La società dello spettacaaargh! -17

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Ciao Matteo,

nel tuo ultimo intervento ti soffermi sul ruolo dei mostri nell’espulsione dell’osceno. Mi è venuto spontaneo domandarmi quale fosse il ruolo delle vittime. È una questione sulla quale sto meditando da un po’ di tempo, andando più che altro a intuito: la chiamo la questione delle tecnomistiche, e riguarda la trasformazione delle vittime in simulacri sentimentali.
Chiamo tecnomistica quel fenomeno che si verifica a seguito della mediatizzazione dell’identità – l’immagine, il nome proprio – di una vittima di un incidente o di un’ingiustizia, quando questa identità è posta letteralmente alla portata di chiunque; spesso accade qui che questa identità sia trasformata in un simulacro di dolore collettivo. Leggi il resto dell’articolo

La società dello spettacaaargh! – 7

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Caro Matteo,

prima di arrivare al «Che fare?» – soprattutto perché ancora non ho la più pallida idea di cosa si debba fare – vorrei riprendere le mosse dall’assurdo come «distruzione di relazione logica con la realtà», forte anche della tua analisi delle catacresi.

Un discorso forse meritava maggiore articolazione e precisione: quella faccenda dell’Illuminismo e di Kant. Cosa dice Kant a proposito dell’Illuminismo? Dice che l’Illuminismo è l’uscita dalla minore età mentale: l’Illuminismo per Kant è la presa di coscienza e l’assunzione di responsabilità delle proprie scelte.1
Ora, se ci pensi bene, l’autonomia della coscienza è possibile solo rispetto a una realtà, a una verità, a una logica, a una sostanza partecipabile, accessibile, oggettiva: si ha coscienza di qualcosa. Quindi Kant infine dice una cosa ovvia ed enorme: che noi abbiamo accesso al giusto, al vero, al buono, al bello; e dunque non abbiamo bisogno di uno stato etico totalitario o di una chiesa che stabiliscano un *giusto*, un *vero*, un *buono*, un *bello*, e che ci persuadano a ricercarli e praticarli con un sistema di premi e punizioni.2 Leggi il resto dell’articolo