi fissa aspettando un’altra ordinazione. Sono le quattro del pomeriggio e nessuno fa l’aperitivo alle quattro di giovedì pomeriggio, la gente lavora alle quattro di un pomeriggio infrasettimanale. Io ho preso pure mezza giornata di ferie per vedere l’Italia. Esco a gambe levate prima che la tristezza mi rovini la partita. Mi dimentico anche di pagare il cocktail aromatizzato alla pesca e le patatine fritte light. Che figure di merda, inseguito dall’uomo del bancone che poi è pure grosso. Mi viene quasi da piangere. A questo punto crollo e corro a tutta velocità verso il primo megastore dell’elettronica che mi capita a tiro. Spolvero la carta di credito e con sommo sollievo mi regalo il goldbox. Fanculo il metadone, qui si ritorna alla purezza della sostanza. Adesso posso finalmente godermi i mondiali in salotto. Faccio pure lo splendido e invito tutti gli amici a vedere le partite da me, tutte mica solo quelle dell’Italia. Cazzo con quello che mi è costato vedere ventidue ragazzotti in mutande me le guardo proprio tutte, anche Azerbaigiàn-Papua Nuova Guinea!

Alessandro Boni

Trauma cronico – Noi chi?

Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,

proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.

E solo perché sei cattolica, non puoi pensare

che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.

Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

 Pier Paolo Pasolini


C’è una buona nuova per il nostro futuro, di quelle da poter stare sereni: Walter Veltroni torna alla vita politica del PD.

Quando la scorsa settimana ho saputo di questa notizia mi sono sentito risollevato, finalmente ottimista, pur non negando di essere un po’ preoccupato e dispiaciuto per i bambini africani, quelli che conservano ancora quel pezzo lasciato lì, che aspettano oramai da oltre sei anni il nostro Walter nazionale, politico, nonché autore del libro NOI.

Di certo avrebbe avuto un gran da fare, l’ex sindaco di Roma, nel continente nero (paraponziponzipò?), avrebbe potuto chessò, come Rimbaud dedicarsi al contrabbando d’armi, oppure investire in scuole ed ospedali, ma no, meglio l’appartamento a New York; l’ex lider del PD è uno che guarda avanti, al futuro.

Però mi chiedo: ma quando parla di noi, di chi parla, il nostro buon Veltroni? E noi che paghiamo 400 euro per una stanza a Roma con estranei, noi che ne guadagniamo 700, noi che non è che viviamo, noi che resistiamo, senza nemmeno la certezza che quei soldi, quel lavoro, ci saranno anche il prossimo mese. E noi?

Noi che una volta almeno c’era il Partito Comunista, noi che abbiamo trovato soltanto piccole rifondazioni suicide. Noi che oggi, sebbene avessimo buone ragioni per votare quel che resta dei Comunisti, o Sinistra e Libertà, o PD, o addirittura Di Pietro, abbiamo ottime ragioni per non votare nessuno di questi, per non votare. Noi, senza futuro, che ce lo siamo presi nel culo.

Noi che un figlio come lo manteniamo, noi che una casa come la compriamo. Noi che ci è toccato Berlusconi, noi che se ci è toccato Berlusconi è anche e soprattutto per colpa di quell’altra parte.

Noi che sappiamo che i D’Alema, i Bersani, i Veltroni, sono come Berlusconi; sono stati loro a consegnare questa misera Italia nelle mani del Cavaliere e dei suoi accoliti. Noi che siamo incazzati.

Veltroni sì che tornerà di moda, Veltroni piace a tutti, addirittura più di Rutelli, che geloso s’è creato la sua alleanza nuova di zecca, strizzando l’occhietto a Casini, e sotto sotto al Cavaliere. La politica in Italia, è un tristo funerale che dura da vent’anni…

Ma non tutti i maiali vengono per cuocere, come dice il proverbio. Per i figli dei maiali, per non farli crescere maleducati, per l’educazione dei figli c’è Rai Educational, disponibile per coloro che hanno acquistato un nuovo televisore oppure il tanto pubblicizzato decoder, ovvero la tassa sulle televisioni; che vita sarebbe senza decoder?

E per i figli di nessuno, i figli dei comunisti ad esempio, nel caso non venissero mangiati rimarrebbero dei veri scostumati, mentre i figli degli internauti saranno educati come grillini al grido di “Vaffanculo”… ah la civiltà italiana, la cultura italiana!

Il futuro è finalmente roseo, anzi no, azzurreo, come quello che trasmette la mia televisione dall’avvento del digitale terrestre, che poi, ad esser sincero, quell’azzurro è molto più interessante della maggior parte dei programmi che trasmettevano prima. Bella così, è la televisione, azzurra, trascorrerei ore lì davanti, ma purtroppo o per fortuna ho sempre cose ben più interessanti o divertenti da fare.

Gianluca Liguori