Piuttosto che morire m’ammazzo – intervista a Guido Catalano

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[Come anticipato venerdì, il nostro poeta Andrea Coffami intervista il poeta Guido Calatano a pochi giorni dall’uscita del suo ultimo libro, Piuttosto che morire m’ammazzo, di cui, se l’avete persa,  potete leggere l’anteprima. Per gli autografi, troverete Guido Catalano al salone del libro di Torino, presso lo stand di Miraggi edizioni.]

Intervista scomoda a Guido Catalano

di Andrea Coffami

AC: Guido Catalano. È nato prima il nome o prima il cognome? Cosa ricordi dei tuoi primissimi giorni di vita? E del tuo primo reading?
GC: Del mio primo reading non ricordo quasi nulla. Ero sbronzo duro. Ai tempi – una dozzina di anni fa – per combattere l’ansia da prestazione bevevo come un cammello. Immagino che la resa di quei reading non fosse un granché. Ora bevo ancora come un cammello ma reggo un casino. Appena nato ho avuto un’ernia. Non lo ricordo ma ho uno sbrego nell’inguine che me lo rammenta.
AC: Ti rendi conto che tu per lavoro principale hai davanti alla bocca un qualcosa di nero e duro. In cosa si differenzia da te Moana Pozzi, oltre alla barba e al fatto che lei Leggi il resto dell’articolo

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Ora potete vendicarvi

ORA POTETE VENDICARVI
Invito ai lettori di Scrittori precari alla spietata critica di Caterina fu gettata.

di Carlo Sperduti

Ciao a tutti, mi chiamo Carlo Sperduti. A molti di voi, fortunatamente, questo nome non dirà nulla. Altri, meno benvoluti dal destino, si ricorderanno di mie apparizioni, più o meno fugaci, su questo blog o ai reading di Scrittori precari. Tutto cominciò nel marzo 2010 con Leggi il resto dell’articolo

Microintervista 1 – Fabio Genovesi

di Vanni Santoni

(La microintervista si svolge sempre e solo dal vivo. É composta sempre e solo di sei domande. Le risposte devono essere il più brevi possibile. La foto viene fatta sempre e solo sul momento, e con gli scadenti device dell’intervistatore.)

Fabio, oggi è uscito Morte dei marmi. Gioco di parole a parte, è un titolo piuttosto cupo. Anche il libro è cupo?
C’è della cupezza, sì, per la consapevolezza della fine di tante cose per come erano un tempo al Forte. Ma anche la gioia di chi balla sopra le macerie.

La collana Contromano di Laterza è tra le più riconoscibili oggi in Italia. Come vi si colloca Morte dei marmi?
Rimanendo ovviamente tra i Contromano dedicati a un luogo, sicuramente lontano da quelli di taglio celebrativo, e sicuramente vicino a quelli che esprimono una costante tensione tra amore e odio.

Se non lo facevi su Forte dei marmi, lo facevi su..?
Seattle. Mi piace, Seattle.

Relaziona Morte dei marmi ai tuoi due precedenti libri Versilia rock city e Esche Vive.
Scrivo sempre di ciò che vedo, quindi a volte avevo l’impressione di “togliere carne” a un futuro romanzo. Ma credo che fosse utile e necessario anche parlare del mio contesto di riferimento in termini più “reali” e diretti.

In una mail che ci siamo scambiati riguardo un altro libro, mi colpì una tua chiusa: “lo leggerò, purché sia senza orpelli”. Spiegati.
Odio l’orpello, la degustazione, il gadget. Detesto l’intingolo, amo solo il sodo.

Consiglia un libro italiano recente.
Le nostre vite senza ieri di Edoardo Nesi.

Let. In. 1

Let. In.
Antologia di letteratura inesistente a cura di Carlo Sperduti

Le intenzioni di Let. In. sono quelle di “fare entrare” (to let in) nella letteratura anche la letteratura che non esisterà mai; di “ammettere” (to let in) che ciò che non esiste è cosa interessante: da evocare, da valorizzare e da far rimanere rigorosamente inesistente; di “imbarcarsi in” (to let in) un’impresa del tutto gratuita per il solo piacere di giocare con la letteratura, atteggiamento purtroppo sempre più raro. Il funzionamento di Let. In. è molto semplice e accessibile a tutti:
1) Si prenda come bersaglio un’opera letteraria e se ne modifichi il titolo attraverso sottrazioni, aggiunte o sostituzioni di lettere, anagrammi, giochi di parole o anche per semplice assonanza. Si faccia in poche parole quel che si vuole col titolo d’origine, a patto che esso rimanga riconoscibile nel titolo ottenuto.
2) Si proceda allo stesso modo con i nomi dell’autore e/o dell’editore (operazioni facoltative).
3) Dati i risultati delle due operazioni precedenti (o solamente della prima), si spieghi attraverso una recensione, una sinossi, un saggio, un riassunto, un’intervista, una lettera, un commento o quant’altro il contenuto del nuovo libro inesistente.
Si sarà così scritto intorno a un libro, evitando il fastidio di farlo esistere.

BEST-SELLERS

R
di Luther Blisset

Prima edizione con refuso di copertina del best-seller Q di Luther Blisset.

Angelo Zabaglio a.k.a Andrea Coffami

Prima che tu dica “stronzo”
di Italo Calmino

A volte i libri in cui ci s’imbatte per caso e di cui non si conosce l’autore neanche per sentito dire (l’ignoranza di chi scrive non è mai poca) ci riservano delle sorprese graditissime. È questo il caso di un piccolo capolavoro firmato Italo Calmino, scovato in una vecchia cantina di un amico durante un trasloco. Lo snello e agile volume cui ci riferiamo, indirizzato ai soli maschietti, s’intitola Prima che tu dica “stronzo”, ovvero 101 modi di mettere le mani avanti con la propria donna prima di affrontare un argomento scomodo.
Il titolo la dice lunga: se volete a tutti i costi evitare scenate e insulti, questo libro vi guiderà passo dopo passo verso la saggezza.
Dalla stessa arguta penna: Se una notte m’inforno un viaggiatore (horror), Il castello dei festini incrociati (erotico), Il barone arrapante (porno).
Una stupefacente dimostrazione di come si possa far passare per sacrificio la propria bassezza morale: da non perdere (Men’s Shame)

Carlo Sperduti

Gli interessi in provincia
di Giovanni Fantoni

Giacomo, il Milla, il Dumpe, il Felpa: quattro giovani disoccupati decidono di candidarsi alle elezioni provinciali per coronare il loro sogno: aprirsi un bar. I quattro riescono miracolosamente a essere eletti, soprattutto grazie ai voti dei giovani che premiano l’originale campagna elettorale dei quattro: regalano le droghe più svariate in cambio della preferenza. Una volta consiglieri provinciali, questi ragazzi riescono addirittura a far diventare il Milla assessore che, grazia ai soldi delle tangenti per gli appalti, riesce a trovare i fondi per coronare il sogno suo e dei suoi tre amici, un bar frequentatissimo che diventa il più importante snodo di spaccio di tutta la regione, anche grazie alla copertura delle forze dell’ordine che non mettono il naso negli affari dei politici.
Splendido romanzo di Giovanni Fantoni che dipinge magistralmente sogni e speranze di una generazione che non vuole perdere tempo.

Gianluca Liguori

L’uomo che scambiò sua moglie per un Campiello

Oliviero Oboe ha tutto per essere felice: un matrimonio d’amore, un lavoro gratificante, un male incurabile. Cosa si può desiderare di più, infatti, di una moglie muta, della soddisfazione di comminare contravvenzioni, della libertà di autocompatirsi senza freni con colleghi, amici e parenti? Un premio. Oliviero Oboe non si capacita del perché al suo settimo romanzo non è ancora riuscito a ottenere un premio da uno qualsiasi dei principali concorsi letterari nazionali. Eppure ha un talento indiscutibile: sua moglie non manca di commuoversi copiosamente sulle sue pagine, colleghi, amici e parenti si sperticano in complimenti, confessano la propria invidia, lo implorano di non smettere mai di scrivere. Una sola può essere la spiegazione: la mafia delle case editrici.
Questo romanzo racconta l’epopea di un gruppo di coraggiosi (Oboe, sua moglie Cloris, e i due colleghi pizzardoni di Oboe, Borghetti e Averna) che sfidano l’impero editoriale italiano per dare voce a un romanzo in cui credono più che in se stessi.
L’idea viene al Borghetti quando scopre che il presidente della giuria del Premio Campiello per l’anno successivo sarebbe stato Alberto Albertinis, un usuraio salito agli onori della cronaca per aver fondato una banca di lusso per correntisti vip ma soprattutto, elemento fondamentale in questa storia, concittadino. Il piano è semplicissimo: seppellire di contravvenzioni l’Albertinis fino a ottenere la vittoria per l’ultimo romanzo di Oboe, un tomo di ottocento pagine dal titolo: Non solo fregnacce. Ma la via della gloria non può che essere costellata di ostacoli che mettano alla prova il valore di chi osi tentare di ottenerla: l’Albertinis, essendo schifosamente ricco, naturalmente dispone di un box privato per la sua Ferrari giallo canarino. Dopo momenti di indicibile scoramento in cui i protagonisti non risparmiano cazzotti al muro e bestemmie al cielo, Cloris, che fino a quel momento è rimasta in silenzio, ha un’idea. E così, nel cuore di quella stessa notte, travestita da prostituta per non dare nell’occhio, la signora Oboe si avvicina di soppiatto al box dell’Albertinis per sabotare cellule fotoelettriche in nome della letteratura. Ma proprio quando niente sembra perduto, sotto gli occhi di Oboe e dei colleghi appostati dietro un parchimetro, ecco accadere l’imprevedibile: la Ferrari, da 100 a zero in 3,27 secondi, si ferma davanti al palazzo, davanti al box, davanti a Cloris. L’Albertinis scende dalla macchina, s’incapriccia da zero a 100 in 2,23 secondi della donna, e se la porta in casa.
Ecco il testo dello struggente biglietto con il quale, alcune settimane dopo un lungo silenzio, Cloris comunica al marito il suo estremo dono d’amore: «Mi ama. Non lo amo. Il premio è tuo. Addio.»
Oboe, distrutto dal dolore, maledice il premio, si ricorda di essere affetto da un male incurabile e muore. Il premio viene assegnato postumo. Non solo fregnacce vende un milione di copie in sei mesi. Il piccolo editore, al quale l’Oboe pochi mesi prima aveva versato 2.500 euro (di cui 2.000 al nero) per pubblicare il proprio manoscritto, diventa il maggior editore librario nato in Italia almeno nell’ultimo quarto di secolo.

 Carolina Cutolo

Roma violenta – Liguori intervista Moretti

Sono trascorsi alcuni mesi dall‘ultima volta che ho intervistato, in occasione dell’uscita del romanzo Il senso del piombo, Luca Moretti. Quell’intervista è stata veicolo di discussioni accese e riportata in parecchi forum della destra radicale. Dopo la storia di Giusva Fioravanti e dei Nar, lo scrittore trentacinquenne torna nelle librerie, sempre per i tipi di Castelvecchi, con Roma violenta, un libro scritto a quattro mani col rapper Duke Montana. Torniamo a scambiare quattro chiacchiere con lui. Leggi il resto dell’articolo

SP intervista TQ – parte seconda

Ecco la seconda cinquina di domande a Sara Ventroni (SV) e Alessandro Raveggi (AR), tra i firmatari dei manifesti TQ. Coloro che avessero perso la prima parte dell’intervista possono leggerla qui.

SP: I partecipanti alla prima riunione nella sede della casa editrice Laterza (di cui peraltro non è mai uscita la lista) sono stati reclutati attraverso gli inviti, autonomi e spontanei, da parte dei cinque firmatari dell’articolo. Sempre i più maliziosi, però, hanno notato che si trattava perlopiù di autori che hanno pubblicato (o che stanno per pubblicare) con Minimum Fax, Fandango, Contromano Laterza, Einaudi (e qualche Mondadori) e di addetti ai lavori che ruotano attorno a queste case editrici. In un post pubblicato qui su Scrittori precari Enrico Piscitelli faceva notare che il 46% dei 54 fondatori di TQ ruota attorno all’orbita Minimum Fax e sospettava che, dietro “tutto questo parlare”, ci sia l’interesse di rafforzare un “gruppo” già esistente. Che ne pensate? Leggi il resto dell’articolo

Il senso del piombo – Reloaded

Mi chiedete chi è Carlos Reutemann, se esiste un’organizzazione dietro questa sigla. Rispondo no, non è stata la sigla di un’organizzazione unica, con organi dirigenti, con capi, programmi e riunioni periodiche. Non esiste un’organizzazione che abbia questo nome e che sia comparabile alle Brigate Rosse o a Prima Linea. Non esiste nemmeno un livello minimo di organizzazione. Ogni gruppo armato che si è formato anche occasionalmente nel nostro ambiente, fosse anche per una sola azione, ha potuto usare questa sigla. D’altra parte non c’è stato modo per impedirlo. Mi chiedete se siamo o siamo stati fascisti, vi rispondo che i fascisti del dopoguerra non sono mai esistiti e che candidamente qualcuno può solo aver pensato, o per meglio dire immaginato, di essere fascista. Di Mussolini non me n’è mai importato niente: non ho mai pensato che fosse una gran persona. Quando sentivo dire: “Uccidere un fascista non è reato” non pensavo al Duce o al Ventennio, ma all’unica persona fascista che conoscessi, mia madre.  

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