Piuttosto che morire m’ammazzo – intervista a Guido Catalano

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[Come anticipato venerdì, il nostro poeta Andrea Coffami intervista il poeta Guido Calatano a pochi giorni dall’uscita del suo ultimo libro, Piuttosto che morire m’ammazzo, di cui, se l’avete persa,  potete leggere l’anteprima. Per gli autografi, troverete Guido Catalano al salone del libro di Torino, presso lo stand di Miraggi edizioni.]

Intervista scomoda a Guido Catalano

di Andrea Coffami

AC: Guido Catalano. È nato prima il nome o prima il cognome? Cosa ricordi dei tuoi primissimi giorni di vita? E del tuo primo reading?
GC: Del mio primo reading non ricordo quasi nulla. Ero sbronzo duro. Ai tempi – una dozzina di anni fa – per combattere l’ansia da prestazione bevevo come un cammello. Immagino che la resa di quei reading non fosse un granché. Ora bevo ancora come un cammello ma reggo un casino. Appena nato ho avuto un’ernia. Non lo ricordo ma ho uno sbrego nell’inguine che me lo rammenta.
AC: Ti rendi conto che tu per lavoro principale hai davanti alla bocca un qualcosa di nero e duro. In cosa si differenzia da te Moana Pozzi, oltre alla barba e al fatto che lei Leggi il resto dell’articolo

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Piuttosto che morire m’ammazzo – anteprima

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[Siamo lieti di ospitare ancora, dopo il lontano post dell’agosto 2009 su Poesia precaria e l’intervista di Alfonso Maria Petrosino di settembre 2010, il poeta professionista vivente Guido Catalano, in occasione dell’uscita della raccolta poetica Piuttosto che morire m’ammazzo, data alle stampe, come Ti amo ma posso spiegarti, da Miraggi edizioni. Qui di seguito una poesia dal volume. Inoltre, rinnoviamo l’appuntamento con Guido Catalano a lunedì prossimo 29 aprile, quando pubblicheremo un’intervista da non perdere a cura del nostro Andrea Coffami]

la fine arriverà come una pallonata negli occhiali scagliata da un bimbo obeso alle quindici circa di un pomeriggio assolato in un prato secco di periferia e

se vieni al mio funerale ti tengo un posto in prima fila
niente fiori per favore
i fiori lasciali morire dove amano fiorire
preferirei dei salatini
pizzette
dovresti riuscire a convincere quelli delle Pompe
a mettermeli in bara
e
niente lutto per cortesia
vestiti come più ti garba
colorata leggera
mostra le gambe
che le hai belle le gambe tu
e Leggi il resto dell’articolo

Petrosino intervista Catalano

[Intervista di Alfonso Maria Petrosino a Guido Catalano uscita sul blog criticaletteraria.blogspot.com]

Alfonso Maria Petrosino: Dicono di te che fai cabaret e non poesia: dove inizia una e dove finisce l’altro?

Guido Catalano: Penso che le due cose si confondano. Le mie poesie, non tutte, ma molte, fanno ridere le persone. Ho lavorato in ambito cabarettistico, solo che le mie cose nel mondo zeligghiano non funzionano. Bisogna essere brevi e pensare all’uomo in canottiera con il telecomando in mano. Anche nei live. Io sono lungo. E poi ci vuole il tormentone. E io non ce l’ho. Oggi il cabaret è Zelig. E io non ci sto dentro.

Una cosa che mi disturba è quando i sedicenti poeti mi danno del cabarettista con l’intento di offendermi. Essi non sanno che fare cabaret è una delle cose più difficili al mondo. Ci vogliono le palle di ghisa. O di cemento armato.

AMP: Nella poesia bum bum bum cerchi l’unità di misura dell’amore. Ne hai trovata una per la poesia?

GC: Non credo. Le cose che scrivo sono in continuo mutamento. Se leggo le mie prime cose e le ultime mi rendo conto di questo mutamento. E ne sono contento. Ma forse non ho capito la domanda.

AMP: Sei in costante tour, tra presentazioni, poetry slam e Il grande fresco (“il varietà poetico-musicale più lungo del mondo”). Se non sei in giro sei sul palco, se non sei sul palco aggiorni il blog, se non aggiorni il blog sei in giro e così via. E poi ci sono le partecipazioni alle trasmissioni televisive (Zelig, Barbareschi Schiok): qual è il luogo ideale per la tua poesia?

GC: Mi piace avere delle persone davanti che ascoltino le mie poesie lette ad alta voce da me. Dunque il luogo ideale è il luogo dove delle persone possano stare comodamente sedute ed io davanti a loro, leggere e raccontare.

La televisione fa paura ma è un’esperienza di rara potenza.

La mia speranza è che le mie poesie vivano di vita propria a prescindere dal fatto che io le declami. È come avere dei piccoli figli che poi devono essere autonomi. Non è detto che succeda sempre.

AMP: Tra i tuoi primi tre libri, Motosega, Sono un poeta, cara e I cani hanno sempre ragione, e l’ultimo, La donna che si baciava con i lupi, che differenze ci sono? Sei cresciuto migliorato deteriorato interiorizzato?

GC: Come spiegavo nella domanda numero 2, le poesie mie sono cambiate a manetta. nei “Cani” erano brevi e tristissime. Io ai tempi ero tristissimo. Dunque c’è una coerenza. Poi si sono allungate. Poi si sono riaccorciate un po’. Poi si sono riallungate di brutto. Alcune sono diventate dei racconti. Solo che io dopo dieci anni non sono più in grado di non andare a capo. Anche adesso, mentre ti sto rispondendo per iscritto faccio una fatica boia a non andare a capo.

Negli anni ho cambiato molto e sono molto cambiato. Anche la tecnica di scrittura e i tempi. Una volta scrivevo di getto. Oggi impiego anche tre o quattro giorni a scrivere una poesia. La rivedo e ri-rivedo e la ri-ri-rivedo ancora. Una volta zac!

Oggi sono molto più di buon umore. Sto più attento al suono. Sto molto più attento perché so che la poesia che sto scrivendo la leggerò in pubblico. Deve suonare bene.

Non so se son migliorato, sinceramente.

Spero di sì sennò son cazzi.

AMP: Quali sono i tuoi modelli? In una poesia dichiari propositi di sodomia su Montale. Con chi altri fai all’amore?

GC: Ero giovane e inesperto. Erano i tempi dei cani che hanno sempre ragione e mi piaceva l’idea di sodomizzare Montale. Oggi so che Montale, con tutto che non amo la sua poesia, se fosse ancora vivo, mi si inculerebbe lui con le mani dietro e su un piede solo.

Detto questo, avrei piacere di avere una relazione intima con Jacques Prevert. Proprio baciarci con la lingua. Ma è morto.

Amo Woody Allen, Benito Jacovitti e il poeta credo argentino Martin Santiago, morto nella grande mareggiata di Sicilia mentre pescava con le bombe a mano.

AMP: Che rapporto c’è con la prosa di Maurizio Milani (nel tuo ultimo libro c’è un personaggio specializzato in resurrezione di cani, lui invece i cani di solito li pesa)? Altro punti in comune sono gli accrescitivi onomastici – il tuo Cocciantone, per esempio, e le apparizioni di personaggi reali come figuranti (penso a Sempre, che comincia “eravamo io / Ludovico Einaudi e Francesco Guccini” o Carogna contro scimmia vince carogna (“eravamo io, Noam Chomski e Gilles Deleuze”).

GC: Stimo il Milani. È uno della vecchia guardia. Quella del cabaret di Paolo Rossi, Cornacchione, Albanese e altri a scelta. Diverse persone, negli anni, mi hanno detto che ho qualcosa di milanesco. Soprattutto nel modo di esporre le cose. Non so, non sono mai stato un suo enorme fan. Però evidentemente, qualcosa c’è. Ma non voglio pensarci troppo che sennò mi viene l’ansia.

AMP: Dicci / dacci una tua poesia.

GC: Posso dirti che la prossima che sto scrivendo me l’ha ispirata il tuo amico Gaetano l’altra sera a Pavia.

Spesso mi capita questa cosa: sento una frase che mi piace intanto che chiacchiero con qualcuno e me la segno di nascosto e poi, se il giorno dopo mi piace ancora, la uso per una poesia. Tante poesie sono nate così. Soprattutto a livello di titoli.

Questa poesia che sto scrivendo parla di morte e del fatto che ho un idea chiara di dove voglio essere seppellito quando tirerò le cuoia, fra una novantina d’anni.

Poesia precaria (selezionata da A. Coffami) – 3

Salve ciao.

Questa settimana vi voglio, esigo e devo parlarvi di Guido Catalano, un ragazzo con la barba che miscela la poesia pura al cabaret. Vincitore di numerosi Poetry Slam, fa parte anche del gruppo SBRONZI ALL’ALBA SENZA SIGARETTE. Magari lo avete visto nella trasmissione “Loveline” su MTV un paio di anni fa, oppure non l’avete mai visto perché a voi MTV vi a schifo. Magari lo avete visto in qualche live in giro per l’Italia, oppure non l’avete mai visto perché a voi l’Italia vi fa schifo. Fatto è che Guido Catalano è un poeta, un comico, uno scrittore, forse pure un musicista (ma non ne sono sicuro).

La poesia che vi propongo è in versione live che così non fate nemmeno lo sforzo di leggere dal monitor, basta accendere le casse del pc. Il titolo non lo ricordo quindi non saprei dirvi come si chiama.

Sul sito www.guidocatalano.it troverete news, foto e libri da scaricare gratuitamente del nostro buon Guido Catalano. Vi invito inoltre a chiedergli l’amicizia su Facebook che lui lo aggiorna continuamente e sarete più felici.

Buona digestione.

Andrea Coffami