Tuesdays

di Domenico Caringella

Qui a Babylon City il secondo martedì di ogni mese è il giorno dei contrari
Così i semafori proiettano luci di tre diverse tonalità d’azzurro
Mia madre è felice come una ragazzina
Le puttane sulla 7° si scelgono i clienti e dopo un pompino coi fiocchi gli lasciano dieci dollari sul cruscotto
Le mattine sono deserte e grigie solitudini
La polizia si arrende, sempre, e non spara, mai
I ladri restituiscono la refurtiva, ma a persone a cui non è stato rubato niente Leggi il resto dell’articolo

E invece mio padre era mio padre

di Domenico Caringella

Ascolta.
Quando finalmente il regalo di mio padre fu una canna da pesca, capii che era arrivato il momento. Non che l’aspettassi per la pesca in sé; è che speravo che parlasse, finalmente. Che parlasse con me, mio padre. Ne avevo abbastanza di un esempio muto. E io stavo diventando come lui. Vedi, si sentiva la voce del fiume dove vivevo. Sussurrava dentro casa e non c’era modo di zittirlo. Quel giorno invece, anche se c’eravamo sopra, c’eravamo dentro, sembrava tacere. Una forma di rispetto per il vecchio pensai stupidamente. Quando lui per iniziare il discorso mi disse di guardare il fiume, e mi chiese cosa vedevo, pensai “cristo, adesso mi dice che la vita è come un fiume, e cazzate del genere”.
E invece mio padre era mio padre.
– Lo hai visto il fiume? – disse – Ricordatelo bene, la morte è come Leggi il resto dell’articolo

Il questionario americano

di Domenico Caringella

– Su “Religione” barro la casella “agnostico” ok? “non credente” suona male e le abbasserebbe il punteggio; mi dispiacerebbe, lei vale
– Ok. Credo. Cioè credo che lei abbia ragione. E come si dice in questi casi…grazie?
– Prego
– Va bene
– Perché sorride?
– Perché sorrido? Ecco, se c’è la sezione “Umore” metta “allegroLeggi il resto dell’articolo

Le spade di Seamus

di Domenico Caringella

Lui, che sino ad allora aveva conosciuto solo il paradiso, in pochi giorni era precipitato nel fuoco. Entrò nell’inferno che era la fucina di St. Mary’s Road mentre le fiamme di un altro inferno, quello del tradimento e dell’umiliazione, gli tormentavano ancora le carni, gli seccavano il fiato in gola.
L’Averno di quella mattina aveva gli occhi di Seamus il fabbro, il respiro del mantice, la voce del martello che picchiava il ferro, quella dei maiali che banchettavano nel trogolo. Leggi il resto dell’articolo

Il gioco di Tanaka

di Domenico Caringella

Il gioco è una cosa seria. Non la vita” (Akikazu Ando)

L’unica cosa che riescono a ricordarsi i miei occhi è il disco rosso fuoco disegnato sulla carlinga bianca dell’uccello a motore che mi ha precipitato dal paradiso di cielo e nuvole dove volavo, all’inferno buio in cui vivo adesso da un tempo che non riesco più a definire, a misurare, un Tartaro arido e silenzioso che nasconde ancora il suo vero supplizio. Perché so che l’indice della mano sinistra che una lama dal filo perfetto accorcia un centimetro al termine di ognuna delle mie sconfitte con l’uomo che tutti chiamano Tanaka, è solo una preparazione a quello che mi attenderà dopo; forse è misericordia allora, non crudeltà. Leggi il resto dell’articolo

Durga

L’Oiseau de ciel, Magritte

di Domenico Caringella

Quando ero bambino, per non pensare a mio padre e a mia madre, per non soccombere al fatto di essere loro figlio finendo per accettarlo come una colpa o un obbligo o peggio uno scherzo, mi misi alla ricerca di un filtro, una parete. Li trovai prima sulla scacchiera di mio nonno e dopo per strada, nel campo dietro alla segheria di Ecclesall che io e Clarence fingevamo fosse l’Hillsborough Stadium.
Se mi guardo indietro, e dentro, quelle due cose, gli scacchi e il calcio, sono le uniche cose belle che mi rimangono del bambino che ero e che non sono più. Ma forse mi illudo soltanto che ci sia ancora qualcosa, tant’è che informarmi dei caffè frequentati dagli scacchisti e visitare lo stadio di ogni città in cui arrivo clandestino e maligno e allegro, ormai non è che un vezzo, un gesto riflesso, stile e nulla più. Deve essere proprio così, perché oggi lasciare Parc Astrid mentre il primo tempo non è ancora morto, non mi pesa in alcun modo. L’assoluta assenza di passione non ha niente a che fare con l’Anderlecht, che è ormai una copia sbiadita di quello di un tempo; e nemmeno con il fatto che Bruxelles mi vede per un rendez-vous a cui non posso mancare, dato che l’appuntamento l’ho programmato Leggi il resto dell’articolo

Carthago delenda est

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Ceterum censeo Carthaginem esse delendam
(Marco Porcio Catone)

Nello stesso istante in cui la “Zama” ha sciolto gli ormeggi – il profilo di Tunisi che dietro di noi iniziava progressivamente a rimpicciolirsi – ho sentito, tutta insieme e per la prima volta, la parte cartaginese del mio sangue fluirmi sino alla testa e armare il mio braccio. È stato un esordio, perché l’antica nemica di Roma era solo un ricordo sbiadito della mia infanzia, un inverno tiepido in cui mio padre mi aveva accompagnato a vedere e vivere le rovine della città morta, fuori dalla capitale. Quanto parlava mio padre. Ora non parla più, o forse è solo lontano; o sono io che non lo sento. Leggi il resto dell’articolo