Le quattro stelle

di Domenico Caringella

play: http://www.youtube.com/watch?v=ie8Vny4uZ_0

“Sacamos los pesados revólveres (de pronto hubo revólveres en el sueño) y alegremente dimos muerte a los dioses”
“Estraemmo pesanti pistole (a un tratto comparvero delle pistole nel sogno) e allegramente ammazzammo gli dei”
(J.L.Borges, Ragnarok)

La sciabola che pendeva dalla cintura di Fergus Hamilton era irlandese. Era uscita quasi un secolo prima dalla bottega di Seamus Palmore, il maestro di Galway di cui tutti conoscevano il nome e l’abilità ma che nessuno aveva mai visto. Si diceva che Palmore riuscisse a dare alle lame un filo straordinariamente sottile e che per temprarle usasse il whisky e il sangue dei maiali del suo porcile. Una leggenda da taverna pretendeva che avesse forgiato personalmente la spada che l’avrebbe ucciso il giorno dopo in un duello.
E poi erano, o sembravano, incredibilmente leggere, le spade di Seamus. Doveva essere vero, perché Fergus e prima di lui suo padre e suo nonno, quando erano in battaglia si Leggi il resto dell’articolo

La voce

di Domenico Caringella

Mentre facevo scattare le due cerniere della 48 ore, riempita con lo stretto necessario, ho pensato che stanotte è la prima volta che ho sentito la voce di mio padre, quella vera. Mio padre ha sempre parlato piano, premurandosi di non far oltrepassare alle parole le pareti di una stanza, o di non farle arrivare alle orecchie di persone diverse da quelle a cui erano indirizzate. Però io ho sempre saputo che quella sua attenzione a non alzare la voce non è mai stata una delicatezza per chi lo circondava, ma un suo modo di proteggersi e di non dimenticare da dove era riuscito a tornare. Da quando è un vecchio poi, ha preso a sussurrare, e per capire cosa sta dicendo e perché, cerco di leggergli negli occhi, che non hanno mai smesso di raccontarmi qualcosa su chi avevo davanti.
Non ho avuto nessuno, eccetto mio zio – che il campo aveva solo silenziato e non ammutolito come suo fratello – a cui poter chiedere che persona fosse stata mio padre prima che alla fine dell’orrore attraversassimo l’atlantico, io e lui, e che arrivassi all’età in cui il cervello riesce a trasformare la vita in ricordi; tuttavia ho compreso presto di avere accanto qualcuno che non era la stessa persona che aveva camminato con quel nome e con quel corpo sulla nostra terra lontana, dove sono tornato io solo e dove mi trovo adesso. Perché sopravvivere e ricominciare da capo per lui non è stato come rinascere; è stato proseguire senza più nulla o quasi, dove quel quasi ero io.
Quando ho risposto a telefono, emergendo da un sogno, che come sempre mi succede non si è portato dietro nulla nel reale, la voce Leggi il resto dell’articolo

Fakeland

di Domenico Caringella

play “NOW I’M HAPPY”: http://www.youtube.com/watch?v=_sBzoeGMv7I&feature=related

Non è una gran giornata dalle mie parti. No. Anche se c’è qualcuno, una voce fuori dal coro (in tutti i sensi una voce e in tutti i sensi fuori dal coro) che sta cantando di essere felice proprio adesso. E allora mi racconto una storia, una storia che è tutta vera. E che allo stesso tempo è fatta solo di fumo; fumo che esce in volute, sale a spirali e si frange sul soffitto.
Il nome automobilistico affibbiato alla voce di prima, Marvin Pontiac, leggenda occulta del blues mi si piantò prima negli occhi e più tardi da qualche parte laggiù nel lobo frontale, mentre leggevo “Tishomingo Blues” di Elmore Leonard.
Siamo a Tunica, Mississippi, nel bel mezzo del Delta, a due passi dal levee, dall’argine, e proprio a un soffio dall’incrocio polveroso in cui sarebbe nato il Blues dopo un patto amplesso tra Robert Johnson e Satana. Dennis Lenahan, il protagonista del libro è un loser che va per contee a tuffarsi dalla piattaforma in un goccio d’acqua piazzato Leggi il resto dell’articolo

Il Piccolo Teatro dell’Aldilà – NO DREADLOCK

di Domenico Caringella

Il Piccolo Teatro dell’Aldilà: NO DREADLOCK
(Seduta spiritica reggae in 4 atti)

Personaggi:
– Ras Tafari Makonnen Woldemikael
– Robert Nesta Marley
– Il doganiere (il leone Adua)
– Vassily Riskov

I. (11 maggio 1981, Regno dei Cieli, tra l’Etiopia e la Giamaica,dogana)

ROBERT NESTA MARLEY : Fammi entrare nella Tua Terra, Negus Negasta
RAS TAFARI: Con quei capelli? Te lo scordi
ROBERT NESTA MARLEY: Perdonami. Mi raderò, mia Luce! …Un po’ d’erba mio Signore?
RAS TAFARI: Mai fumato, io Leggi il resto dell’articolo

Il diario sentimentale di Eva Schwarz

di Domenico Caringella

27 gennaio

Caro il mio diario,

come avevo anticipato ieri dopo aver descritto lo sguardo di Jurgen e quello che mi ha detto davanti a tutti (secondo me stiamo insieme, Andrea dice di no, ma io sono sicura), oggi è il Giorno della Memoria. Me lo sono ricordato senza leggere però. Ah ah! Comunque anche oggi Jurgen mi ha guardato tanto. Ma quant’è bello? E quanto è biondo? Il giorno in cui la Kirchener ha tenuto la lezione sui Nibelunghi ho pensato a lui, i suoi capelli come grano e gli occhi dello stesso colore del lago in Austria dell’estate scorsa. Ma l’Austria non farebbe prima a Leggi il resto dell’articolo

Fuori

di Domenico Caringella

“Non ho incontrato gente, ma solo fari accesi”
(Davide Bernasconi)

L’ho riconosciuta da lontano, in mezzo ad altre dieci, venti, e più, la luce che apparteneva a lui, solo a lui, e che lo stava guidando nel buio fino al punto in cui mi trovavo io. Aveva quello strano modo di esitare e poi ondeggiare verso sinistra, come se tremasse.
Ho avuto altro tempo per Leggi il resto dell’articolo

La croce

croce

di Domenico Caringella

Il primo regalo arrivò quasi subito, quella stessa notte, come se lo sparo non fosse stato solo un sigillo ma anche un richiamo, un’invocazione; era pioggia che aveva iniziato a battere l’aia, prima con metodo e poi senza tregua, appiattendo il terreno dove i grumi indicavano il punto dove era stato appena smosso.
L’altro dono, secondo un ciclo fatto di tempi ravvicinati e di uno sfolgorante succedersi delle stagioni condensato in una manciata di ore, lo portò il mattino, era sole che asciugando il suolo cancellava le ultime tracce che Maria aveva lasciato andandosene per sempre.
Il disco di fuoco era ormai bianco e alto quando quello che restava della porta cigolò sulle cerniere e Luis uscì dalla vecchia casa cadente. Restò pochi istanti sul porticato, cercando inquieto un segno sulla pianura, poi scese nell’aia e si fermò ai piedi della vecchia cisterna, dove la sera prima aveva scavato la fossa. Notò che rimaneva ancora visibile una Leggi il resto dell’articolo