La futura classe dirigente

La futura classe dirigente (Minimum Fax, 2009)

di Peppe Fiore

 

«Mi chiamo Michele Botta, vivo a Roma da otto anni, mangio poco, porto il quarantaquattro di piede, mi vesto fighetto finto stradaiolo, ho la erre rotacizzata, qualche atteggiamento fisico da checca nevrotica anche se mi piace la fregna, e l’abitudine di dormire in posizione fetale abbracciato al cuscino per svegliarmi ogni singola mattina della mia esistenza in un nodo di crampi».

 

Così si descrive – in uno dei tanti monologhi di cui è puntellato il romanzo – il protagonista del libro di Peppe Fiore, scrittore napoletano classe 1981.

Michele Botta è un io narrante in continua tensione emotiva, sempre sull’orlo di una crisi di nervi – per dirla alla Almodóvar – in bilico tra ciò che sono i suoi desideri e ciò che gli prospetta quotidianamente la sua vita. E la quotidianità lo annichilisce. Lavora per realizzare un format televisivo dal titolo “Qua la zampa!” per il vasto pubblico – una sorta di reality show con protagonisti dei cani – che, alla fine, non riuscirà neppure ad essere messo in onda. Intanto ha dei genitori sempre presenti nella sua vita: sua madre lo chiama e gli rinfaccia quotidianamente la sua “assenza”, la sua non partecipazione emotiva alla vita familiare – c’è il loro gatto spelacchiato che ormai sta morendo e Michele non vuole tornare a Napoli per dargli l’ultimo saluto. Le aspettative dei suoi genitori soffocano Michele, lo lacerano. Non c’è nulla che sembri andare mai nel verso giusto. Roma è una città che diviene angusta, torrida, rabbiosa e priva ormai di ogni residuale umanità.

Cosa resta?

Michele sviluppa “dipendenze seriali” continuando a guardare il suo Dr. House per rilassarsi, è sempre più preda dei suoi tic e delle sue manie. Che lo voglia o meno, che senta o meno la responsabilità di «affacciarsi sull’orlo dei propri ventisei anni dal bordo di un divano (sfoderabile)», al protagonista non resta che lottare per sopravvivere all’Italia del berlusconismo sfrenato, dei nani e delle ballerine, del non senso delle emozioni più profonde.

Ironico, sarcastico, pungente, dissacrante, Peppe Fiore non risparmia niente e nessuno nella sua analisi impietosa. Eppure al lettore – nonostante alcuni passaggi davvero esilaranti, nonostante la scrittura pirotecnica e mirabolante – resta un retrogusto amaro sotto il palato. Michele Botta siamo un po’ tutti noi. Michele Botta sono i nostri sogni infranti, il nostro navigare a vista, la nostra assenza di “pensieri lunghi”, il nostro precariato lavorativo ed emotivo. Un romanzo imperdibile, da leggere con calma, senza fretta, soffermandosi sui particolari, sorridendo ed infuriandosi, lasciando che le emozioni fluiscano, gustando ogni passaggio.

E – alla fine – tornando a sognare che ci sarà sempre «un sorriso per difendersi e un passaporto per andare via lontano» come canta Francesco De Gregori.

Serena Adesso

Trauma cronico – Saluti e baci

Eccoci giunti all’ultimo appuntamento dell’anno con Trauma cronico, la rubrica va in vacanza per tornare domenica 3 gennaio 2010; segnatelo sul calendario nuovo di zecca, programmate la sveglia del cellulare, scrivetelo sui muri.

Sono un po’ stanco, la rete sfianca, devo disintossicarmi per qualche giorno del web. Negli ultimi mesi ho lavorato tanto per questo blog, appuntamento quotidiano per un numero sempre maggiore di lettori, voi, che ci date la forza di continuare a ricercare contenuti sempre nuovi. Colgo l’occasione anche per ringraziare a nome mio e di tutto il collettivo i tanti amici, scrittori ma non solo, a cui chiediamo di contribuire alla causa.

Per il nuovo anno speriamo di portarvi nuovi autori, giovani promettenti e firme già riconosciute nel panorama letterario nazionale. C’è qualcuno che sta già lavorando per noi, e per voi.

Il blog continuerà ad essere aggiornato ancora per qualche giorno, poi si prendrà un po’ di vacanza. Mertitata? Ditelo voi…

Domani c’è il consueto appuntamento del lunedì con la “Poesia precaria”, la rubrica di Andrea Coffami e Luca Piccolino. Vi anticipo solamente che ospiteremo una poetessa bravissima che ha letto ad un paio di reading insieme a noi. Avete capito? Scopritelo domani.

Martedì pubblichiamo la seconda parte del racconto diviso in tre di Daniele Vergni, L’inferno (il terzo sarà online il 5 gennaio).

Mercoledì infine chiudiamo i battenti rinnovando l’appuntamento per sabato 2 gennaio 2010 con l’undicesimo episodio del feuilleton politico surreale e grottesco di Simone Ghelli, La banda dello stivale, ovvero la Seconda Unità d’Italia.

Per concludere ho piacere di segnalarvi qualche titolo di autori italiani usciti nell’ultimo biennio che ho letto quest’anno e che vi consiglio assolutamente. Purtroppo ne dimenticherò qualcuno, di quelli letti, e tanti, di quelli che ancora non sono riuscito a leggere. Ma credo di potervi dare ottimi suggerimenti. Leggete, e fatemi sapere.

Ecco a voi la mia piccola lista in ordine sparso:

Giorgio Vasta, Il tempo materiale

Giuseppe Genna, Italia de profundis

Vanni Santoni, Gli interessi in comune

Claudio Morici, La terra vista dalla luna

Peppe Fiore, La futura classe dirigente

Cristiano Cavina, I frutti dimenticati

Luca Moretti, Cani da rapina

Ed infine, perché no, Il cagnolino rise, l’omaggio a John Fante di vari autori, tra cui i precari Ghelli, Zabaglio e il sottoscritto.

Buone letture e fate i bravi.

Gianluca Liguori