Intorno alla perdita

tarocchidi Ilaria Giannini


1.

Del dolore ricordi
una vertigine cieca – il tuffo senza rete
la voce che ripete:
non a me

Del dolore rimane
la diffidenza, il non aver capito
inferno è sapere troppo, sapere tardi
lo scempio d’aprire gli occhi e ricordare

Del dolore diremo
che non serve a niente
cinge d’assedio, leviga e corrode
ossi spolpati, fibre legnose

Non serve a niente e rimane
quel che non sei Leggi il resto dell’articolo

Questi maledetti toscani

avantiveloceÈ|_2a+3aOK2Piano B edizioni inaugura la sua nuova collana di narrativa italiana Avantiveloce »| con Toscani maledetti, una raccolta di racconti curata dal giovane critico fiorentino Raoul Bruni. Toscani maledetti cerca di tracciare lo stato dell’arte del racconto in Toscana, da sempre una terra d’elezione di questa forma narrativa, dove con Boccaccio è nato il racconto occidentale moderno e dove, nel secolo scorso, esso ha raggiunto alcuni degli esiti più alti in ambito italiano (Papini, Tozzi, Palazzeschi, Pea, Tobino, per non fare che alcuni nomi). Leggi il resto dell’articolo

Racconti da #TUS2: collezionali tutti!

torino una segaConcludiamo oggi la pubblicazione dei testi dal reading Torino Una Sega 2. Chi è stato al Caffè Notte quella sera sa che è stato un reading molto partecipato, che ha visto nomi di rilievo del panorama letterario italiano, giovani/quasigiovani promesse e gli imprescindibili “slot superpazzo” (© Vanni Santoni). Nell’impossibilità di pubblicare tutti i testi (sono oltre un centinaio, se la memoria non ci inganna), ringraziamo tutti quelli che ci hanno inviato i propri, chi non ce li ha voluti dare e pure chi non ha risposto alle mail. Ringraziamo infine gli accademici: Raoul Bruni, che ha letto il Discorso di Firenze (1913) di Giovanni Papini, raccolto nel volume L’esperienza futurista; Effe, che ha letto La vita sessuale dei selvaggi di Bronislaw Malinowski; Francesco Ammannati, che ci ha deliziato con la lettera di Belisario Vinta, Primo segretario di Stato del Granducato, al Granduca Francesco de’ Medici.
Quello che segue è l’elenco dei testi da noi pubblicati, in ordine cronologico: Leggi il resto dell’articolo

Onesti farabutti: ancora in viaggio

602375_425765390820990_545667337_nRiprende il tour di Voi, onesti farabutti (Caratterimobili, 2012) di Simone Ghelli. Questo week end sarà la volta di Umbria e Marche.

16/02 – Perugia (ore 20.00)
Trottamundo Kafé Libreria
via della stella 3
Interverranno Gianluca Liguori e Matteo Pascoletti

17/02 – Pesaro (ore 17.00)
Biblioteca Comunale San Giovanni
via Passeri 102
Interverrà Jacopo Nacci
(il libro verrà presentato insieme a I provinciali, ultimo romanzo di Ilaria Giannini)

Quanto è lontano il mare – #TUS2

studenti[Secondo appuntamento con i testi letti a Torino Una Sega 2: oggi tocca a Ilaria Giannini. Al Caffè Notte Ilaria ha letto l’incipit di La parte dei delitti, tratto da 2666 di Bolaño, e un estratto dal suo romanzo inedito Quanto è lontano il mare, che proponiamo qui di seguito]

Alla fermata dello scuolabus Matteo non c’è. Ho dormito così male che adesso mi bruciano gli occhi e mi fa male la pancia, come se la cena che ho tirato giù a forza mi si fosse piantata sullo stomaco. Avrei voglia di parlare con quello scemo, forse stamani si sente peggio di me e se lo merita pure, visto il casino che ha combinato ieri, porca misera, poteva anche starsene zitto, come ho fatto io per tutto ‘sto tempo con lui, in fondo lo sapevo di non piacergli e mi sono tenuta tutto dentro, invece lui no, il grand’uomo doveva fare la sua avance da Casanova, accidenti agli ormoni.
«Stai bene Eli?»
«Mi sa che mi sta venendo l’influenza, mi fa male la pancia».
«Oddio, non sarà mica che… »
«Cosa?» Leggi il resto dell’articolo

Cooperativa di narrazione popolare: Lo zelo e la guerra aperta

Tre autori (Jacopo Nacci, Ilaria Giannini, Enrico Piscitelli) per tre storie che gettano tre sguardi diversi, ma complementari, sulle vite di Luca e Michela, coppia precaria sia nel lavoro che nella vita affettiva. Tre sguardi che, per riprendere il nome del progetto (Cooperativa di Narrazione Popolare) cooperano, ossia lavorano insieme, ciascuno da una posizione diversa, per cercare di scalfire, o quanto meno ridisegnare con le parole il Moloch dell’assurdo quotidiano.
Ilaria Giannini racconta le meschinità dei colletti bianchi, fatalmente raccomandati e fatalmente schiavi della catena sociale che produce le raccomandazioni. Nel racconto le incursioni nel dialetto toscano mostrano, al di là dell’ambientazione provinciale, la distanza tra il piano delle relazioni affettive e quel groviglio di opportunismi in cui si consumano carriere senza un vero scopo al di fuori del rinnovo del contratto: un groviglio fatto di silenzi complici, di maldicenze bisbigliate o fuori scena, di bugie dette per nascondere la crudeltà dei rapporti lavorativi. Perno di questo tavolo da poker da cui sembra impossibile alzarsi, chiamato dai più “mondo del lavoro”, è la scadenza di contratto di Luca. Una condizione che genera ansia nel protagonista: ma in un mondo di rapporti deteriorati l’ansia, da sintomo, diventa lusso: «dovrei solo abituarmi all’ansia, in fondo ho già superato quattro rinnovi».
Jacopo Nacci sceglie una narrazione potente, sia per ritmo sia per soluzioni linguistiche: Leggi il resto dell’articolo

Lotta di classe

Scena 1 [Pisa, esterno notte]

Riccardo esce dalla redazione del Tirreno e si accende una sigaretta. L’aria della sera promette dolcezze notturne ma nasconde un retrogusto amaro.

“Stronzi” sussurra lui aspirando la camel. Non lo pagano da quasi due mesi e intanto gli hanno commissionato un altro articolo per il giorno dopo. Non ne può più di lavorare per la gloria. Meno male che c’è la casa editrice a pagargli i conti: meglio passare le notti a rovinarsi gli occhi sulle ambizioni di gloria di qualche idiota che tornare a Massarosa con la coda tra le gambe.

Il cellulare suona e Riccardo reprime una bestemmia.

“Sì Lauro sono io, dimmi. Tremila battute, ho capito. Sì lo so dov’è, ci sono già stato l’anno scorso, non ti ricordi? Sì, tranquillo, buonanotte”

Riccardo respira profondamente e scorre la rubrica del telefonino.

“Vale ciao, che fai? Sei a casa? Ci vediamo tra cinque minuti”

I pensieri si affastellano come polvere sotto il divano e Riccardo si concentra sulle cosce di Valentina. Sono bianchissime e sode, ma non troppo magre. Da donna, anche se lei è solo una ragazzina. Ma lo adora e lui si è invaghito di quest’adorazione, ne è ormai dipendente.

“Dovrei mollare tutto e andare a Roma da Gianni” pensa Riccardo mentre percorre in trance le strade di Pisa. Si conosce: non riuscirà mai a mollare questa città e le sue sicurezze precarie, ma sapere di poterlo fare lo consola.

Si sporge dalle spallette dell’Arno e guarda la cicca volare giù lentamente.

Le facciate dei palazzi colorano l’acqua di luci e da lontano – come un miraggio – spunta l’odore del mare.

Riccardo stringe i pugni dentro la giacca di velluto e immagina le labbra di Valentina. Non lo eccitano neppure un po’: è solo l’idea di un pompino fatto per bene a risvegliare i suoi sensi.

Un uomo deve pure tenersi stretto quello che ha, anche se sono solo fantasie da porno amatoriale.

Scena 2 [Massarosa, interno giorno]

“Ma ancora stai dietro alle cazzate che ti racconta?”

“Che ne sai tu di come campa Riccardo…”

“Oh se lo so! Fanno tutti i letterati del cazzo, questa è la verità, ma nessuno si mantiene da solo, fidati. Uffici stampa, correzione di bozze, collaborazioni con giornali, se mettono insieme 400 euro al mese è oro che cola. E il resto lo sgancia il papi!”

“Allora è meglio vivere come facciamo noi, secondo te?”

“Non è meglio né peggio: è necessario e basta. I miei non vogliono aiutarmi, i tuoi non possono. Punto. Non è questo il problema. Lavorare non mi ha mai pesato”

“Allora cos’è? Dai ammettilo Manuele, sei invidioso”

“No cazzo, non è invidia. È la loro spocchia che non sopporto. Maledetti figli di puttana. Io voglio un po’ di rispetto. E poi parlano di precariato! Con il loro precariato intellettuale mi ci pulisco il culo. Non lo sanno che tu fai le pulizie con una cooperativa e che sei assunta con l’interinale? Mi fanno schifo”

Mara scuote la testa e si versa un altro bicchiere di birra. La domenica è agli sgoccioli e la sua pazienza pure.

Manuele ha ragione ma non può capirla. Quello che a lei manca, quello che invidia a Riccardo, è solo la capacità di coltivare un sogno.

Ilaria Giannini

Diario di bordo – Prima di partire per un lungo viaggio

Roma, 22 settembre 2009. Mezzanote passata.

Le lancette dell’orologio hanno superato le dodici anche stanotte. Sono stanco e ancora non pienamente ristabilito dal raffreddamento o influenza che mi ha colpito, ma non ho sonno. Domani saremo a Firenze, pare che ci aspettino. Con noi ci saranno a leggere Vanni Santoni e Ilaria Giannini, ci potrebbe essere anche qualche altro ospite, ma non vi anticipo niente, dovrete venire lì, se Firenze vi è raggiungibile, oppure aspettare il prossimo appuntamento con il nostro diario. I ragazzi mica lo sanno che mi son messo a scrivere questo post. Non lo sapevo neanche io. È venuto fuori da sé. Avevo voglia di scrivere, e sebbene sia ancora a casa mia, mi sento in tour, questa avventura fantastica con questi giocolieri della parola, questi amici, questi scrittori.

Oggi ho stampato quelle due parti del romanzo di cui vi dicevo ieri. Magari gli darò una rilettura durante il viaggio, può darsi che proverò a sondare qualcosa, o forse no, forse meglio leggere… è inutile pensarci adesso, tanto poi decido sempre pochi minuti prima della lettura.

Dicevamo di domani sera, cioè stasera, è martedì, siamo al 22 di settembre, si entra nel vivo dell’azione. Firenze ci aspetta. Obiettivo libreria La Cité, Borgo San Frediano 20r.

Dovrei andare a dormire, ma qualcosa mi preme qui, seduto davanti a uno schermo sporco, a battere le mie dita sui tasti, freneticamente, per raccontarvi i giorni di un giovane scrittore precario.

Ieri siamo arrivati a Roma verso le cinque e mezzo del pomeriggio. Alex aveva preso un intercity prima delle dieci, aveva da lavorare a Roma. Zabaglio era sceso a Latina. Io e Ghelli, salutato Piccolino alla stazione, siamo ritornati a casa a piedi. Volevo fare due passi. Chiacchierare. Abbiamo fatto il punto della situazione. Eravamo arrivati sino a qui. Oltre venti reading da dicembre a luglio, con una risposta di pubblico inaspettata. Il ritorno con la maratona letteraria, una serata eccezionale con tanti pregevolissimi autori che si sono alternati con noi sul palchetto del Simposio. Ci ripenso e sono contento. Avrò qualcosa da raccontare. C’era mia sorella diciottenne quella sera, tra una settimana si trasferisce a Roma per l’università, era venuta a fare il test d’ingresso e si era trattenuta qualche giorno. Anche per assistere all’evento che aveva organizzato il suo fratellone. Sono emozioni vivissime. Era pochi giorni fa. Quando stava per andare via le ho fatto conoscere Armati, ha fatto una tesina sulla contestazione studentesca e mi aveva chiesto qualche libro, tra i vari le avevo prestato Cuori Rossi, da cui aveva “appreso numerose notizie interessanti qua e là”. Mia sorella ha detto a Cristiano che il suo libro gli era stato utile perché “c’erano storie che sui libri di scuola non si trovavano”.

Qualche sera prima, a casa di Zabaglio, lui, una sua amica, mia sorella e il suo fidanzatino, io, la mia ragazza e Luca Piccolino, tutti insieme abbiamo piegato e spillato i libricini autoprodotti che portiamo in tour e che vendiamo ai reading ad un 1 euro per finanziare il nostro viaggio. Ad un tratto, potevano mancare venti alle undici, bussano alla porta. L’inquilino del piano di sotto era infastidito dal rumore della spillatrice. Aveva chiesto cosa stavamo facendo.

Alla maratona, considerata tutta la gente che è passata, non è che se ne siano venduti poi così tanti. Pensavo di più. Napoli invece ha risposto ben oltre le aspettative. Dovremmo arrivare agevolmente a Firenze e Bologna. Vi faremo sapere.

Che altro dirvi? Che forse sia giunta ora di andare a dormire che domani (cioè oggi, dopo il sonno) si parte? Vi ho detto che oggi mi ha chiamato Matteo Castagna per Radio Popolare Network Carrara e ho parlato di Scrittori precari? E ancora che ci sono diverse possibilità di altri reading? Insomma, pare che non ci sia un attimo da perdere e tante strade da percorrere. Siamo pronti. Ora vado davvero. Per coloro che sono nei pressi di Firenze, l’appuntamento è alla LibreriaCafé La Cité, in Borgo San Frediano 20r. Vi aspettiamo.

Sono molto contento. Io a Firenze ci sono stato solo una volta per due ore, di notte. Avevo vent’anni o giù di lì. È passato tanto tempo. O forse pochi anni, ma come se vite su vite mi abbiano vissuto.

È passato tanto tempo. Piccolino e Magini si incontreranno nuovamente dopo tanto. Era il periodo di Mostro e Rizoma, roba di nicchia. Io ero ancora sbarbatello.

Saluti e baci a tutti, ci si becca in giro.

Gianluca Liguori