La via del gatto

di Luca Lampariello

Ogni mattina, dalla finestra di camera, Giorgio vedeva un gatto tigrato fermo sul ciglio della strada. Il gatto se ne stava lì, tutto raccolto, lo sguardo puntato in alto. Si osservavano. Poi il gatto andava via. Era diventato un appuntamento quotidiano con un certo valore. A Giorgio piaceva l’idea di svegliarsi e trovare il gatto. In quella ripetizione privata si sentiva un po’ sognante.
Un paio d’anni prima che la figlia si trasferisse a Roma per l’università, mentre era impegnato in una battuta di caccia con gli amici, Giorgio trovò un cucciolo di cinghiale accanto a una quercia. L’animale si confondeva, quasi, con il tappeto di foglie secche. Richiamò l’attenzione degli altri, e insieme lo portarono nel piccolo borgo dove abitavano. Decisero di metterlo dentro un recinto dietro le stalle, in una porzione di terreno all’interno di un boschetto di lecci. Nelle prime settimane quel cucciolo con il pelo marrone a strisce chiare non faceva che ricevere visite. I bambini correvano a vederlo e a dargli da mangiare non appena potevano.
– E cosa ne farete? – gli domandò Federica, la figlia, a cena, gli occhi piccoli dietro gli occhiali che lo stavano già biasimando Leggi il resto dell’articolo

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