Quand’è che la paglia piglia fuoco

Ròba che poi vallo a capire, facile mica, il momento — se c’è stato un istante preciso, alla fine, determinabile e inequivocabile — in cui è scoppiata la scintilla, e la paglia, insomma, ci siamo intesi.
Perché no, non può darsi, non ci arrivo a una spiegazione razionale, fàmmici riflettere, dovrei adoperarmi in una ricostruzione che si prenda la briga di escludere la follia, il clàc dell’accendino in un pomeriggio di quiete campestre, tutto nella norma, come un qualsiasi altro pomeriggio pretemporada, gli schemi difensivi sul campo d’allenamento, Manuel Preciado — uomo canuto, sapienza e baffi madidi di sudore — la spartizione delle pettorine, il sacco coi palloni nuovi, Manuel Preciado con in mano la bacchetta, come un direttore d’orchestra, i segni sull’erba, movimenti come d’oboe e di timpano: capito com’è, spiega, in intimità, che Canella e Gregory stringono, Rivera retrocede, Jorge chiude, Javier taglia, facciamo così, faremo così quando dovremo mettere il risultato in banca.
Forse lì, ecco, in quell’allegoria innecessaria, lì c’è l’origine del baluginio d’inferno ceruleo negl’occhi, senza preavviso, nemmeno una twitterata preventiva, #stoperfareunacazzata, #jmj15-m, la testa che si volta in uno scatto di falco che punta la preda, la rincorsa breve, il baricentro basso, come s’usa per tirare un calcione, un calcione alla palla, e l’allenatore colpito in pieno, in pieno sul faccione ingordìto, pasciuto, prima di Leggi il resto dell’articolo

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Tom Waits goes to “Karl Marx Barber’s shop”

La merce è prima di tutto un oggetto esterno, una cosa che per mezzo delle sue proprietà soddisfa bisogni umani di qualunque specie…

(Karl Marx, IL CAPITALE)

ascolta http://www.youtube.com/watch?v=GuwNpB-lrKk

La pubblicità è l’anima del commercio, recita uno slogan; e ciò è quanto di più autoreferenziale possa immaginarsi…
La pubblicità è la ruota del capitalismo.
La pubblicità ha trainato l’America, dentro e fuori la guerra. Le guerre.
In America (Stati Uniti è un eufemismo, sa tanto di Franklin e poco di Nixon), il capitalismo è giunto ad un tale livello di perfezione, o di imperfezione (è più o meno la stessa cosa, esteticamente parlando) da consentire alla ruota di generare Ricchezza, Squilibrio, Iniquità. E Arte.
E così davanti agli occhi del piccolo Tom Waits da Pomona, in ginocchio sul sedile posteriore della macchina del padre, le mani già affusolate e la voce non ancora sottoposta al volontario processo di affumicamento che mirava a renderla simile a quella di suo Zio Vernon, in pellegrinaggio sull’Arizona Route, si snodava una sfilata di 5 cartelli rossi con scritte bianche, 5 puntate, una ogni tot miglia, a comporre una frase e il 6° con la scritta BURMA SHAVE.
Burma Shave diventa per Tommy il paese di Oz, e quando la voce raggiunge finalmente la giusta cottura decide di farci sopra una canzone (o se preferite, una storia, una piece, una preghiera).
Per lui Burma Shave resta il paese dove atterra Dorothy dopo il tornado, anche se Tom ormai sa che oltre l’arcobaleno c’era soltanto l’idea di un ragazzo che durante la Grande Depressione tentava di evitare il fallimento della ditta di crema da barba del padre, inventandosi il primo serial della storia e lo spot del secolo.
Le stampe e l’iconografia ufficiale testimoniano che Marx non ha mai usato Burma Shave, né altre creme da barba. Di qualunque specie…

DomenicoCaringella EnnioCanallegri