Governa ogni cosa*

di Jacopo Nacci

Barbelo, il cielo di Cherania, è alta e gonfia di nubi, un drappo color grafite trapuntato d’indaco attraverso il quale posso vedere i bagliori delle scariche che si sfogano nel pleroma. Ma da questa parte della cortina il fulmine non si manifesta, e io non avevo contemplato questa eventualità mentre la frenesia serrava il mio corpo nella navicella, mentre poneva nelle mie dita la combinazione corrispondente alla rotta per Cherania. E ora la mia ignoranza delle cose del fulmine e della natura del pleroma mi fa vergognare.

Naturalmente sono al corrente fin dall’età della ragione del fatto che il fulmine è, ma ciò è differente dal comprendere cosa il fulmine è. Non inizia vera comprensione del fulmine se non è il fulmine a sceglierci, e la vergogna che provo ora mi ricorda che la comprensione del fulmine non si può mai esaurire. Fino a pochi anni fa, quando il fulmine aveva già cominciato a manifestarsi nella mia vita ma ancora non mi aveva scelto, la natura del fulmine mi gettava in un profondo imbarazzo: negarne la nobiltà mi sembrava biasimevole e Leggi il resto dell’articolo

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