Diario di bordo – Firenze

Giornata faticosa. Comincia in redazione, ma in realtà è già iniziata ore prima con comunicazioni spiacevoli, con gesti “avventati” forse. Alla fine ci si convince che “così è la vita” e vabbè.
In redazione tutto scorre velocissimo in questi giorni, c’è un bel martellare.
Penso ai precari in viaggio verso Firenze e a quanto si potrà lamentare il Ghelli, quanto potrà essere molesto Zab e le risate del duo Piccolino-Liguori.
Mi sarebbe piaciuto stare insieme a loro. Il lavoro però è troppo urgente in questo momento.
Controllo che ci siano notizie riguardanti il collettivo, stasera lavoro l’intervista per Sololibri.net e a cena mi vedo con l’ineguagliabile Pierpaolo Di Mino (compagno Orco di mille avventure). L’incontro sarà teso alla scuola romana, a esperimenti letterari e naturalmente a sinergie che prevedono la partecipazione dei precari.
Intanto scopro che ci sono molti collettivi (Brigata Giglio, Il rifugio dei Moai) e ghigno. Perché siamo in tanti. Forse si potrebbe dire in troppi. Ma siamo tanti. E si possono fare belle cose.
Stanotte preparo Milano. Andrò nella mia Milano. Sarà un reading molto importante per me. Estremamente. Avrò anche il piacere di condividerlo con la musica dei FLUIDO con Daniele Chiesa alla voce, un vecchio (di data) amico.
I precari faranno festa. Io con loro. Firenze e Roma sono vicine con i pensieri.

Alex Pietrogiacomi

Firenze me la ricordavo a piedi, ma arrivarci in auto è un’altra cosa. Attraversiamo l’Arno due tre volte, senza sapere dove poterci fermare. Alla fine capiamo che più di tanto non si può, e così Firenze ritorna città da saggiare col piede, sotto un caldo che sembra un secondo agosto. Camminiamo fino a Borgo San Frediano, poi attraversiamo l’Arno e ci mescoliamo ai pellegrini che scattano foto ovunque, incrociando gli sguardi con gli obiettivi. Camminiamo tutto il giorno, avanti e indietro con pacchi e paccotti, le gambe che mi sono diventate un pezzo di legno dai polpacci in giù. Per cena ordino una braciola fritta con patate, che mi ricorda i mercati col mì nonno, e a La Cité apprezzano quando leggo di come lo seguivo da bambino sul camion, col culo stretto per la paura di finire di sotto. Tra il pubblico c’è anche il Tabacco, cantante degli Elton Junk; uno che con la voce che si ritrova dovrebbe andare su tutte le radio, ma qua siamo in Italia e si sa come girano le cose. Ci sono anche un sacco di scrittori, redattori di fanzine, lettori che hanno preferito le nostre parole alla bolgia del concerto in Santa Croce. C’è anche Vanni, che legge un pezzo del nuovo romanzo a cui sta lavorando, e quando è il mio turno di fare lo stesso il culo mi si stringe proprio come quando giravo in camion col nonno, perché il pezzo di Vanni è bello davvero. Poi mi accorgo che qua non c’è nessun burrone nel quale cadere, e allora parto, che tanto sono ancora all’inizio, e da camminare ce n’è ancora, di nuovo verso l’auto a prender gli zaini, e poi indietro verso casa di Vanni attraversando ponti su ponti mentre gli spazzini notturni compiono il loro lavoro e raccolgono cocci mentre noi raccogliamo parole…

Simone Ghelli

Quasi le cinque del mattino. Vanni dorme mentre qui di sotto è una fabbrica di scrittura. Ghelli al pc, Zab col portatile, Piccolino sul suo block-notes verga a penna il suo resoconto che poi dovrà ribattere.

“Non scrivere troppo che poi ti tocca riscriverlo!”, dico io.

“Non ti preoccupare. Se si deve fare si fa, è bello a quest’ora tutti qui a scrivere…”

Intanto si guarda pure le foto e si ride a crepapelle. Ci divertiamo un mondo, la lettura anche a Firenze è andata benissimo, gli ospiti, tutti fantastici, Vanni Santoni, Ilaria Giannini, Gregorio Magini e i giovani del Collettivomensa. Un’altra grande serata, ho conosciuto tanta bella gente, e un altro giorno andato.

Sono a pezzi, scrivere stanotte è difficile, lascio stare e mi rilasso un po’. Tra meno di cinque ore sveglia. Salutiamo Firenze e via verso Bologna. Andiamo avanti così.

Gianluca Liguori

Avevamo due giorni liberi, dopo la data di Napoli. Li abbiamo trascorsi a Roma.

C’erano parecchie cose da preparare.  Altri libretti da spillare, ciddì da registrare e copertine da ritagliare.

Dovevamo riassettare la Liguori-mobile e chi più ne ha più ne metta.

Due giorni sono passati in un attimo, inutile dirlo.

Firenze dunque. Erano anni che non passavo di qua. Sembra essere poco cambiata dall’ultima volta.

Un pomeriggio passato a fare i turisti.

Sentiamo la mancanza di Pietrogiacomi in realta e sappiamo che la sentiremo di più, una volta giunti all’ora del nostro reading.

Il locale si chiama La Cité, è in centro, in Borgo San Frediano.

Incontro dei vecchi amici. Amici che anni fa hanno condiviso con me una parte importante della mia vita. Mi torna in mente la mia militanza in Rizoma rivista letteraria indipendente autoprodotta.  Mi tornano in mente le collaborazioni avute in quegli anni con Mostro, rivista letteraria fiorentina che vedeva tra le sue fila proprio Gregorio Magini e Francesco D ‘Isa. Li rincontro dunque qui, dove li avevo lasciati anni fa. Come me sono cambiati ma hanno mantenuto intatta la passione e la voglia di fare.

Il reading fila liscio. Liguori è sicuro di se e non sbaglia. Ghelli riceve parecchi complimenti per il racconto su suo nonno (del resto è stato eletto capogruppo in quanto madrelingua). Zabaglio è pirotecnico, come al solito, io ce la metto tutta ma non guardo mai il pubblico e alla fine Zab me lo fa notare. Intevengono inoltre Ilaria Giannini, Vanni Santoni, Gregorio Magini e i ragazzi del Collettivomensa. Dei ragazzi appunto che mi ricordano così tanto me, Francesco e Gregorio, qualche anno fa.

A questo punto realizzo che sto un po’ invecchiando. Non molto ancora, certo, ma sto invecchiando lo stesso.

Sono bravi però quei ragazzi e le malinconie fuggono in fretta.

Dormiamo da Vanni Santoni che oltre al talento sembra avere un’altra dote. La pazienza.

Così non ci butta fuori a calci in culo da casa sua nonostante siano le sei del mattino e noi stiamo facendo un casino a scrivere il nostro diario di bordo.

Luca Piccolino

Sull’autostrada si fa il pieno e ci fermiamo a mangiare. Io in tempi precari mi compro una baghetta e i salamini piccanti che inserisco all’interno in un gesto d’amore e di passione. E si riparte alla volta di Firenze. La si giunge a Firenze e madonna impestata il navigatore di ‘sta gran fava non ci dice che la vettura non può entrare al centro storico ed il locale dio bono è al centro e lasciamo la macchina distante che la siamo costretti a camminare ore che i piedi ora son stracci a furia di camminare tra monumenti che fissano i turisti cinesi. E la lettura inizia e Vanni Santoni apre le danze e noi s’inizia a leggere e alla gente pare gli garbino parecchio questi Scrittori precari e la si vendono tanti dischi e tanti libelli piccini che così si arriva fino a Bologna e magari la si torna a Firenze a vederci la casa dei Medici (che io mi chiedo la casa dei Pazienti la dove si trova? Di fronte?). Ora si è a casa del Vanni che m’ha regalato una maschera del lottatore anni ’70 El Santo che mi sento contento come a natale da piccino quando ero felice dei regali. Dio bono!

Andrea Coffami

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Diario di bordo – Prima di partire per un lungo viaggio

Roma, 22 settembre 2009. Mezzanote passata.

Le lancette dell’orologio hanno superato le dodici anche stanotte. Sono stanco e ancora non pienamente ristabilito dal raffreddamento o influenza che mi ha colpito, ma non ho sonno. Domani saremo a Firenze, pare che ci aspettino. Con noi ci saranno a leggere Vanni Santoni e Ilaria Giannini, ci potrebbe essere anche qualche altro ospite, ma non vi anticipo niente, dovrete venire lì, se Firenze vi è raggiungibile, oppure aspettare il prossimo appuntamento con il nostro diario. I ragazzi mica lo sanno che mi son messo a scrivere questo post. Non lo sapevo neanche io. È venuto fuori da sé. Avevo voglia di scrivere, e sebbene sia ancora a casa mia, mi sento in tour, questa avventura fantastica con questi giocolieri della parola, questi amici, questi scrittori.

Oggi ho stampato quelle due parti del romanzo di cui vi dicevo ieri. Magari gli darò una rilettura durante il viaggio, può darsi che proverò a sondare qualcosa, o forse no, forse meglio leggere… è inutile pensarci adesso, tanto poi decido sempre pochi minuti prima della lettura.

Dicevamo di domani sera, cioè stasera, è martedì, siamo al 22 di settembre, si entra nel vivo dell’azione. Firenze ci aspetta. Obiettivo libreria La Cité, Borgo San Frediano 20r.

Dovrei andare a dormire, ma qualcosa mi preme qui, seduto davanti a uno schermo sporco, a battere le mie dita sui tasti, freneticamente, per raccontarvi i giorni di un giovane scrittore precario.

Ieri siamo arrivati a Roma verso le cinque e mezzo del pomeriggio. Alex aveva preso un intercity prima delle dieci, aveva da lavorare a Roma. Zabaglio era sceso a Latina. Io e Ghelli, salutato Piccolino alla stazione, siamo ritornati a casa a piedi. Volevo fare due passi. Chiacchierare. Abbiamo fatto il punto della situazione. Eravamo arrivati sino a qui. Oltre venti reading da dicembre a luglio, con una risposta di pubblico inaspettata. Il ritorno con la maratona letteraria, una serata eccezionale con tanti pregevolissimi autori che si sono alternati con noi sul palchetto del Simposio. Ci ripenso e sono contento. Avrò qualcosa da raccontare. C’era mia sorella diciottenne quella sera, tra una settimana si trasferisce a Roma per l’università, era venuta a fare il test d’ingresso e si era trattenuta qualche giorno. Anche per assistere all’evento che aveva organizzato il suo fratellone. Sono emozioni vivissime. Era pochi giorni fa. Quando stava per andare via le ho fatto conoscere Armati, ha fatto una tesina sulla contestazione studentesca e mi aveva chiesto qualche libro, tra i vari le avevo prestato Cuori Rossi, da cui aveva “appreso numerose notizie interessanti qua e là”. Mia sorella ha detto a Cristiano che il suo libro gli era stato utile perché “c’erano storie che sui libri di scuola non si trovavano”.

Qualche sera prima, a casa di Zabaglio, lui, una sua amica, mia sorella e il suo fidanzatino, io, la mia ragazza e Luca Piccolino, tutti insieme abbiamo piegato e spillato i libricini autoprodotti che portiamo in tour e che vendiamo ai reading ad un 1 euro per finanziare il nostro viaggio. Ad un tratto, potevano mancare venti alle undici, bussano alla porta. L’inquilino del piano di sotto era infastidito dal rumore della spillatrice. Aveva chiesto cosa stavamo facendo.

Alla maratona, considerata tutta la gente che è passata, non è che se ne siano venduti poi così tanti. Pensavo di più. Napoli invece ha risposto ben oltre le aspettative. Dovremmo arrivare agevolmente a Firenze e Bologna. Vi faremo sapere.

Che altro dirvi? Che forse sia giunta ora di andare a dormire che domani (cioè oggi, dopo il sonno) si parte? Vi ho detto che oggi mi ha chiamato Matteo Castagna per Radio Popolare Network Carrara e ho parlato di Scrittori precari? E ancora che ci sono diverse possibilità di altri reading? Insomma, pare che non ci sia un attimo da perdere e tante strade da percorrere. Siamo pronti. Ora vado davvero. Per coloro che sono nei pressi di Firenze, l’appuntamento è alla LibreriaCafé La Cité, in Borgo San Frediano 20r. Vi aspettiamo.

Sono molto contento. Io a Firenze ci sono stato solo una volta per due ore, di notte. Avevo vent’anni o giù di lì. È passato tanto tempo. O forse pochi anni, ma come se vite su vite mi abbiano vissuto.

È passato tanto tempo. Piccolino e Magini si incontreranno nuovamente dopo tanto. Era il periodo di Mostro e Rizoma, roba di nicchia. Io ero ancora sbarbatello.

Saluti e baci a tutti, ci si becca in giro.

Gianluca Liguori