Trauma cronico – Buon compleanno Scrittori precari!

Buon compleanno Scrittori precari!

Già, oggi il nostro progetto compie un anno, tanto è passato da quella prima volta insieme, eravamo ospiti del Cineclub Alphaville, io, Simone e Luca, nel pubblico si contavano una dozzina di persone, tra loro, arrivato in ritardo da Latina, c’era anche Zabaglio, da qualche mese mio compagno di avventure nei reading/presentazione dei nostri libri targati Tespi. Ma era solo l’inizio.

Zab sarebbe entrato di lì a poco a far parte della banda, dal secondo appuntamento, il battezzo al Simposio, un successo oltre le nostre più rosee aspettative, tanto che da quella volta ne è nato un appuntamento fisso mensile, dove siamo stati accompagnati da prestigiosissimi ospiti fino ad arrivare alla straordinaria maratona letteraria di settembre, la grande anteprima del meraviglioso tour che ci ha portato in giro per l’Italia, di cui potete leggere le peripezie nel Diario di bordo di questi Don Chisciotte della penna che ancora credono nella forza delle parole, schiavi d’esse.

Da maggio è entrato nella combriccola anche Alex, e poi come non ringraziare anche il nostro ospite più assiduo, Vanni Santoni, uno dei miei preferiti scrittori viventi, che è stato con noi cinque volte.

Oltre trenta appuntamenti, quasi come una rock band, e non siamo ancora stanchi, anzi, dopo aver debuttato persino in teatro grazie a quei due folli di Dimitri Chimenti e Andrea Montagnani, ideatori dello spettacolo Trauma cronico, che siamo pronti per portare in giro (gli interessati possono scrivere a scrittoriprecari@yahoo.it)

Quando vivi intensamente, il tempo, sembra durare di più. Sono orgoglioso di poter dire che questa di Scrittori precari è stata una delle più belle esperienze che ho vissuto, sono cresciuto tanto, come uomo, e come autore. Leggere spessissimo in pubblico mi ha aiutato molto, condividere i miei scritti è stata ed è una notevole fortuna, un’opportunità non da poco per chi come me ha scelto la strada della letteratura giovanissimo, vivendo per essa. Per leggere. Per scrivere.

Tanta strada percorsa, e tanta ancora da farne, per riportare la letteratura ovunque, perché il nostro morente paese, Italia, ne ha tanto bisogno, ha dimenticato la sua storia, e continua a subire.

Ma oggi è un giorno di festa, e dobbiamo festeggiare. Se non hai niente di meglio da fare, il consiglio che ti posso dare è quello di leggere un buon libro, e condividerlo, parlarne, invitare gli altri a leggerlo.

Bisogna scrostare gli ingranaggi interrotti di questi nostri concittadini alienati e distratti dal vuoto.

Bisogna invitare alla lettura, perché ci si possa svegliare insieme da questo torpore asfissiante.

Vi saluto cogliendo l’occasione per ringraziare i tanti di voi che seguono le nostre avventure e che quotidianamente leggono questo blog. Se siamo ancora qui e continuiamo questa avventura pieni di entusiasmo è solo grazie a voi.

Vi aspettiamo il 17 ad Aprilia (LT) e il 19 a Roma in quel di San Lorenzo (maggiori dettagli nella sezione Prossimi appuntamenti).

E naturalmente qui sul blog ogni giorno.

Stappate le bottiglie che oggi è un giorno di gran festa. Buon compleanno Scrittori precari!

Ah, dimenticavo, stasera, verso le sette, andiamo a sentire il reading di Nicola Lagioia al Chiccen, al Pigneto. Se passate, beviamo qualcosa insieme.

Gianluca Liguori

Annunci

La banda dello stivale, ovvero la Seconda Unità d’Italia – 2

I ladroni del verbo erano partiti dalla capitale tre giorni prima, stipati in un’utilitaria a gpl che tossiva e sbuffava a ogni semaforo manco fosse stata il Ronzinante di Don Chisciotte. Nell’abitacolo la miscela d’odori corporei doveva essere insopportabile già dopo le prime due ore di viaggio se è vero che i cinque furono avvistati in un autogrill all’altezza di Chianciano Terme. Con ogni probabilità gli fu d’obbligo entrare in quel regno del Camogli e del Rustico perché mancava loro la pecunia per tuffarsi nelle sorgenti in cui si celava la dea etrusca Silene. O forse a mancare era stato il tempo, poiché il piano prevedeva una sosta obbligata nelle due maggiori città del centro prima di giungere nella capitale della cotoletta. L’intento era quello di far proseliti, ma vuoi per la mancanza di posto – a meno di non voler legare qualcuno sul tetto dell’auto – vuoi per la paura dell’impresa, il numero del battaglione non s’ingrossò, anzi. Già durante quella prima sosta si narra* che vi fu il rischio di perderne uno di questi strambi prosatori, ché poi a dire il vero era quello che meglio giocava col ritmo e il suono delle parole, che si dilettava in poesia sonora insomma. Costui era anche il più squattrinato del gruppo, perciò costretto al risparmio fin dal primo chilometro, tanto da ingegnare modi non proprio ortodossi per riempirsi la prominente pancia. Uno di questi era l’acquisto di baguette e salamini piccanti, unici beni messi allora in svendita in quell’impero che non conosce l’inflazione, dove tutti i prezzi sono omogeneizzati al rialzo, come un calmiere rovesciato. Questo poeta era fortemente contrario agli effetti della globalizzazione, all’omogeneizzazione dei prodotti e dei dialetti, eppure era cittadino del mondo, come dimostra una foto, ritrovata tra gli atti del processo, in cui consuma il suo pasto frugale seduto sul cofano dell’auto, perché quel desco fosse aperto a tutti. Vuoi per la fame che gli mise troppa fretta, vuoi per la composizione misteriosa di quei piccoli salami, tant’è che il cantore del basso Lazio** fu còlto da improvvisa colica intestinale, che costò all’importante impresa un ritardo di ben venti minuti sulla tabella di marcia.

In verità pare che in principio non vi fosse nessun piano preordinato, che insomma si trattasse semplicemente di un’operazione di marketing travestita da azione dimostrativa. Per i critici più avveduti essi cercavano soltanto di vendere qualche copia in più dei loro introvabili testi, che avevano stipato in un paio di scatole di cartone con la speranza di vederle svuotate al ritorno.

Gli è che questi cinque, a dirla franca, erano dei perfetti sconosciuti che avevano avuto una sola idea buona nella vita: quella di aggregarsi intorno a un concetto non certo originale, ma sintomatico dell’epoca in cui si erano ritrovati in svendita come merci da discount.

Qua vi è però richiesto un grosso sforzo d’immaginazione, cari i miei lettori, almeno che anche voi non siate di quei pochi che non equiparino l’arte alla sfilata dell’io nel buon salotto cittadino, o paesano se preferite, per non parlare di chi si accontenta di usarla, l’arte, come chincaglieria da appendere per casa.

Simone Ghelli

* E qui devo aprire un inciso, poiché dovrebbe ormai esser chiara al lettore la composizione del materiale qui riportato: le fonti da cui mi abbevero sono per lo più non ufficiali, quando non semplici dicerie, e questo mi ha spinto a ricamar di penna e a prendermi non poche licenze nel riportare questi fatti assolutamente straordinari. D’altronde è proprio per via della loro straordinarietà e per l’urgenza di verità che affama ogni scrittore se accetto il rischio di uscir fuori del seminato.

** Per ottemperare alle nuove restrizioni in materia di divulgazione di notizie di carattere personale non posso ahimè esser più preciso.