Disoccupazione silenziosa

Sono un serial killer. Mi chiamo Giovanni ed ho 47 di piede. Squarto bambine mute per hobby ma la mia vera passione sono le commesse della Rinascente con contratto a tempo determinato. Se poi trovo una commessa della Rinascente con contratto a tempo determinato che ha pure una figlia muta, vado a dormire soddisfatto la notte. Non mi hanno mai preso per due motivi che ora vi dirò. Uno: Le bambine mute, essendo mute non possono urlare mentre seziono loro lo stomaco. Due: Le commesse della Rinascente le uccido sempre mentre vanno a fumare di nascosto nella stanza del retro Rinascente. E non è che si mettono ad urlare ché se il capo reparto si accorge che sono li a fumare le licenziano. E al giorno d’oggi uno si farebbe uccidere pur di tenersi il posto di lavoro.

Angelo Zabaglio feat. Andrea Coffami

Racconto per il gioCOCOnCOrso indetto da [zop blog]

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Dieta

Erano dodici giorni che Falco faceva la spesa tra i rifiuti del mercato della Marranella. Trovava roba buona. Bastava togliere parti marce, ammaccature, ma frutta e verdura, certo non di primissima qualità, a costo zero, e qualche volta magari un pacco di pasta rotto oppure un avanzo di prosciutto, solo grasso, che per condire i pomodori era una prelibatezza.

Conosceva tutti i mercatari, Falco, alla maggior parte di loro però faceva un po’ pena. Un uomo di trent’anni passati, laureato, anni a sudare e studiare, ed era rimasto senza lavoro. Il mondo non è più come una volta, pensavano i vecchi.

Falco non lavorava da due mesi. Aveva debiti con amici e conoscenti. Alcuni nemmeno lo salutavano più, lo consideravano un miserabile. Aveva anche rubato al supermercato, un paio di volte, alla terza lo avevano sgamato e minacciato. Non lo avrebbe fatto mai più.

Aveva inviato oltre mille curriculum: nessuno aveva da offrirgli uno straccio di lavoro per le sue competenze. Aveva provato di tutto e di più, ma alla sua età non risultava idoneo per nulla. Inoltre, avendo studiato, avrebbe potuto creare problemi. Non sapeva proprio a chi rivolgersi, cosa inventarsi.

Era il tredicesimo giorno di sopravvivenza, quel giorno aveva particolarmente fame. Aveva sognato di mangiare una bistecca. Non mangiava una bistecca da sei, forse otto mesi. Non amava granché la carne, in genere. Ma ne sentiva un gran bisogno.

Non era la prima volta che li incontrava, avevano i suoi stessi orari: i gabbiani. Gli ha sempre procurato una strana impressioni vederli aggirarsi pei cieli della città, tra palazzi e antenne. Lui, che veniva dal sud, cresciuto in un paese di mare, li considerava uccelli marini.

Erano coraggiosi i gabbiani, procacciavano cibo tra rifiuti umani arraffando e volando via. Qualcuno li scacciava, come faceva con Falco; come fratelli, vivevano la stessa emarginazione.

Puntò quello con la macchia sull’occhio, era il più grande e dominava all’interno del gruppo.

Gli si avvicinò come fosse distratto, i gabbiani ormai lo riconoscevano e non avevano paura di lui, o forse nemmeno si accorgevano della sua presenza. Era un derelitto. Quella volta però, anziché andare diretto verso il cumulo di sacchi neri colmi di rifiuti, Falco prese il giro alla larga. Raccolse una mela da terra, la strofinò sul calzone e diede un morso. Avanzò di qualche passo, diede un altro morso e gettò la mela a terra poco lontano dalla spazzatura. Qualche piccione volò via. I gabbiani erano là, facevano la cernita dei rifiuti, mangiavano, poi PFUM!

Era sopra di lui. Lo aveva preso. L’animale si agitava, dimenava le ali, per sfuggire. Troppo tardi. Falco gli strinse il collo. Sentì il volatile venir meno.

Provvide a svuotare un sacco per riporvi la sua preda. Caddero alcuni pomodori e gli scarti dell’insalata. Mise il bottino dentro la busta e sgattaiolò tra le bancarelle per perdersi nei vicoli. Ritornava vittorioso a casa, la caccia era andata a buon fine. Per cena carne bianca.

Gianluca Liguori

Racconto per il gioCOCOnCOrso indetto da [zop blog]