Primo giorno

di Iacopo Barison

L’ultima parola che ha detto è stata “Casablanca”, poi si è alzato da tavola senza finire la cena ed è andato in camera sua e il giorno dopo l’abbiamo trovato morto ma apparentemente felice, forse è morto sorridendo, e quando mia madre è entrata e ha capito la situazione diciamo che si è messa a piangere, anche se non avevo mai visto nessuno piangere in quel modo, e io non guardavo il corpo di mio fratello né la coperta su cui era disteso ma osservavo il pavimento e
“Siamo arrivati”, dice una ragazza bionda con cui prima ho parlato di cinema. Anche lei sta andando al festival della città di S. e mi informa che scenderà adesso, a questa fermata, e io le rispondo che non è ancora la fermata giusta perché la città di S. inizierà a intravedersi soltanto fra qualche chilometro e lei mi dice che Leggi il resto dell’articolo

Annunci

La fine del viaggio

Il viaggio del gruppo è finito. E anche il mio seguirli, fisicamente e non, in questo tour.
Quando ci siamo lasciati a Milano, dove ci siamo poi ritrovati ad un tavolo per il compleanno della fotografa fantastica, io sono rimasto lombardo per vari giri e appuntamenti.
In uno di questi mi sono ritrovato in un hotel di lusso con Dita Von Teese e lo chef/guru Cracco. Il mio pensiero dove è andato!? Ai Precari: contattati immediatamente con sms per sapere dove erano e farci quattro risate sulle rispettive situazioni certamente dicotomiche.
Come è stato il tour? Bello e difficile. Per l’esperienza e per la gente che ci ha seguito, per il senso di comunione e per le risate.
Una cosa ho visto e vissuto, e ne parlavo con il mio più grande amico: alla gente, a volte, non gliene frega una cazzo di quello che gli accade attorno. Per loro basta avere la faccia sul proprio drink e parlare di quella dell’ufficio o di cosa ha detto il capo, mentre nella sala dove si trovano c’è musica, anima e sudore.  Le persone si stanno estraniando e la loro precarietà emotiva è la nostra forza, perché almeno noi cerchiamo di ricordare qualcosa, di essere qualcuno, di vivere quello che si scrive piuttosto che tenerselo nel cassetto.
Bello o brutto, lasciamolo dire a chi ci ascolta per davvero.
A quelli che hanno preso contatti, che hanno parlato con noi per confrontarsi e che ci hanno dato una pacca sulla spalla dicendo “Bel coraggio avete”.
Precariato coraggioso, è questo il nostro motto quello di Luca, Angelo, Gianluca e Simone. E la stima che ho è grande.
V’abbraccio a tutti. Ma tutti.

Alex Pietrogiacomi