Diario di bordo – Napoli

Tutta colpa dei precari. Stavo scrivendo il mio nuovo romanzo, ho lavorato alla brutto dio per 24 giorni, dal 1 agosto fino al 24, chiudendo le prime due parti, poi al lavoro (quello che mi occorre per pagare l’affitto della mia stanza e il cibo e pochi vizi) mi hanno costretto a fare straordinari (che è pure una cosa buona, visto che sto con “le pezze ar culo”, ma c’è sempre la storia maledetta del tempo che manca per scrivere), poi sono tornati i precari dalle loro più o meno vacanze, c’era da organizzare il tour e la maratona letteraria, e addio scrittura. Affanculo il mio romanzo. Per adesso ho scritto le prime due parti e stanno bene lì, a riposare. Troverò il tempo per riprendere, adesso sono qui nella mia stanza a Roma, sono tornato da qualche ora da Napoli, devo scrivere questo pezzo d’apertura del diario di bordo del tour precario, alla mail ci sono già i pezzi di tutti gli altri, sono in ritardo ma va bene lo stesso. Debbo distillare il tempo inquinato dagli imprevisti.

Napoli è cominciata a Roma.

È tra le mura capitoline, dove il collettivo è nato, cresciuto ed ha cominciato a farsi conoscere, che abbiamo ricominciato. Giovedì 17 settembre, a San Lorenzo, al Simposio, il ritorno del nostro reading itinerante dopo la pausa estiva, volevamo qualcosa di memorabile, e credo che ci siamo riusciti, grazie ai tanti bravissimi ospiti presenti in sostegno della nostra causa e di un pubblico meraviglioso.

Si sono alternati a noi nelle letture Antonio Romano, Girolamo Grammatico, Ilaria Mazzeo, Cristian Giodice, Dario Falconi, Peppe Fiore, Roberto Mandracchia, Alessandro Hellmann, Luca Moretti, Cristiano Armati, Dario Morgante, Massimiliano Coccia e Vanni Santoni.

Ha suonato per noi Mad. Res. Klern (cliccate sul suo nome e andate ad ascoltare la sua musica sul suo myspace)

Ne approfitto per ringraziare pubblicamente tutti a nome mio e di Scrittori precari.

Tra qualche settimana nascerà un nostro canale youtube dove potrete vedere e ascoltare tutti gli scrittori che hanno partecipato alla maratona letteraria, seguiteci qui e appena sarà pronto ve lo comunicheremo.

Quindi Napoli.

Al mattino sveglia alle sette meno un quarto. Solito risveglio e poi al lavoro. Ultimo giorno e poi in ferie per una settimana. Sono pronto, l’ultimo sforzo, intanto che sono ancora convalescente, il primo freddo e l’acqua addosso della prima copiosa pioggia mi avevano causato un brutto raffreddore e una tosse tremenda che aggredisco continuando a fumare, poi a casa per una doccia al volo e via di corsa verso la stazione dove trovo ad aspettarmi Alex e Luca. Dopo qualche minuto arriva Simone ed eccoci pronti. Zabaglio salirà a Latina.

Fame. Dovevo mangiare qualcosa, avevo i crampi allo stomaco e mi sentivo debole. Un panino pietoso all’autogrill dentro la stazione Termini, che poi se ci pensate, non molti anni fa gli autogrill erano solamente sulle autostrade, adesso sono dappertutto, a maggio mi sono spesso nutrito ai loro chioschetti che si trovavano ovunque all’interno della Fiera Internazionale del Libro di Torino.

Fatti i biglietti, saliamo sul treno. Dopo dieci minuti mi telefona Zabaglio, dice che non sa se riesce a prendere il treno, sta male. Panico generale. Poi arrivati a Latina Zabaglio chiama Simone e chiede a che vagone siamo. La comitiva era riunita.

Alex faceva foto in continuazione, alcune le trovate già sul nostro Flickr. Si ride, si scherza, si discute e il viaggio è già qualcosa che vale la pena di esser vissuta.

Arrivati a Napoli, metro fino a Montesanto ed a piedi superiamo piazza del Gesù e siamo presto davanti alla Ubik.

Questa città folle e magica ci avvolge. Riconosco echi della lingua delle mie origini, sono vicini i luoghi che mi hanno dato i natali, dove sono cresciuto, Napoli che è Napoli, da secoli e secoli scriviamo di questo luogo mitico, una storia millenaria, infinita, tutta da raccontare.

Davanti alla libreria c’è Raffaella con Pino Imperatore. Ci presentiamo, facciamo un giro nella libreria e intanto arriva pure il giovanissimo Marco Marsullo. Sono i primi tre pezzi della Brigata Parthenope, un collettivo di scrittori campani. Marco lo avevo conosciuto in fiera a Torino, me lo presentò Dario Falconi.

Presto ci raggiunsero anche gli altri “brigatisti”. Si decise di andare a prendere qualcosa da bere. Ci allungammo di due passi a piazza San Domenico e lì chi prese una birra, chi un caffè, chi una coca cola e chi una cedrata. Era una bella tavolata numerosa.

E finalmente il reading.

Abbiamo presentato i due collettivi e poi abbiamo letto un po’ di cose. Una bella serata. Tra il pubblico c’era Francesca, una ragazza che ci aveva conosciuto attraverso internet e ci aveva proposto una serata a Benevento, e a fine presentazione, mentre si parlava di cosa fare per la serata, lei disse che sarebbe stata al Perditempo, un posto dietro piazza Bellini. Disse che sarebbe stato un bel luogo per fare un reading.

“Andiamo mo’, vediamo se possiamo fare qualcosa stasera”, buttai in mezzo io.

Ed eccoci lì, il posto era accogliente e le persone squisite. Mentre leggevo, una vecchia, matta, con dei santini in mano, mi fissava. Io sono sbottato a ridere. Insomma, una serata meravigliosa, siamo stati apprezzati, hanno preso parecchi librini. Sarebbe da raccontare ogni istante, ogni frammento di tempo, di vita vissuta, ma credo che io mi sia dilungato già abbastanza. Si era detti poche righe a testa, ma tanto il blog lo gestisco io e faccio come mi pare. I ragazzi sono d’accordo che io faccia come mi pare. C’è grossa fiducia reciproca tra di noi. Alla base di Scrittori precari c’è una forte consistenza di rapporti umani. Probabilmente questo, unito alla passione che ci mettiamo nel fare quello che ci piace, sono la nostra forza.

Che altro dire? Siamo stati benissimo, abbiamo fatto due reading al prezzo di uno, e ci siamo divertiti un mondo. A conti fatti, coi librini venduti sinora tra la maratona e il doppio appuntamento napoletano, riusciamo a mettere il gas (perché noi scrittori siamo ecologici) per arrivare a Firenze prima e poi a Bologna. Non abbiamo ancora in tutti i posti che toccheremo dove dormire, e si prevede di mangiar poco, stiamo investendo i pochi spiccioli che abbiamo in questa meravigliosa avventura, ma va bene così. Questa è una grande avventura.

Vi lascio ai resoconti degli altri precari. Se chi ben comincia è a metà dell’opera, c’è del buono in cui sperare.

Vibrazioni positive, dice l’amico Vanni Santoni. Ci siamo sentiti qualche ora fa per darci appuntamento. A Firenze ci aspettano. Ci vediamo martedì.

Gianluca Liguori

Napoli, 19 settembre 2009 – San Gennaro

Arriviamo alla libreria Ubik alle ore diciotto circa. C’è il tempo per una birra e quattro chiacchiere con gli amici scrittori della Brigata Parthenope , poi siamo catapultati insieme a loro in un reading facilitato dall’aria condizionata e da un buon pubblico.

Finisce bene. Tanto bene che in realtà non finisce. Tra il pubblico, Francesca Capone, persona generosa e vogliosa di promuovere noi precari in terra campana, si fa avanti assoldandoci per due reading nel Beneventano, a ottobre, e organizza in pochi minuti una performance al Perditempo, un locale in centro, dietro piazza Bellini. Lì incontriamo Luca, un poliedrico dj dalla cultura musicale sconfinata, che con maestria inserisce basi elettroniche ad accompagnare le nostre parole.

Ancora una volta finisce bene e non sarebbe potuta iniziar meglio.

Napoli c’ha accolto e coccolato salutandoci a tarda notte mentre qualche clacson si perdeva all’inizio del nostro sonno.

Forse questa prima data del nostro tour è ciò che si definisce un inizio inaspettato. Forse Napoli c’ha illuso, oltre ad averci ben trattato.

Ma noi ci speriamo, abbiamo fede e questo, per ora, è l’importante.

Luca Piccolino

Sciorta, pianti di dolore, febbre e voglia di non partire che i dolori erano lancinanti. Il treno arriva alla stazione di Latina e chiamo il Ghelli che è l’unico che è wind che così ho i minuti, per sapere in che vagone sono. Li trovo. Seduti vicino ai cessi più sporchi di trenitalia. Si arriva a Napoli ed una cocacola mi rispolleva un po’. Alla libreria si legge a turno tra Scrittori precari e Brigata Parthenope. Ancora non mi sono ripreso del tutto e leggo un po’ fiacco anche perché il bianco sparato della libreria rende il tutto asettico, o forse devo solo mangiare. A Napoli le mammelle la fanno da padrona ed il tutto è molto gradito ai miei occhi. Mi viene voglia di mozzarella di bufala ma con lo stomaco dolorante non è il massimo. E si arriva a pigliare un pezzo di pizza che mi rifocilla. Intanto il Liguori e Francesca organizzano in meno di 12 secondi un reading al Perditempo a piazza Bellini. Ed il clima è totalmente diverso e più vivo: gente che fuma, anziane che vendono santini, neri fattonissimi e gente che ascolta e ride. Il succo di frutta alla banana è finito e mi offrono uno alla pera che mi risolleva del tutto. L’energia è parecchia ora e si legge da paura col della musica elettronica di sottofondo. Si vendono un botto di libretti precari e ci accompagnano a casa di mia nonna. Poi il Ghelli crolla a dormire noi quattro ci inoltriamo nella notte napoletana per comprare due cornetti e due birre da portare su in casa. Appena fuori il portone sette truzzi (su due motorini) ci accolgono con “Song’ arrivati i pank!!!”. Ma nulla. Su in casa si fumacchia e si parla di tutto. Al mattino davanti al bar (lo stesso della notte prima) trovo 5 euro e con quella ci paghiamo la colazione, poi cacca, si ripulisce casa dallo schifo della sera prima, lavata e via a prenderci una pizza al volo e dei babbà. Io sto una chiavica raffreddato e con la tosse da vecchio. Ma Napoli mi ci voleva proprio. Era troppo tempo che non respiravo la sua aria nelle vene.

Andrea Coffami

Napoli, 19 settembre 2009

In treno ci preoccupavamo per il sangue di San Gennaro, e invece era del Napoli calcio che dovevamo preoccuparci.

Marsullo ci accoglie davanti alla Libreria Ubik orfano di alcuni compagni della Brigata Partenope, che hanno preso la via dello stadio per godersi la partita.

Gli confido la mia passione amaranto, ma lui smorza subito i toni, dando a intendere che non lo troverò mai un posto dove spizzare qualche azione della partita con la Juve. E invece più tardi San Gennaro mi fa il miracolo, allestendo due maxi schermo lungo la via che porta alla friggitoria dove ci siamo rifocillati. Miracolo è un parolone, diciamo mezzo, che alla fine il Livorno ha perso e a dire il vero io manco l’ho visto, che la serata è migrata al Perditempo, dove abbiamo costretto gli ignari bevitori ad ascoltare le nostre parole. Francesca ci aveva parlato con entusiasmo del posto, e dall’accoglienza abbiamo subito inteso il perché: un luogo piccolo e raccolto dove ci siamo sentiti subito a casa, cullati dalla generosità di Napoli e dei suoi abitanti.

Il viaggio è appena all’inizio, ma San Gennaro ci ha dato la sua benedizione…

Simone Ghelli


Si parte. Uno lo pensa, lo dice, poi lo fa. E mi ritrovo su un treno per Napoli, ovviamente un interregionale, che siamo precari, anche se io non lo sono. Questo è il primo pensiero durante il tragitto. Ho un lavoro, sono sempre in movimento e sto con questi ragazzi che il precariato lo vivono sulla pelle davvero ogni santo giorno. Sì, anche io ho avuto il mio momento, ma adesso!? Mi guardo attorno: Ghelli dorme, Piccolino guarda fuori con il suo sguardo perennemente perso dietro a pensieri che secondo me parlano d’amore, Zabaglio sta sistemando le cover dei suoi cd da vero maniscalco e Liguori legge l’articolo di Franchi su D di Repubblica.

Abbiamo un’intera carrozza per noi e capisco che il precariato che condivido con loro è quello emotivo-sentimentale. Un precariato esistenziale per usare termini grossi.

Ridiamo e discutiamo e ridiamo. Se le nostre risate fossero monete potremmo aprire tre case editrici. Questa è una delle grandi forze che abbiamo.

Napoli è una botta allo stomaco, stiamo vicini e ci guardiamo attorno, ognuno sta facendo la spugna e sta assorbendo dalle strade che percorriamo. Lo so per certo. Le vedo le facce e i sorrisi. Sono quelle di chi sta mangiando l’aria.

A proposito di mangiare, nella fretta nessuno ha messo qualcosa nello stomaco e io e Luca iniziamo a perdere colpi. Ubik. Libreria ospitale e ospitante. C’è la Brigata. Sono giovani, freschi e hanno la cazzima vera! Vogliono fare. Sono abbracci, saluti, sono nomi e foto su facebook o su libro che diventano persone.

“Eddai!” penso. Guardo intorno a me e rivedo Napoli con questi amici.

Tutto scorre: la presentazione/reading, le fotografie, Zab e Luca che mi cojonano mentre leggo (mortacci!!!), Gianluca che fa da collante, il Ghelli che ride. La gente c’è e ci sta. Precari e Brigata fanno un bell’assist alla tradizione orale (no bukkake please) e sono sempre più convinto che se non si continuano a fare queste “performance” non si potrà andare avanti. Basta con gli scrittori che si incazzano e si sputano addosso, qui ci vuole unione d’intenti. Diverse angolature, diversi colori, sapori. Ma unione.

Spunta di botto un’amica di Gianluca ed ecco che la serata diventa un blitz precario in un locale chiamato Perditempo. “Prima se magna però!” io e Luca lo diciamo in coro, che le gambe stanno diventando pesanti e accusiamo il colpo. Dobbiamo trascinare via a forza il Ghelli dalla partita del Livorno (“O Ghelli!!! Dai!” “Giungo!”) e mangiamo la pizza più cattiva di Napoli se ciò è possibile.
Via al locale. Mo se comincia a ragionà! Il posto ricorda San Lorenzo, alla consolle il dj è una specie di Vincenzo Mollica, soltanto che ha “una testa così” per la musica, e lo fa capire immediatamente. Siamo accolti da re, ci sorridono, ci ringraziano e ci offrono da bere. Comincia il reading ed è jam session. Stavolta è jam session e si sente nell’aria che stiamo dividendo.
Finisce tutto. Ci accompagnano a casa dove vengo a conoscenza di cose che voi umani è meglio che non sappiate, altro che Necronomicon e Abdul Alhazred!

Mi faccio una gran bella dormita. Io tendenzialmente professato all’insonnia dormo della grossa e prima di chiudere gli occhi mi faccio una grassa risata. Perché questo tour non me lo potrò vivere tutto, ma una sola tappa mi ha fatto capire che qui c’è molto di più di un progetto in ballo, molto di più di un semplice reading, qui ci sono cinque vite che si stanno sbattendo insieme per qualcosa che non ha un nome. Qualcosa che si può vivere soltanto quando siamo tutti nella stessa stanza.

p.s. Il Liguori è psicotico: alle 8.20 di mattina, visto che partivo per primo, si è alzato per dirmi di inviargli le foto per il blog.

p.p.s. Il Ghelli è stato il primo ad andare a letto.

p.p.p.s. Piccolino dorme come se avesse schienato un avversario di Wrestling, praticamente domina il cuscino.

p.p.p.p.s. Zabaglio… bè, Zabaglio… Bukkake

Alex Pietrogiacomi

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Precari all’erta! – On the road

Quando si pensa alla figura dello scrittore, che sia declinata al maschile o al femminile, viene quasi sempre in mente l’immagine di una persona solitaria, china sui propri fogli o sulla tastiera di un pc, che per concentrarsi e lavorare deve fare una vita appartata e solitaria. Probabilmente si tratta di un retaggio scolastico e culturale, che dipinge il lavoro della scrittura come una pratica associata a una certa postura del corpo. Invece non sempre è così, tant’è vero che il sottoscritto si ritrova spesso a scrivere all’in piedi (come può testimoniare l’amico Gianluca Liguori) e a sentire la necessità di uscire a fare due passi quando si blocca il rubinetto dell’ispirazione. Questo non significa che lo scrivere non vada rigorosamente disciplinato, ma semplicemente che non esiste realtà che non si ponga all’incrocio tra l’interno (l’immaginazione) e l’esterno (il sensibile).

Insomma, lo scrittore deve uscire per strada, ma non perché debba essere per forza ubriaco e maledetto come certi personaggi di Charles Bukowski o Jack Kerouac, bensì perché non deve mai perdere di vista ciò che gli accade intorno.

Deve raccogliere gli effetti delle proprie parole.

E’ con questo spirito che il collettivo Scrittori Precari si accinge a partire per il primo tour italiano, dopo le tante date fatte nel corso dell’ultimo anno all’interno delle mura capitoline.

Oggi, mentre leggerete, noi saremo in viaggio per Napoli, dove troveremo la Brigata Parthenope e la Libreria Ubik pronte ad accoglierci. Poi da martedì sarà la volta di tutte le altre date, di cui cercheremo di rendervi conto (connessioni ballerine a parte) con un diario giornaliero che scombussolerà per una settimana il normale andamento delle nostre rubriche.

Colgo perciò l’occasione per informarvi che da oggi potrete seguire tutte le vicende del precariato anche su un nuovo blog intitolato PrecarieMenti che darà spazio al cosiddetto “cognitariato precario (…) cioè la categoria dei lavoratori intellettuali sottopagati e senza tutele”. Si tratta di uno spazio con cui dialogheremo costantemente, che è nato per dare seguito al dibattito iniziato proprio qui alcune settimane fa, e che si propone di allargare ancora di più le maglie della rete per far passare il maggior numero possibile d’informazioni sull’argomento.

Come vedete lo spirito d’iniziativa non ci manca….

Simone Ghelli