E comunque, che peccato non poterla raccontare

foto: Asako Narahashi

foto: Asako Narahashi

di Domenico Caringella

È stato come se la capsula di metallo istoriata con gli ideogrammi della compagnia associati alle lettere dell’alfabeto che li spacciano per il mondo occidentale, avesse una specie di singulto, che per noi all’interno si è tradotto in un potentissimo sobbalzo.
Poi la sensazione è stata la stessa che ti sorprende a volte nel dormiveglia, quel piccolo vuoto nel buio che ti fa sembrare che il terreno ti manchi senza preavviso sotto i piedi. Con la differenza che ora del pozzo non si riesce a immaginare un fondo diverso da quello previsto, naturale.
Paura non è lo stato d’animo corretto. È più rabbia, e impotenza; è più non sentirsi pronti, per pensare subito dopo che invece lo si è da sempre.
Sospetto che lei abbia in questo momento pensieri più compatibili con i miei che con quelli della folla deformata e urlante che si agita intorno a noi. E che sia contenta quanto me che ci sia io, uno sconosciuto o quasi, sul sedile accanto al suo, a stringerle la mano, piuttosto che qualcun altro a cui doverla stringere, magari suo figlio se ne ha uno. Leggi il resto dell’articolo