Caduta libera

di Claudia Boscolo

lunapic_136558704482256_1C’era una volta il bar con i suoi tavoli di formica porpora e le tovagliette di cotone a quadri color brodo, l’aroma di caffè così forte che saliva quasi la nausea entrandoci. C’erano in un angolo i soliti noti con il giro di briscola, e c’era un supporto al muro con dei ganci da cui si potevano staccare le stecche di legno su cui erano assicurati i quotidiani. C’era sempre quello che quando entravi da sola ti squadrava e scuoteva la testa, mai capito perché. Ora, con questi ciottoli intrappolati nella resina e le superfici cromate lucidissime, la prassi del cappuccino si intride di una tristezza siderale. Il bar è diventato un luogo di donne, che notoriamente non giocano a briscola e il quotidiano lo preferiscono posato su una mensola, con una pianta di fianco, un anthurium, un’azalea, come a casa.
C’è da stringersi nel cappotto. C’era una volta la temperatura tropicale dei bar, per cui nel momento stesso in cui varcavi la soglia dovevi toglierti al volo sciarpa e guanti sennò rischiavi un attacco di ipertensione. Ora fa freddo anche nei bar, si fa fatica a togliere tutto, spesso si rimane in cappotto, e si fa: brrr, sperando in uno sguardo empatico, ma la gente è brutta e incazzata nei bar, non c’è più lo scemo che ti fa la battuta, semmai qualche allusione al ventennio appena trascorso, ma si rischia sempre che l’umore butti sul rancido, per cui manco più quella. Si cammina sulle macerie, e si sta attenti a non ferirsi i piedi, questo succede anche al bar, anzi soprattutto al bar. Leggi il resto dell’articolo

Montecitorio Wrestling Federation /3

[Puntate precedenti: 1 – 2]

di Matteo Pascoletti

La situazione di due uomini sul ring che fingono di lottare, ripetuta più volte in una sera con diversi contendenti, e ripetuta per una o più sere a settimana durante un intero anno, può alla lunga risultare monotona. Ciò a dispetto della bravura dei booker e dei lottatori, e a dispetto della qualità dei siparietti recitati (gli angle). Una federazione del resto ha un numero limitato di lottatori, per cui i protagonisti dei feud sono destinati a incontrarsi di nuovo. Per far sì che ciò avvenga il più tardi possibile, si ovvia in genere in quattro modi.
Il primo modo è ingaggiare lottatori nuovi, anche per far fronte a eventuali infortuni, o per migliorare la qualità dello show.
Il secondo modo è il cambio di gimmick. Non è necessario che il lottatore cambi da face a heel o viceversa, per il cambio di gimmick. L’importante è che anche qui ci sia una motivazione che mantenga la kayfabe. Un cambio di gimmick modifica i match del lottatore, perché una gimmick diversa solitamente comporta una diversa finisher e differenti mosse tipiche.
Il terzo modo è il turn: un wrestler face diventa heel, o viceversa. È necessario che il cambiamento sia giustificato, altrimenti la kayfabe sarebbe compromessa. Per esempio due lottatori face, di solito grandi amici e membri della stessa stable, possono litigare perché entrambi innamorati della stessa donna, anch’essa lottatrice della federazione, e iniziare una rivalità: i litigi proseguono anche durante gli incontri, finché uno dei due, per gelosia, non decide di barare per far perdere l’amico, oppure arriva ad attaccarlo a tradimento. Il turn heel è allora servito. Questo cambia la dinamica dei feud del personaggio, anche perché recitare il ruolo del cattivo richiede capacità diverse rispetto a recitare il ruolo del buono. A volte i booker si limitano a giocare sul filo del turn, vedendo di serata in serata le reazioni del pubblico mentre l’allineamento del lottatore si muove entro la zona grigia che precede il cambiamento; questo permette ai booker di capire se il turn convenga o meno, rivedendo all’occorrenza i piani. Leggi il resto dell’articolo