La sfida di Garbanzo

di Giorgia Es

No, non ancora, dannazione!
Avverto la veglia subentrare, a ritmo più incalzante, carica di una luce invadente.
Non svegliatemi, vi prego.
Lasciate che finisca questo sogno che sogno da tempo; non chiudete la porta ora che demoni saltellanti e angeli combattenti stanno per svelarsi. Voglio vedere il compimento, se esiste un luogo in cui sogni come questo possono fermarsi, immortalarsi. Non posso risolvere ciò che non so, ma questo in sogno non lo capisco.
Eccomi, gli occhi sbarrati fissi alla macchia sul soffitto che un giorno dovrò decidermi a contenere, e con essa il signor Paolo, indiscreto e umido proprietario, inquilino del piano di sopra. Resto immobile nel letto, rigida, aggrappata alle coperte con le mani piccole e sudate, nel tentativo di afferrare qualche immagine onirica sfuggita alla dissolvenza: l’unica cosa che vedo, nitida, è l’ingombrante e invisibile presenza del signor Paolo che, come ogni mattina, mi fissa gocciolante. Mi fa ricordare che non ho un lavoro, dunque soldi. E per oggi sono finiti pure i sogni.
Mi giro su un fianco, sconfitta dal rimprovero; chiudo gli occhi, tento di inseguire il sogno con la disperazione: è solo buio che vedo. Mi arrendo: son desta. Di fronte a me, sul comodino, si impone un’altra sfida, amena e accattivante, di novecentosessantadue pagine: Piume sognate di Ignacio Garbanzo mi ricorda che anche oggi ci sarà qualcosa da inventare.
Garbanzo, viaggiatore infaticabile e autore ingiustamente dimenticato dai più, canta della vita dei Puturachos, uccelli della famiglia Fregatidae, originari di L., una remota isola del Pacifico a cinquemila chilometri dalle coste settentrionali del Cile, in corrispondenza col deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi del pianeta tanto da vantare, nella sua parte più ostile alla vita, l’appellativo di “la doppia ombra della pioggia”. L’isola di L. è invece luogo florido di vegetazione e incantevoli leggende, di cui il nostro Garbanzo ci diletta con un sapiente e meticoloso uso della penna. I Puturachos, che nascono con la luna nuova e muoiono con la luna piena, nella loro breve vita anticipano ogni giorno l’alba per levarsi in volo in cerca di una nuvola dentro cui cambiarsi d’abito: vi si immergono con le piume vecchie e ne escono cinti di colori tanto più vivi e gioiosi quanto sono stati i sogni della notte. Così, ogni giorno, i Puturachos si portano addosso i colori del Leggi il resto dell’articolo