Hans e Gretchen – #TUS2

hansel e gretel

disegno di Scott Campbell

L’appuntamento settimanale coi testi di Torino Una Sega 2 vede protagonista una rilettura della fiaba di Hänsel e Gretel, opera di Alessandro Gori, con molto meno marzapane rispetto all’originale.

Falegname.
C’era una volta un povero falegname che viveva in una capanna sul limitare del bosco. L’uomo era padre di due bambini, il piccolo Hans e la piccola Gretchen. La madre era morta qualche anno prima per una malattia che ancora non s’è capito bene cos’era, ma non voglio fare polemica. L’anno precedente l’uomo si era risposato, ma la nuova moglie non sopportava i due figliastri. Erano tempi grami e un giorno la moglie disse: “Non abbiamo più niente da mangiare! È rimasto solo dell’affettato! Porta i due bambini nella foresta e abbandonali, così avremo quattro bocche da sfamare in meno!” Infatti Hans e Gretchen erano affetti dalla famigerata sindrome di Pugaciov, che li aveva dotati di due piccole bocche ciascuno, al posto degli occhi, e di un grande occhio completamente bianco collocato dove le persone normali hanno la bocca. Oltre a questo avevano, al posto del cervello, il Belgio. Un Belgio in scala minima ovviamente, ma del tutto funzionante. Questa era la sindrome di Pugaciov. Leggi il resto dell’articolo

Pranzo di Natale – #TUS2

dita von teeseIl reading Torino Una sega 2 è stato anche sesso estremo. No, caro visitatore del blog in cerca di emozioni forti, o gabbato dal motore di ricerca: ci riferiamo sempre e comunque ai testi letti, come questo Pranzo di Natale di Gianluca Garrapa, che al Caffè Notte ha letto anche I canti di Maldoror, di Isidore Ducasse Conte di Lautréamont. Noi comunque si è pensato di proporre il primo, e il motivo è presto detto: ci piacciono le feste.

Accadde l’altro anno. 24 dicembre 2012. Pomeriggio denso e caldo di bontà a tanto al kilo.
Mi chiamo Monica. Insegnavo matematica alle superiori.
Siamo a casa di Stefano con Loretta e Davide. Loretta è una dirigente di comunità.
Davide è un assessore.
Stefano è un pilota aereo. Ha organizzato tutto lui.
Come ogni Natale ci intratteniamo con la verità del sesso estremo. Bondage. Sottomissione. Sadomasochismo. Siamo quattro schiavi. Stefano ha pagato due padroni. Due omaccioni in latex nero. SSC. Sicuro. Sano. Consensuale. L’abc del sesso estremo.
I due ci legano polsi e caviglie a delle assi di legno poste in cerchio nel grande salone da pranzo. C’è un tavolo apparecchiato. Le finestre accovacciate sulla neve del giardino. Il tepore sbuffa ovatta gelida da cartone animato.
Prima di iniziare Stefano ci rassicura. Spiega. È una variante del gioco della bottiglia. La penitenza a totale discrezione dei due padroni.
I regali. A mezzanotte. Ai piedi dell’albero pagano illuminato a microepilessie colorate ci sono 4 scatole a decoro.
Musica classica. Rilassante. Ingannevole. Filodifussione quadrifonica.
I due ci imbavagliano con una gag ball. Non stanno rispettando gli accordi.
Stefano borbotta. Protesta. Troppo tardi.
Primo giro di bottiglia.
A fianco Stefano. Loretta. Di fronte Davide.
I padroni ci iniettano non so cosa. Inizio ad agitarmi.
La bottiglia ruota. Leggi il resto dell’articolo

Amore 2.0 – #TUS2

charlie chaplindi Francesco Faralli

Finite – sì, di già! – le vacanze pasquali si torna tutti alle consuete occupazioni e ai consueti regimi alimentari. Ecco allora l’appuntamento coi testi del reading Torino Una Sega 2Oggi ospitiamo Amore 2.0 di Francesco Faralli, breve storia distopica a base di cromosomi, vaccini contro le emozioni e meritocrazia.

Era la terza volta che la signora si ripresentava quella settimana. Bussava al vetro della reception, stringendo nell’altra mano uno stropicciato modulo B21, il volto rigato di lacrime. Il consulente si limitava a scuotere la testa, sorridendo. “Signora la prego, è la prassi. Il filamento di suo marito…”. Ma lei niente, continuava a battere sul vetro agitando il modulo. “Mio marito è la persona più buona al mondo e non si è mai sognato di bere! Per favore per favore, non abbiamo nulla, questo lavoro è importante per mio marito, nostra figlia …”. Il consulente annuiva mestamente, da programma. In cuor suo avrebbe voluto prendere a calci quella dannata seccatrice. Era la terza volta (la terza volta!) che quella si presentava a lagnarsi! E cosa ci poteva fare lui se i test genetici obbligatori per legge avevano riscontrato in suo marito una lieve anomalia nel cromosoma DRTY483820 del filamento HFHSK3946895, che nel 30% dei casi evidenzia una latente tendenza all’alcolismo e alla cleptomania? Certo, questo non dava la certezza che suo marito fosse un cleptomane alcolista, ma era una ragione più che sufficiente perché l’azienda non l’assumesse. Ovvio. Leggi il resto dell’articolo

L’olandese – #TUS2

Erasmo da RotterdamPer lo spazio dedicato ai testi del reading Torino Una Sega 2 oggi presentiamo un racconto di Andrea Berneschi, letto al Caffè Notte da Francesco Faralli. Il racconto s’intitola L’olandese.

I regali che ricevo ai miei compleanni vanno incontro a un destino molto variabile. I cd in genere sono quelli che durano di più, protetti dalle custodie di plastica, allineati nei loro scaffali: può darsi che a distanza di molto tempo li metta sullo stereo, e ascoltandoli mi rammenti dei tempi passati. Graditi sono anche libri e film. Anche se, non è mai facile indovinare i gusti di qualcuno in queste cose, e specialmente i miei: un regalo dovrebbe essere quello che uno vorrebbe fortemente ma che non si concederà mai. Opere complete, fumetti in formato grande e rilegato… difficile beccare proprio quella cosa precisa là. Neanche io ci indovino troppo, coi regali: a volte mi faccio l’idea che a uno piaccia qualcosa, gliela compro, e poi lo vedo nascostamente deluso. La pianta carnivora mi sopravvisse un annetto, per poi eclissarsi lentamente e svanire a causa di non so quale malattia; la tartaruga d’acqua durò un po’ di più. Ma in genere le cose vive le curo. All’ultimo compleanno un mio amico mi ha regalato invece qualcosa che non mi aspettavo proprio: un olandese.

Uscito dalla scatola, mi rimase subito simpatico. Era vispo, intelligente, si vedeva che me lo aveva fatto qualcuno che mi conosceva bene: come regalo mi caratterizzava, mi rendevo conto che forse qualche lato “olandese” nel carattere ce l’avevo sempre avuto. Elegante e sobrio, col cappello nero, il vestito nero, il grande colletto bianco, baffi e pizzetto, partecipò alla cena, divertendosi a raccontare anche delle facezie, così per rompere il ghiaccio. Ma senza voler dare troppo nell’occhio, senza voler per forza mettersi al centro dell’attenzione. Ai miei occhi acquistava punti. Leggi il resto dell’articolo

Un increscioso incidente segna l’inizio di una fulgida carriera – #TUS2

feuillettonL’appuntamento settimanale con i testi del reading Torino Una Sega 2 vede ospite Francesco D’Isa. Francesco ha portato un brano da Pornografia di Witold Gombrowicz e il testo che segue, terzo capitolo del romanzo Feuilleton pornographique che sta pubblicando in parte a puntate sul Post.

Claude tenne fede alle proprie parole; si recò a B… due giorni dopo il dialogo coi genitori e studiò presso l’allora prestigiosa facoltà di H…
Per quanto si dimostrò un ottimo studente, laureandosi nei tempi previsti e col massimo dei voti, la sua carriera universitaria fu contraddistinta dallo stesso distacco che segnò la propria infanzia; il ragazzo era determinato, ma privo dell’ambizione che muoveva la maggior parte dei colleghi. Claude visse gli studi come una fase di passaggio, utile ma non decisiva, e vi prestò quindi un’attenzione distratta, come a un paesaggio che si attraversa prima di giungere alla meta. La competizione dell’ambiente universitario non lo sfiorò; davanti alla cabala dei voti e alla rincorsa a chi più interveniva, egli vestiva un’aria di superiorità, quasi fosse un professore in incognito, iscrittosi all’università per osservare le abitudini degli studenti. Questo atteggiamento cambiò una volta che fu più vicino allo scopo; assunto dalla Perverse Angels fece di tutto per guadagnarsi la fiducia della società, e cercò di apprendere con ingordigia tutto quel che c’era da imparare Leggi il resto dell’articolo

Fisiologia della parola – #TUS2

danteOggi si gioca in casa, per i testi del reading Torino Una Sega 2È infatti il turno del nostro Simone Ghelli, che ha letto un brano da Il lavoro culturale di Luciano Bianciardi e il testo che proponiamo di seguito, Fenomenologia della parola – qualche breve riflessione intorno all’elemento del sangue nella scrittura. No, tranquilli: non è un testo di poetica emo.


Dire “parole di sangue”, o anche “scrivere di pancia”, son dei modi per offrire un corpo alla scrittura: come a intendere che essa ci procuri dei brividi, o degli spasmi, o anche solo delle contrazioni; come quando si aggroviglia l’intestino per un’emozione – che poi il romanticismo si disperde tutto in qualche emissione d’aria che ci si sforza di contenere. Di pancia e dell’intestino han già scritto in tanti: si pensi al Boccaccio o a Rabelais, ma anche a Dante e Céline, e spesso nelle feci è capitato anche di trovarci del sangue. Le due cose non sono infatti forse intimamente collegate? Ora, se si tralascia il discorso sui generi del terrore e dell’orrore (dei quali si sappia che io son sempre stato appassionato fin dall’adolescenza), il sangue è sempre elemento accidentale, imprevisto: qualcosa che fuoriesce e del quale si teme la vista – mentre delle feci ne possiamo provare schifo, del sangue se ne ha paura, in quanto indica un malfunzionamento dell’organismo: cacare o pisciare sangue, tanto per dirne una, non è certo indice di buona salute. Leggi il resto dell’articolo

La sessualità di un IP – #TUS2

emule[Di nuovo spazio al Collettivomensa per i testi di Torino Una Sega 2. Fabiagio Salerno ha letto un fondamentale brano del rapporto genitori-figli-Federico Moccia, e il testo che proponiamo, una toccante storia d’amore, file avi e Ip]

Tu la sofferenza non sai neanche che cos’è.
 Hai mai provato a chattare con i client in coda della barra di upload del tuo emule? Io sì. Capito? Si chiamano tutti http://www.emule.com e allora ci clicchi col destro e fai mostra dettagli e i dettagli secondo emule sono hash utente, versione client, Kadu, IP. Hai mai provato a cercare di capire dalle cifre dell’IP se l’utente fosse maschio o femmina? Tu non sai neanche che cos’è la sofferenza. La sofferenza è scrivere “ciao” a tal 212.63.266.35, mentre state scaricando contemporaneamente, lei da te e tu da chissà chi il file “Socrate.Aristotele.e.la.Scuola.di.Atene.-di.M.Ferraris.avi” e nessuno dei due sa perché cazzo lo state scaricando, visto che a nessuno dei due gliene fotte niente dei socratici e soprattutto di M.Ferraris. Vi chiederete: come faccio a saperlo? Sarà quel 212 all’inizio del tuo IP che dice di te molte cose, che non sei per niente socratica, no, no, a te piace la danza caraibica, e pure a me, e ti dirò di più: c’abbiamo un IP molto simile. Perché non hanno inventato il servizio “manda un sms al 4242 con scritto il tuo IP e il suo IP e scopri le affinità che hai con i tuoi client in coda”, non c’è neanche l’oroscopo degli IP, bah, ma io stasera, cara la mia 212.63.266.35, ho ricevuto un ID basso e un Kadu fairwalled, e lo sapevo che l’avrei ricevuto, ne ero sicuro, guarda io stasera nemmeno mi volevo collegare alla rete Kadu oggi. Leggi il resto dell’articolo

Yes, I can – #TUS2

Machiavelli[Quello che leggerete non è il testo di Torino Una Sega 2 che avevamo programmato di pubblicare oggi. Purtroppo pare che l’autore scelto abbia mentito su un master svolto a Chicago, e allora per correttezza abbiamo deciso di pubblicare il testo di Pino Scannamonaca. Lo splendido 40enne Pino ha letto la ricetta Leprè in salmì, e questo Yes, I can che farà felici i fan di Machiavelli e del Collettivomensa]

oggi mi stavo per tagliare il cazzo volontariamente. ma mi spiego.
stavo leggendo il Principe di Machiavelli, capendoci davvero poco, tamen se si considerrà bene tutto, ho alzato lo sguardo verso la finestra della mia cameretta e ho visto degli stormi giganteschi di rondini o checosasono che volavano nel cielo sopra i palazzi della stazione, erano miliardi, lì nel cielo a garrire, a inseguirsi, ad accalcarsi in masse informi e poi sciogliersi velocemente e di nuovo, tant’è che quando si addensavano diventavano un un’unica maschera nera che oscurava tutto il mio piccolo angolo di cielo visibile dalla mia finestra. da qualche parte avevo letto come il moto degli uccelli fosse determinato e non casuale e come stagliandosi nel cielo gli uccelli componessero delle figure ben precise, magari figure di uccelli molto più grandi delle singole componenti in modo da spaventare i predatori, ma non mi importava, perché quelle rondini se la stavano spassando lì nel cielo, si inseguivano, piroettavano, scendevano in picchiata, poi si rialzavano placide nel cielo, a beffeggiare la forza di gravità e noi poveri umani che non sapevamo alzarci d’un palmo. sembrava uno spettacolo messo in scena solo per me, che se avessi chiuso le imposte si sarebbero subito acquietate, ma poi le chiudevo e quando le riaprivo erano ancora lì ed erano ancora di più, arrivavano da ogni parte, in massa, e non si sapeva perché lo facessero, forse facevano primavera, ma in ogni caso era febbraio. Leggi il resto dell’articolo