Racconti da #TUS2: collezionali tutti!

torino una segaConcludiamo oggi la pubblicazione dei testi dal reading Torino Una Sega 2. Chi è stato al Caffè Notte quella sera sa che è stato un reading molto partecipato, che ha visto nomi di rilievo del panorama letterario italiano, giovani/quasigiovani promesse e gli imprescindibili “slot superpazzo” (© Vanni Santoni). Nell’impossibilità di pubblicare tutti i testi (sono oltre un centinaio, se la memoria non ci inganna), ringraziamo tutti quelli che ci hanno inviato i propri, chi non ce li ha voluti dare e pure chi non ha risposto alle mail. Ringraziamo infine gli accademici: Raoul Bruni, che ha letto il Discorso di Firenze (1913) di Giovanni Papini, raccolto nel volume L’esperienza futurista; Effe, che ha letto La vita sessuale dei selvaggi di Bronislaw Malinowski; Francesco Ammannati, che ci ha deliziato con la lettera di Belisario Vinta, Primo segretario di Stato del Granducato, al Granduca Francesco de’ Medici.
Quello che segue è l’elenco dei testi da noi pubblicati, in ordine cronologico: Leggi il resto dell’articolo

Il sostituto – #TUS2

buca sabbiaCari lettori precari, oggi siamo assai contenti di ospitare il testo che Luca Ricci ha letto al reading Torino Una Sega 2. Sì, Luca Ricci, l’autore di Mabel dice sì, di cui, sempre su questo blog, aveva scritto Vanni Santoni. Come da consuetudine, Luca al reading ha portato due testi: Il sostituto, pubblicato in Storie scellerate, a cura di Ettore Malacarne (Cabilaedizioni 2009), e La chioma di Guy de Maupassant. Guy non ci ha permesso di pubblicare il suo testo, quindi vi proponiamo Il sostituto.

1

Dopo, mia moglie fece il giro delle stanze un po’ spaesata. La casa era piccola. Da un momento all’altro ero tornato come ai tempi dell’università.
– Posso rimanere a cena?
– Non so se è una buona idea…
– Mangiavamo insieme tutte le sere. Che cosa potrà mai succederci?
Non dissi niente. Non seppi stabilire se ne avessi davvero voglia. Come se non bastasse, il frigorifero era mezzo vuoto e non avevo piatti. Né posate né bicchieri né tovagliette di plastica. Non avevo avuto ancora tempo per quel genere di cose. Mia moglie rimase in attesa sulla sedia di cucina, con le gambe piegate vicino al petto.
– Magari ordiamo una pizza?
– Per me va bene.
– Da bere?
– Birra.
Tagliai le pizze con le forbici. Anche a mia moglie piaceva bere alla bottiglia e non la infastidì troppo l’assenza del bicchiere. La luce divenne turchese. Mi sembrò perfetta per quel momento. Poi non si riuscì più a distinguere niente, e allora andai ad accendere la luce. Parlammo poco. Più che altro, ci guardavamo. Mia moglie aveva un modo tutto suo di toccarsi i capelli. Si prendeva una ciocca e la faceva sparire dentro la mano chiusa a pugno. Io continuavo ad aspirare troppo le sigarette. Forse i gesti ci erano mancati più delle parole. Leggi il resto dell’articolo

Essere qualcun altro

Alcune considerazioni su Nessuno è indispensabile e Mabel dice sì

di Vanni Santoni

Qualche giorno fa ho ricevuto un pacchetto quantomai gradito dall’ufficio stampa Einaudi: conteneva infatti due libri che attendevo con curiosità di leggere, scritti da autori per i quali, prima di averli conosciuti, avevo provato un particolare sentimento: la volontà di essere loro. Ma veniamo subito all’aneddotica, affinché non mi si tacci di stramberia o esagerazione.
Era il 2007 e avevo appena pubblicato il mio primo libro. Si trattava di un libriccino piccolo così, pubblicato da un editore piccolo così. Era però distribuito, il che era sufficiente a dar fiato al mio ego: una sera di maggio ero con un’amica in una libreria caffè della mia città; vedendo il libro in scaffale ella (con mia somma gioia, si capisce) se ne appropriò, e io potei, con la vana, pomposa soddisfazione che solo chi ha appena pubblicato il suo primo, minuscolo libro può avere, farle la grazia di una dedica. Esattamente in quel momento – giuro! – un tizio che a occhio poteva essere mio coetaneo stava dedicando un suo libro a una sua amica. Un libro Einaudi! A quei tempi non sapevo granché di editoria, dunque non avevo dubbi che gli autori delle grandi case editrici fossero innanzitutto morti, certo mai giovani, e comunque situati in un piano di esistenza differente dal mio. Mi sentii un lemure al cospetto di un potente demiurgo. Avrei voluto essere lui. Leggi il resto dell’articolo