Ora e sempre Resistenza

di Andrea Frau

“Johnny pensò che un partigiano sarebbe stato come lui, ritto sull’ultima collina, guardando la città, la sera della sua morte. Ecco l’importante: che ne rimanesse sempre uno”
Beppe Fenoglio

Alba (Piemonte), 8 Febbraio 2012.

«Capo, faccio passà er cavo qua sotto, te rompe er cazzo?»
«None, va tranquillo».
Giovanni ascoltava frammenti di discorsi da dietro un cespuglio.
A parlare erano due operatori di una troupe borgatara.
Stavano girando la fiction Johnny, il partigiano, per la Rai.
Era una fiction scivolosa. Gli sceneggiatori avevano dovuto sudare parecchio: un colpo al cerchio, uno alla botte, uno alla falcemartello, l’altro al fascio, un colpo ai partigiani rossi, l’altro ai partigiani cattolici, senza dimenticare i liberali, gli azionisti, i socialdemocratici, i filo monarchici, eccetera, e un colpo pure agli eccetera.
«Stop, pausa! Staccàmo, sò arrivati i cestini,» l’individualità di un operatore emergeva momentaneamente dalla massa. Le maestranze erano un corpo unico.
Un unico, grande uomo romano, di quarant’anni, con un unico, grande giubbotto con milioni di tasche. Milioni di tasche contenenti milioni di bestemmie. Leggi il resto dell’articolo

La giustizia dei martiri

La giustizia dei martiri

di Giuliano Pasini

Primo gennaio 1995, borgo di Case Rosse nel cuore dell’Appennino emiliano. Il commissario Roberto Serra e l’agente semplice Valerio Manzini hanno un tremendo risveglio: i corpi esanimi di un uomo, una donna e una bimba di appena nove anni sono stati ritrovati nel Prà Grand, il prato grande. Di fianco ai cadaveri un bastoncino di legno a forma di Y, quasi fosse una parte di una fionda. Il commissario è considerato dagli abitanti del paesino un ed fora, un forestiero, un uomo di cui non ci si può fidare, un uomo da guardare con sospetto e a cui tenere nascosti i propri pensieri. L’agente Manzini è, invece, un compaesano, l’uomo che conosce tutto ciò che è accaduto nel borgo e tutto ciò che gli abitanti stanno cercando di dimenticare da oltre quarant’anni. Proprio nel Prà Grand è stata compiuta una cruenta strage nazifascista.

Passato e presente si intrecciano in un noir che lascia il lettore sempre con il fiato sospeso, sempre con la voglia di continuare a lasciarsi trasportare dalla narrazione che fluisce senza intoppi. Giuliano Pasini si cimenta per la prima volta con la forma romanzo e la sua è di certo una scommessa vinta. Le atmosfere sono simili a quelle evocate da alcuni romanzi di Loriano Macchiavelli e Francesco Guccini. Pasini lavora di cesello nel delineare la psicologia del suo protagonista, il commissario Roberto Serra, niente affatto scontato o banale. Decidere di misurarsi con una storia che affonda le sue radici nella Resistenza è un gesto coraggioso nell’Italia contemporanea. Nessuna pacificazione è possibile, non esiste una memoria che possa essere condivisa. I martiri chiedono vendetta. E le storie non sono altro che «asce di guerra da disseppellire», come scrivono i Wu Ming.

Serena Adesso

Poesia precaria (selezionata da L. Piccolino) – 10

Io e Rolando Agostini viviamo nello stesso quartiere ma non ci conosciamo da molto. Un paio d’anni o poco più.

Un grande poeta non sempre riceve ciò che merita. E non sempre capita di incontrarlo, un grande poeta. Io l’ho incontrato, viveva a due passi da casa mia e non lo sapevo.

Probabilmente se Rolando Agostini avesse avuto un altro carattere e maggiori possibilità, sarebbe ora riconosciuto e celebrato dall’establishment letterario italiano.

Rolando Agostini nasce a Roma il 25 agosto 1950.

Si innamora contemporaneamente sia del cinema che della scrittura.

La visione dei film di Stanley Kubrick infatti, lo spinge a dare inizio a una produzione fatta di miriadi di poesie e piccoli racconti.

La vita di Rolando è stata dura.

Ha vissuto per parecchi anni di espedienti, sempre in bilico tra il bene e il male. Ma anche questo periodo è stato utile alla crescita delle sue doti di osservatore della società cosiddetta “civile”

Ancora oggi Rolando si diverte a raccontare quei tempi:

“Dopo aver ascoltato Guccini cantare La Locomotiva, decisi di fare un furto alle ferrovie di stato!”

“Ero entrato in una condizione economica da benestante e le persone intorno a me mi criticavano e si rodevano di invidia. Oggi che non c’ho na’ lira, le cose non so cambiate per niente!”

Nel 1994, dall’opera Chissà quanta gente (a tutt’oggi inedito) viene estrapolato, dal regista Paolo Brunatto, un cortometraggio messo in onda su Rai Educational.

Nel 2008 pubblica Il Sapore della Luna Cruda (Arduino Sacco Editore).

Il libro, composto da centotrenta poesie, è un magnifico gioiello che celebra la caratura di un autore fuori dal comune per talento e personalità.

Luca Piccolino

DEMONIO E POETA

Come mi sento bene quando mi sento

un demonio, un poeta.

La cocaina, l’eroina, il successo

i miliardi mi fanno sorridere

e infatti sorrido.

Di solito mi fanno schifo.

E l’infinito è un’unghia sporca

a confronto della solitudine

e me ne torno a casa come una serva negra

come un pazzo che sa che troverà

la casa come un vestito di mattoni.

E quando spezzano il tuo cuore

d’innamorato, ce n’è sempre un’altra.

Altre! 2, 3 o 4.

Se potessi scegliere tra te e il paradiso

io solo te.

E i soldi non sono fiori

lo sono invece le razze

con i loro colori.

Tutta roba vecchia che è andata in putrefazione.

E la gente se ne va

in giro con i cuori

dentro i preservativi.

Rolando Agostini