Diario di bordo – Milano

Arrivo a Milano la sera prima, ovviamente ci fermiamo 2 minuti alla stazione di Bologna e mando un sms agli altri.
Penso al casino che stanno combinando e a come è andato il reading.
Il giorno dopo la prima cosa che faccio (dopo aver visto la foto di Ghelli a Firenze, cosa che ormai turberà le mie notti già insonni di loro) è chiamarli e maledirli bonariamente (?).
Chiamo Piccolino e ci mettiamo subito a ridere. Quaranta chilometri, più o meno e sono a Milano.
Sono contento. Tra un po’ il gruppo si riforma. La band è di nuovo insieme.
E’ tutto il giorno che risistemo i miei scritti, li leggo, li posiziono sul tavolo, sul divano. Ho la strizza. Per me Milano vuol dire troppe cose: è passato, presente e futuro che si fondono insieme. E’ un Maelstrom emozionale capace di prosciugarmi le mani dal sangue.
Arrivano. Ci diamo appuntamento al Duomo. A Milano è Fashion Week, si aggirano donne e uomini belli belli belli in modo assurdo. Arrivano loro e si vede che non facciamo parte della categoria di cui sopra.
Abbracci, baci e foto. Dentro la metropolitana direzione Frida.
Il Frida è sotto assedio di una troupe che sta girando una sit-com, c’è Daniele. Abbraccio il mostriciattolo che conosco da parecchi anni, perché quando ho vissuto a Milano e gestivo la sicurezza del teatro lui era un mio collega, che poi si è buttato nel mondo della musica e del teatro. Ed è giovane e gli voglio bene. Daniele è la voce dei FLUIDO e stasera saranno i nostri musicisti.
Poi arriva Maddalena, ma prima puntata alla GS dove Zabaglio ingolla/fagocita/sorbisce due Philadelphia, e sono baci grossi e col botto. Ci ha dato una mano e chi può ringraziarla mai abbastanza!
A me comincia a salire la tensione. Stasera verrà il mio mentore e migliore amico, Gipeto. Un attore straordinario, un uomo incredibile. Ci sarà anche la Mela a cui griderò “Cani e padroni di cani”. Parlando con gli altri mi rendo conto che siamo tutti agitati. Si parte dopo un po’, si parte alle 20 passate: ci sono marziani, cuochi, nani e ballerine. Al Frida ci vengono per bere. Noi teniamo botta. La sfida è quella. Tocca a me dopo l’ospite e ho le gambe di cemento e le avrò fino alla fine.
Tutto fila liscio. Ci alterniamo con Zabaglio che spacca, Piccolino che mi dedica poesie da microdotati, lui che si porta la condanna nel cognome e Liguori che impazzisce ed inizia a leggere anche le istruzioni per l’uso del mixer.
La nottata continua tra saluti ad una fan che ci segue, ad amici come Ibba ed Edo di Edizioni Verdenero e un arrivederci a Milano. Poi tutti a festeggiare la più bella fotografa d’Italia.
Torno a letto e penso a quanto voglio bene a questi quattro sciammannati.
Parecchio.
Ci si rivede a Roma.

Alex Pietrogiacomi

La prima volta a Milano: palazzi belli, ordinati, ma se non fosse per i tram non saprei cosa fotografare. Per fortuna oggi sappiamo già dove lasciare le nostre cose, e forse risparmieremo un poco i piedi. La cugina di Andrea ci accoglie nella sua casa pittata di fresco, ma abbiamo giusto il tempo sufficiente a sistemarci e poi di nuovo fuori, proprio su uno di quei tram da poco fotografati.

Ritroviamo Alex davanti al Duomo, che mi sembra un’imponente creazione di cera colata e solidificata, o forse è la versione sacra della casa di marzapane, ma la visione dura il tempo di uno scatto, ché siamo subito rigurgitati dalla metro di Milano, che profuma e non puzza come quella di Roma.

Al Frida una troupe cinematografica sta smontando le proprie attrezzature, nel mezzo alle quali sembreremmo come il cacio sui maccheroni, se non fosse che per fortuna stanotte abbiamo avuto il tempo di docciarci.

Iniziamo a leggere nel via vai di zebedei, come direbbe lo Zabaglio, e invece è solo la gente venuta a fare l’aperitivo, e il casino è tanto nonostante il microfono, ma noi andiamo avanti come trattori nonostante il locale che si svuota e il mio stomaco che vorrebbe riempirsi, ma a riempirsi sono invece le tasche dove scivolano monete sonanti, perché la gente rimasta si avvicina al banchetto a fare acquisti, e noi a gongolare che anche domani forse arriviamo a destinazione. Quanto al mio stomaco, sollazzato dall’idea di una cotoletta alla milanese, deve invece accontentarsi di un pollo al curry dall’indiano. Ma va bene così, e speriamo che il domani ci porti una bella piadina romagnola…

Simone Ghelli

Il Frida è un bel posto. Grande e accogliente.

Un discreto numero di persone ci segue attenta. Negli altri innumerevoli angoli del locale si consuma un aperitivo abbastanza chiassoso.

Con noi ci sono i FLUIDO che suonano all’inizio, in mezzo e alla fine del nostro reading.

Sono uno dei primi a leggere e durante l’ultima sessione musicale, esco a saziare un irrefrenabile desiderio di nicotina.

Un tipo con un mojito nella mano destra e la calata meneghina mi fa: “Ma questi qua non hanno finito di rompere i coglioni?”

Sorrido: “Madonna! Son dovuto uscire, non ce la facevo più. Non scopano e si sfogano con questa pippa!”

Il milanese è affabile: “Sei di Roma eh?”

Annuisco.

“Voi romani mi fate morir dal ridere…”

Vagli a spiegare che a me i romani e Roma fanno ormai ridere sempre meno.

Lo saluto e rientro.

Luca Piccolino

Nell’auto verso Milano ascoltiamo De Andrè, io e Ghelli pensiamo sia sopravvalutato. Lo riascolto e la penso ancora così, mi dispiace per i puristi. All’autogrill facciamo colazione ed assaggio una pallina fritta di Luca che sa di cetriolino ma mi dicono che è un peperone, boh, a me sembrava un cetriolino. Arrivati a Milano la nebbia non ci fa vedere nulla, zero, solo bianco davanti agli occhi, bianco che ci avvolge e rende impossibile avanzare. Investiamo un chierichetto di dodici anni ma ce ne freghiamo ed andiamo avanti lasciandogli 50 centesimi come risarcimento danni. L’auto di Gianluca tasta la strada e a tentoni arriviamo davanti l’Esselunga di mac mahon dove abita mia cugina. Parcheggiamo al reparto carni fresche che è l’unico posto libero. Saliamo su da mia cuginella bella che le voglio un gran bene e lasciamo zaini, scatoloni ed un pò di stanchezza, la riprenderemo il giorno dopo magari, oppure la lasceremo nel freezer sperando che muoia di congelamento. Arriviamo al locale dove leggeremo e scopriamo che stanno girando un film. Nel cesso del locale parlo con due attrezzisti e mi dicono che stanno girando un porno (me ne ero accorto già, visto che durante i ciak le banane della scenografia diminuivano sempre più). Il cinema sloggia ed il gruppo dei Fluido apre la serata, noi si legge tra le gente che aperitiva e parla e la gente che aperitiva e segue. E’ il caos, ma la nebbia copre il tutto, copre anche le voci ed allora leggo immaginando che ci siano Patrck Sweizt e Mike Buongiorno che mi ascoltino. Dietro di loro Sandra Mondaini e Raimondo Vianello che si abbracciano forte e si danno coraggio per il tristo momento che li unirà in eterno. Ad un certo punto Sandra stira inaspettatamente e Raimondo per il dolore si buca di eutanasia. Poi il tutto termina e noi si mangia un riso indiano ottimo al sapor di Pandoro mentre l’anima di Patrick Sweitz entra mascherata da Mike Buongiorno intimando i presenti a mettersi a terra puntando una pistola sui volti sbogottiti. Si cazzeggia con gli amici milanesi, mia cugina, il ragazzo e tutti gli amici che non vedevo da troppi mesi. Questa notte si dorme, in particolare io su un materasso che mia cugina ha detto che è magico perchè ha le molle separate che in pratica mantengono sempre dritto il corpo. Quindi dormirò tutto dritto.

Andrea Coffami feat. Angelo Zabaglio

Deja vù. Simone ha scritto il suo post e se ne è andato a dormire. Ha detto che si stendeva per scribacchiare un po’, ma era un bluff. Dopo due minuti sono andato a prendere una birra in cucina, dove siamo sistemati con le brande, e lui era già crollato. L’ho dovuto spostare, lui con tutta la branda, perché si era messo in modo che l’anta non si apriva.

Deja vù. Angelo scrive sul suo blocchetto, io sul mio, al suo fianco. Parliamo di mali e di malinconie. Siamo sul balcone, in questa casa non si fuma, c’è una donna incinta. Stiamo entrambi scribacchiando, e ci diciamo della difficoltà di scrivere in queste condizioni, stanchi ed in presenza altrui. Ma va bene, si deve fare e resisteremo.

Deja vù. Luca trascrive al pc quello che ha appena scritto sul suo quadernetto. Aveva sbagliato data, aveva scritto 27, ha corretto quando gliel’ho fatto notare, siamo tutti svalvolati, scrittori precari in viaggio, in cerca di quello che dobbiamo cercare. Oggi e San Pacifico e ieri era San Padre Pio. Che ci frega!?, direte voi. E invece ci frega. Luca voleva mettere per tutto il diario in calce il santo del giorno. Così, per San Gennaro, forse. Ma i precari non hanno santi in paradiso, al massimo qualche lettore.

Deja vù. Alex scriverà il pezzo stanotte o domattina e poi lo manderà, speriamo di trovarlo quando al primo internet point vi regaleremo il resoconto di questa nuova giornata.

Con Milano si conclude il tour metropolitano, domani e dopodomani avremo un palcoscenico diverso, ci attendono lochi più bucolici.

La precarietà del viaggio si sente giorno per giorno sempre di più, la stanchezza meno, forse ci siamo abituati, quasi non la sentiamo, oppure le risate che si consumano ogni giorno sanno pure farci rigenerare. Ed anche Milano è alle spalle. Lascio Giacomo La Franca, nostro ospite, e tanti amici alle spalle. E pensare che avrei pure potuto finire a viverci, erano quasi dieci anni fa, dovevo iscrivermi all’università, e se al capoluogo meneghino preferii mamma Roma era solo perché allora i prezzi degli affitti erano molto più cari, improponibili per me, e poi non c’era mai il sole, mentre Roma per tanti, troppi versi è ancora una città del sud, il sud che lasciai. Per un altro sud.

Intanto in questi anni a Roma i prezzi delle case hanno raggiunto prezzi esorbitanti, ed è dura, veramente dura. I tempi sono precari, come noi.

Gianluca Liguori

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Diario di bordo – Firenze

Giornata faticosa. Comincia in redazione, ma in realtà è già iniziata ore prima con comunicazioni spiacevoli, con gesti “avventati” forse. Alla fine ci si convince che “così è la vita” e vabbè.
In redazione tutto scorre velocissimo in questi giorni, c’è un bel martellare.
Penso ai precari in viaggio verso Firenze e a quanto si potrà lamentare il Ghelli, quanto potrà essere molesto Zab e le risate del duo Piccolino-Liguori.
Mi sarebbe piaciuto stare insieme a loro. Il lavoro però è troppo urgente in questo momento.
Controllo che ci siano notizie riguardanti il collettivo, stasera lavoro l’intervista per Sololibri.net e a cena mi vedo con l’ineguagliabile Pierpaolo Di Mino (compagno Orco di mille avventure). L’incontro sarà teso alla scuola romana, a esperimenti letterari e naturalmente a sinergie che prevedono la partecipazione dei precari.
Intanto scopro che ci sono molti collettivi (Brigata Giglio, Il rifugio dei Moai) e ghigno. Perché siamo in tanti. Forse si potrebbe dire in troppi. Ma siamo tanti. E si possono fare belle cose.
Stanotte preparo Milano. Andrò nella mia Milano. Sarà un reading molto importante per me. Estremamente. Avrò anche il piacere di condividerlo con la musica dei FLUIDO con Daniele Chiesa alla voce, un vecchio (di data) amico.
I precari faranno festa. Io con loro. Firenze e Roma sono vicine con i pensieri.

Alex Pietrogiacomi

Firenze me la ricordavo a piedi, ma arrivarci in auto è un’altra cosa. Attraversiamo l’Arno due tre volte, senza sapere dove poterci fermare. Alla fine capiamo che più di tanto non si può, e così Firenze ritorna città da saggiare col piede, sotto un caldo che sembra un secondo agosto. Camminiamo fino a Borgo San Frediano, poi attraversiamo l’Arno e ci mescoliamo ai pellegrini che scattano foto ovunque, incrociando gli sguardi con gli obiettivi. Camminiamo tutto il giorno, avanti e indietro con pacchi e paccotti, le gambe che mi sono diventate un pezzo di legno dai polpacci in giù. Per cena ordino una braciola fritta con patate, che mi ricorda i mercati col mì nonno, e a La Cité apprezzano quando leggo di come lo seguivo da bambino sul camion, col culo stretto per la paura di finire di sotto. Tra il pubblico c’è anche il Tabacco, cantante degli Elton Junk; uno che con la voce che si ritrova dovrebbe andare su tutte le radio, ma qua siamo in Italia e si sa come girano le cose. Ci sono anche un sacco di scrittori, redattori di fanzine, lettori che hanno preferito le nostre parole alla bolgia del concerto in Santa Croce. C’è anche Vanni, che legge un pezzo del nuovo romanzo a cui sta lavorando, e quando è il mio turno di fare lo stesso il culo mi si stringe proprio come quando giravo in camion col nonno, perché il pezzo di Vanni è bello davvero. Poi mi accorgo che qua non c’è nessun burrone nel quale cadere, e allora parto, che tanto sono ancora all’inizio, e da camminare ce n’è ancora, di nuovo verso l’auto a prender gli zaini, e poi indietro verso casa di Vanni attraversando ponti su ponti mentre gli spazzini notturni compiono il loro lavoro e raccolgono cocci mentre noi raccogliamo parole…

Simone Ghelli

Quasi le cinque del mattino. Vanni dorme mentre qui di sotto è una fabbrica di scrittura. Ghelli al pc, Zab col portatile, Piccolino sul suo block-notes verga a penna il suo resoconto che poi dovrà ribattere.

“Non scrivere troppo che poi ti tocca riscriverlo!”, dico io.

“Non ti preoccupare. Se si deve fare si fa, è bello a quest’ora tutti qui a scrivere…”

Intanto si guarda pure le foto e si ride a crepapelle. Ci divertiamo un mondo, la lettura anche a Firenze è andata benissimo, gli ospiti, tutti fantastici, Vanni Santoni, Ilaria Giannini, Gregorio Magini e i giovani del Collettivomensa. Un’altra grande serata, ho conosciuto tanta bella gente, e un altro giorno andato.

Sono a pezzi, scrivere stanotte è difficile, lascio stare e mi rilasso un po’. Tra meno di cinque ore sveglia. Salutiamo Firenze e via verso Bologna. Andiamo avanti così.

Gianluca Liguori

Avevamo due giorni liberi, dopo la data di Napoli. Li abbiamo trascorsi a Roma.

C’erano parecchie cose da preparare.  Altri libretti da spillare, ciddì da registrare e copertine da ritagliare.

Dovevamo riassettare la Liguori-mobile e chi più ne ha più ne metta.

Due giorni sono passati in un attimo, inutile dirlo.

Firenze dunque. Erano anni che non passavo di qua. Sembra essere poco cambiata dall’ultima volta.

Un pomeriggio passato a fare i turisti.

Sentiamo la mancanza di Pietrogiacomi in realta e sappiamo che la sentiremo di più, una volta giunti all’ora del nostro reading.

Il locale si chiama La Cité, è in centro, in Borgo San Frediano.

Incontro dei vecchi amici. Amici che anni fa hanno condiviso con me una parte importante della mia vita. Mi torna in mente la mia militanza in Rizoma rivista letteraria indipendente autoprodotta.  Mi tornano in mente le collaborazioni avute in quegli anni con Mostro, rivista letteraria fiorentina che vedeva tra le sue fila proprio Gregorio Magini e Francesco D ‘Isa. Li rincontro dunque qui, dove li avevo lasciati anni fa. Come me sono cambiati ma hanno mantenuto intatta la passione e la voglia di fare.

Il reading fila liscio. Liguori è sicuro di se e non sbaglia. Ghelli riceve parecchi complimenti per il racconto su suo nonno (del resto è stato eletto capogruppo in quanto madrelingua). Zabaglio è pirotecnico, come al solito, io ce la metto tutta ma non guardo mai il pubblico e alla fine Zab me lo fa notare. Intevengono inoltre Ilaria Giannini, Vanni Santoni, Gregorio Magini e i ragazzi del Collettivomensa. Dei ragazzi appunto che mi ricordano così tanto me, Francesco e Gregorio, qualche anno fa.

A questo punto realizzo che sto un po’ invecchiando. Non molto ancora, certo, ma sto invecchiando lo stesso.

Sono bravi però quei ragazzi e le malinconie fuggono in fretta.

Dormiamo da Vanni Santoni che oltre al talento sembra avere un’altra dote. La pazienza.

Così non ci butta fuori a calci in culo da casa sua nonostante siano le sei del mattino e noi stiamo facendo un casino a scrivere il nostro diario di bordo.

Luca Piccolino

Sull’autostrada si fa il pieno e ci fermiamo a mangiare. Io in tempi precari mi compro una baghetta e i salamini piccanti che inserisco all’interno in un gesto d’amore e di passione. E si riparte alla volta di Firenze. La si giunge a Firenze e madonna impestata il navigatore di ‘sta gran fava non ci dice che la vettura non può entrare al centro storico ed il locale dio bono è al centro e lasciamo la macchina distante che la siamo costretti a camminare ore che i piedi ora son stracci a furia di camminare tra monumenti che fissano i turisti cinesi. E la lettura inizia e Vanni Santoni apre le danze e noi s’inizia a leggere e alla gente pare gli garbino parecchio questi Scrittori precari e la si vendono tanti dischi e tanti libelli piccini che così si arriva fino a Bologna e magari la si torna a Firenze a vederci la casa dei Medici (che io mi chiedo la casa dei Pazienti la dove si trova? Di fronte?). Ora si è a casa del Vanni che m’ha regalato una maschera del lottatore anni ’70 El Santo che mi sento contento come a natale da piccino quando ero felice dei regali. Dio bono!

Andrea Coffami