Ritorno a Canton*

di Francesco Terzago

19.00 [ora italiana] Padova non è più visibile alle nostre spalle. Nella campagna il cielo è degradato dal porpora al viola, l’orizzonte, in direzione di Marghera, ha il colore del petrolio – i lontani casolari con le barchesse, e gli alberi che li circondano, sono ridotti a sagome accucciate tra le fibre della foschia.

19.30 [ora italiana] Il Marco Polo ci offre una decina di minuti per il congedo. Non ci vedremo per quasi due mesi, dieci minuti di lunghi abbracci e brevi sorrisi. Alla mancanza ci si abitua. Sono i primi momenti, quelli a ridosso del distacco, nei quali ci si sente come un albero sferzato da una benna e poi tirato su.

19.42 [ora italiana] La mia valigia sfora di un kg il limite, me la fanno aprire. Tolgo qualche libro, il responsabile del check-in mi dice che, di sotto, ne hanno un’altra, di bilancia. I bagagli che superano i 30kg non vengono imbarcati. Secondo lui è colpa del sindacato. Leggi il resto dell’articolo

Cinque immagini cinesi

di Francesco Terzago

Guangzhou. Circa 12.000.000 di abitanti. Un’ora di battello la separa da Hong Kong, il campus universitario è raccolto in un’isola a venti minuti di taxi dal centro cittadino, sono poco più di 400.000 le persone che ci vivono, tra studenti, docenti, personale amministrativo, polizia e abitanti dei villaggi; quasi due volte la città di Padova. Siamo nel distretto del Guangdong, siamo nella Fabbrica del Mondo.

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Le undici e un quarto. Da alcuni secondi il motivo degli zufoli2 non sta più risuonando. Al terzo piano la coda per prendere l’ascensore è lunga una decina di metri. Stanno tutti scendendo, arrivano da ogni ballatoio e aspettano di entrare nella cabina d’acciaio, così anche i ballatoi stessi si riempiono. Quando prendo le scale scopro che sono vuote, sono ampie e ventilate, quelle di un’edilizia pubblica di un clima sub-tropicale. Una volta uscito dalla struttura la fiumana di persone è qualcosa a cui non si può resistere: stanno tutti andando nella stessa direzione che per fortuna è anche la mia. Dopo una ventina di metri vedo sulla mia sinistra l’accesso a uno dei cortili interni, riesco a raggiungerlo e a entrarvi; ora sembra di stare fuori da un acquario dove fino a pochi secondi prima si era in sospensione, in balia degli altri corpi; qui i pescivendoli tengono tutte le bestie vive schiacciate le une sulle altre, intorpidite dall’ipossia. Procedo in mezzo a questi palazzi azzurro cenere, tra giardinetti e ficus continuo a fiancheggiare la strada dove fino a poco prima mi trovavo: sono giovani tra i diciotto e i vent’anni, le ragazze si proteggono dal sole sotto a piccoli ombrelli bianchi. Raggiunta la piazza mi dirigo al giardino che la taglia in due come un ponte verde posto tra il complesso di palazzi dove mi trovo a quello dove devo andare. A pochi metri da me, sulla destra, la strada è ora più ampia, adesso è una folla a gonfiarla, a colorarla, zainetti verde elettrico, maglie da basket che ritraggono gli eroi NBA degli anni ’90, leggings rosa shocking. Solo a questo punto si fa vivo in me il pensiero che Leggi il resto dell’articolo

TQ, niente di nuovo sul fronte occidentale

«[…] in Italia gli intellettuali sono lontani dal popolo, […] e sono invece legati a una tradizione di casta, che non è mai stata rotta da un forte movimento popolare o nazionale dal basso: la tradizione è libresca e astratta e l’intellettuale tipico moderno si sente più legato ad Annibal Caro o a Ippolito Pindemonte che a un contadino pugliese o siciliano»

Antonio Gramsci

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È dall’uscita di New Italian Epic nel 2008, poi pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2009, che ci si domanda quale possa essere la via da percorrere per fare buona letteratura per l’Italia del nuovo millennio, o come riportare questa a un ampio numero di persone. Ciò, come è logico, è un problema che si pongono in particolar modo gli addetti ai lavori e chi i libri li ama. Ed è proprio nel memorandum dei Wu Ming che, ancora una volta, l’obiettivo viene centrato abbastanza bene. Almeno rispetto a quanto si legge sui Manifesti TQ, pubblicati sul loro blog e poi rilanciati da Nazione Indiana, che segnano, sotto certi punti di vista, un passo indietro Leggi il resto dell’articolo