Delia Murena

Delia Murena (Ad est dell’Equatore, 2010)

 

di Michele Vaccari

 

Dov’è finito Giorgio? L’amico di sempre sembra essersi eclissato nel nulla di questa Torino, che fa da sfondo a tutte le giornate spese insieme. Giorgio, dove sei?

È normale che ogni tanto sparisca, ne ha bisogno, deve respirare libero i propri pensieri, ma stavolta dove ti sei cacciato?

Lionel, l’amico sedicenne di Giorgio, l’amico sedicenne di cui la madre di Giorgio si è invaghita da tempo, dire innamorata sarebbe troppo, perché l’amore è roba che rimane mentre l’innamoramento è l’illusione, e nel caso di questa donna c’è soltanto questo, si sta arrovellando il cervello per darsi una risposta.

Poi lui arriva come sempre e si ricomincia il giro di vite con la madre di Giorgio che non si arrende, che ha molte frecce nel suo arco e una di queste è che lei è Delia Murena, attrice di commedie all’italiana erotiche degli anni ’70 e non solo di quelle, una femmina su cui si sono posati gli occhi di tutti, anche dei compagni di Lionel e anche lo sguardo di Giorgio stesso, (che però incoraggia il suo amico, perché sa che il sentimento che Delia prova per lui è ben diverso da quello che prova per il figlio e in questo la scusa, la capisce).

Una donna con un marito amorfo, silenzioso, “morto”, lontana dalle luci della ribalta e abituata a sedurre, si sta accanendo su un sedicenne, sul migliore amico del figlio provandole tutte, usando ogni mezzo necessario per placare la sua brama.

Un giorno però Giorgio sembra sparire davvero e Delia, in preda alla preoccupazione ma in cuor suo con la speranza di poter ottenere l’attenzione di Lionel, si precipita dall’amico del figlio per chiedergli di aiutarla; e da qui il romanzo breve, o meglio, il racconto lungo di Michele Vaccari, diventa un maelstrom di situazioni paradossali, colpi di scena esoterici, citazioni dei B-Anni ’70, qualche accenno di pulp e follia divertente e nera.

Un peccato che Delia Murena sia rimasto un racconto e non si sia sviluppato in un vero e proprio romanzo, perché avrebbe divorato il lettore che rimane dispiaciuto dal fatto che tutto finisca subito.

Un mistero rimane… l’indice che riporta101 pagine e il romanzo che si sviluppa in 71… un enigma numerologico?

Delia Murena è deliziosamente grottesco.

Alex Pietrogiacomi

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Consigli per cinefili inesistenti

A qualcuno piace Carlo

A pochi mesi dalla sua uscita, è già un classico dell’erotismo inesistente: un mingherlino insulso scombina gli ormoni di qualsiasi donna che gli capiti a tiro, ma un bel giorno comincia a fare effetto anche sui maschietti: il dramma di un sovraffollamento bisex nella camera da letto di un certo Carlo, a cui se lo vedessi non daresti due lire. Ancora una volta colpisce nel segno la regia geniale di Ziggy Wilder.

I soliti idioti

Mario Monelli ci racconta, in un cortometraggio girato interamente in un angusto interno d’un monolocale romano, un episodio vissuto in prima persona. Tutte le notti, poco dopo essersi coricato, per un mese intero, il protagonista viene disturbato dal suono del citofono, senza mai riuscire a cogliere sul fatto l’autore o gli autori dello scherzetto. Rinchiuso tra quattro mura, egli sarà colto dapprima da un’insonnia esasperante, poi da attacchi d’ansia sempre più frequenti e infine da una devastante depressione.

Rimane negli occhi e nel cuore dello spettatore l’ultima agghiacciante inquadratura: un primo piano in cui la vittima, ormai quasi completamente sopraffatta dagli eventi, chiede a se stesso, in un sussurro appena percettibile, guardando in camera: “Chi può essere stato a farmi questo?”.

Nascita di una frazione

Un film diviso in quattro parti, ognuna delle quali viene indicata come un quarto, espresso numericamente come 14. Due quarti sono equivalenti ad una metà 12 del film, cioè 2 x 14 = 12.

Il primo quarto è dedicato alle origini della frazione presso gli antichi egizi, il secondo quarto agli sviluppi in età medioevale, il terzo quarto agli orari che vanno dalle 18:00 alle 21:00 o se si preferisce dalle 6:00 alle 9:00, il quarto quarto al raggiungimento di un’unità.

Mezzogiorno da poco

Un risveglio alquanto kafkiano è quello a cui assistiamo nella prima sequenza dell’ultimo flim di Fred Oddsmann: un intero paese si desta dal sonno e s’accorge d’aver perso la cognizione del tempo, insieme alla capacità di leggere l’ora. I ritmi di un’intera comunità vengono sconvolti senza motivazioni apparenti, finché uno straniero venuto da un paese lontano non farà il suo ingresso in scena, dicendo agli abitanti, in maniera approssimativa, che ore sono.

Il suo messaggio, però (che dà il titolo al film), sarà frainteso da buona parte degli astanti, che lo crederanno un insulto alla qualità del suo soggiorno nella landa in questione. L’avventore se la dovrà vedere a questo punto con l’astio delle persone a cui aveva creduto di fare un gran favore. Vai a fare del bene alla gente…

A qualcuno piace calvo

È già in fase di lavorazione il sequel di A qualcuno piace Carlo di Ziggy Wilder, che come ricorderete descriveva efficacemente le difficoltà di un poco più che anoressico individuo che provoca, inspiegabilmente, tempeste ormonali in individui d’ogni sesso esistente. I problemi si moltiplicano con l’avanzare dell’età: il nostro eroe non è più un ragazzo e ha perso quasi tutti i capelli, ma continua a essere assediato. Da vedere assolutamente.

Carlo Sperduti