Generazione o gruppo?

In questi mesi si parla molto di Generazione Tq. Ne hanno scritto i quotidiani – L’Unità, Repubblica, Il giornale, il Corriere, il Sole24ore, il Riformista, La Nuova Sardegna, Il manifesto, Il Fatto Quotidiano – se ne parla, tanto, in Rete – Google mi dà oltre 50.000 risultati. C’è un blog wordpress di Generazione Tq, con tre manifesti programmatici, e l’elenco dei firmatari di questi manifesti. I commenti, sul blog, sono chiusi, ma si rimanda ad altri luoghi della Rete, nei quali si sta discutendo della questione.
Ora: Generazione Tq, ovvero generazione trenta/quaranta (anni). Ma cos’è? Su minima et moralia, blog collettivo, costola della casa editrice Minimum fax, c’è scritto: “Generazione Tq – i lavoratori della conoscenza della generazione dei trenta e quarant’anni”. Non ho trovato altre definizioni. Leggi il resto dell’articolo

La società dello spettacaaargh! – 1

Caro Matteo,

ho cercato di distinguere le questioni che mi turbano da qualche anno a questa parte, di dare loro un ordine. Sono aggrovigliate, vorrei fare un po’ di chiarezza e non so bene da dove cominciare: se dalla volgarità, o dal problema dell’ironia reificante, o dal trolling sofistico della nuova comunicazione, o dall’idolatria e dalle tifoserie, o dallo scetticismo etico, o dal cinismo e dal nichilismo, o dagli applausi ai funerali e dalla tecnomistica delle simulazioni collettive di dolore, o dalle “narrazioni”, se siano necessarie o siano sempre e comunque contraffazioni, o dai “moralista”, i “dài cazzo”, i “me l’hanno ammazzato due volte” che ci parlano e sembrano trasformarci in automi ponendo in discussione anche la nostra presupposta autonomia mentale; e credo che di tutte queste faccende in fondo discuteremo.

Provo a tirare il primo filo che capita per vedere se possiamo cominciare a sbrogliare la matassa. Leggi il resto dell’articolo

Se ti piaccio mi piaci, se non ti piaccio non mi piaci più

Se non hai talento è colpa tua
Della serie: cose divertenti che si trovano in rete.
Stamattina un amico su facebook ci segnala il pezzo “Contro i precari” a firma de Il critico della vita. Parla di noi. Anzi, sparla. Parla a sproposito, direi.
La “critica” non è mossa contro i precari in generale (tipo quel ministro che parlava di “bamboccioni”, per intenderci), che già lascerebbe il tempo che trova, ma ci gira intorno per arrivare dritta a noi, a Scrittori precari. C’è dell’astio nel pezzo. Leggi il resto dell’articolo