Ora potete vendicarvi

ORA POTETE VENDICARVI
Invito ai lettori di Scrittori precari alla spietata critica di Caterina fu gettata.

di Carlo Sperduti

Ciao a tutti, mi chiamo Carlo Sperduti. A molti di voi, fortunatamente, questo nome non dirà nulla. Altri, meno benvoluti dal destino, si ricorderanno di mie apparizioni, più o meno fugaci, su questo blog o ai reading di Scrittori precari. Tutto cominciò nel marzo 2010 con Leggi il resto dell’articolo

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Caterina fu gettata

Riportiamo il “Prologo primo” del nuovo libro di Carlo Sperduti, intitolato Caterina fu gettata (Intermezzi, 2011), che, come precisa l’autore stesso nelle “Avvertenze” iniziali, non è un romanzo, a dispetto di quanto si legge nella quarta di copertina.
Ci basti dunque sapere, citando direttamente da queste istruzioni per il lettore, che:

L’autore si sente in dovere, d’altro canto – oltre che di parlare odiosamente in terza persona in queste righe preliminari – di dichiarare che nelle sue intenzioni c’è stata, semplicemente, la voglia di raccontare una storia così come gli è venuta in mente, evitando per quanto possibile “l’approfondimento della psicologia del personaggio”.

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Il silenzio perfetto

«Tuo nonno aveva la patente ma non ha mai guidato» dice Vera, sedendosi in cucina.

«Si è sempre vergognato di ammetterlo, ma girava solo in taxi e in monopattino.»

«È per questo che ebbe quell’incidente sbattendo contro il cartellone pubblicitario del mobilificio Fichera?» le chiedo, perdendo improvvisamente interesse per la maschera purificante all’argilla che sto mescolando nel vaso finto Ming, regalo dello zio Aristide.

«No, quello fu perché si era messo in testa di provare lo skateboard. Ma non aveva capito come svoltare a destra. A sinistra sì, però.»

«Lasciamo perdere. Non capisco perché tu debba tirare fuori questi ricordi dolorosi proprio adesso, lo sai che mi sconvolgono e poi non riesco più a ricordare se lo smalto per unghie color prugna californiana si abbini meglio al risotto ai quattro formaggi o alla trapunta in vera piuma d’oca.»

«Sei una povera pazza» sbuffa lei, aggiustandosi i capelli con la punta di un ombrello «lo sanno tutti che lo smalto non si usa più: molto meglio l’Alka Seltzer.»

«Vallo a dire a Thomas Stearns Eliot.»

«E’ stato tuo professore?»

«No, però è lui che ha detto che aprile è il più crudele dei mesi.»

«Sai che scoperta. Il tuo parrucchiere è nato ad aprile.»

«Anche tu, se non sbaglio.»

«Può essere. L’importante è che tu non vada a dire in giro l’anno, comunque.»

«Quando tu mi parli di anniversari, Vera, mi viene sempre in mente un’altra citazione: Sei come una stucchevole torta di compleanno; una torta di cui tutti, però, hanno assaggiato almeno una fetta.»

«Sarebbe riferita a me?» domanda lei incuriosita.

«Ma noooo, alla moglie del portinaio» rispondo, spalmandomi la maschera sul viso e gettando il vaso dalla finestra.

«Quella donna orribile! È sempre vestita come se fosse appena uscita dal cassonetto della raccolta indifferenziata» esclama Vera.

«Il marito poi sembra Danny De Vito, però più grasso.»

«Se è per questo, il figlio somiglia a Pete Doherty, però più fatto» conclude lei.

Poi si sistema una teiera in testa e se ne va, non senza aver prima dato un po’ di acido muriatico alle piante rampicanti del terrazzo.

Nel dormiveglia mi resi conto che, a mia memoria, quella era la prima volta che sognavo mia madre. Probabilmente non era un caso che il sogno non avesse avuto alcun senso logico, pensai, mentre mi riassopivo.

Ilaria Mazzeo

Estratto dal romanzo Il silenzio perfetto (Intermezzi editore)