Vetri

di Simone Lisi

Questa storia di spaccare le finestre è già successa una volta. Ero bambino e si giocava a scuola. Si giocava nell’ingresso della scuola dove il pavimento è liscio. Non ricordo a che gioco si giocava, ricordo solo Cosimo Ciulli spinto da qualcuno che distrugge una vetrata col corpo. Oggi, se ci penso, penso che a spingerlo fu Federico Pratesi, che era (che è) del segno dell’ariete come me, nato un giorno prima. In lui localizzavo il male, mentre io ero il bene. Del resto non sono affatto sicuro che fu lui a spingere Cosimo Ciulli contro la vetrata, magari qualcun altro, o forse proprio io, ma no, non credo, che se fossi stato io suppongo me lo ricorderei. I vetri che si frantumano a ogni modo hanno qualcosa di incredibile: la sospensione, la lucidità e la lentezza che precedono lo schianto, il senso di irrevocabilità, le schegge appuntite e mortali, la gravità (nel senso della forza gravitazionale e non solo) e la fragilità. Dicevo, e forse citavo, qualcosa che avevo già scritto (e quindi ora cito una citazione), cioè che la mia miglior qualità è quella di dimenticarmi le cose, anzi di dimenticare tutto. È una qualità, certamente, ma non è un merito, cioè io non è che sono meritevole perché mi dimentico delle cose. Fatto sta che Cosimo Ciulli non morì né si fece nulla. Ci sgridarono e dopo ci vietarono Leggi il resto dell’articolo