17 marzo 1944 (Un anniversario dell’Unità d’Italia)

In tema di Resistenza e Liberazione, vi proponiamo quest’oggi un racconto di Luca Rinarelli, mentre nella giornata di domani, 25 aprile, potrete leggere un estratto dal romanzo In territorio nemico, pubblicato recentemente da Minimum Fax.

17_03_44Scese le scale del condominio con le mani in tasca. Rapido, con la testa altrove. Al pianerottolo del secondo piano, urtò la signora Corio. Le due sporte di stoffa sporca, flosce a causa del razionamento, rotolarono verso il basso. Alberto si scusò, tentando di parare la salva di insulti in torinese stretto. La vecchia si chinò a raccogliere, illuminata dal cielo plumbeo che faceva capolino dalla finestra di uno dei balconcini razionalisti della scala.
Quando poggiò il piede sul marciapiede di via Pianfei, la maggior parte delle persiane delle Case Municipali erano chiuse. Qualche panno steso, due voci in qualche appartamento che stavano litigando. Il palazzo all’angolo con via Aquila era abbandonato. Come il giorno prima. Come ormai da un anno, sventrato dalle bombe. Leggi il resto dell’articolo

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Perdere l’attimo

di Luca Rinarelli

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Val di Susa, versante nord.
Alture di fronte a Chiomonte, 3 luglio 2011.

Si vedono fin troppo bene.
Per forza, attraverso un mirino telescopico 10x.
Sembrano dei bambini. Saltano, fanno casino, urlano e si agitano sotto il sole.
Si fottessero, loro e la valle. E i loro amici scassaminchia dei centri sociali. Tutto ‘sto casino per un treno.
Che poi io mica son qua per questi montanari. Fermo da stamattina, in mezzo alla boscaglia. Un caldo da crepare. Insetti, sudore e noia.
Certo, è la mia possibilità. Riabilitarmi, dopo il disastro dell’estate scorsa. Leggi il resto dell’articolo

Un dia de Mayo en Staffolo

di Luca Rinarelli

 


Mi chiamo Luigi Santoni e sono giornalista. Sono un volontario di Amnesty International, come i miei undici amici che mi hanno affidato il compito di raccontare cosa successe l’anno scorso a Staffolo, un piccolo paese nell’entroterra delle Marche.
Il secondino mi apre il cancello d’accesso al braccio femminile del carcere di Ancona. Pareti grigie, tristi, come la sua faccia.
Arrivo davanti alla cella. Il rumore delle chiavi che aprono la porta mi causa una strana pressione alla bocca dello stomaco.
“Ciao, Consuelo.” Leggi il resto dell’articolo

Ne ferisce più la spada?

di Luca Rinarelli

L’informazione che mi hanno dato è che devo passare all’orario di chiusura.
Piove a dirotto e uscire dal tram pare un atto eroico. Quando si aprono le porte a fisarmonica, scendiamo in tanti. Il cappello a tesa larga e il trench del medesimo tessuto idrorepellente sono ingrado di salvarmi dal muro d’acqua che mi cade addosso.
Bell’aprile di merda. Normale che a Torino piova tanto, in aprile.
Ma quest’anno è stato un mese insopportabile.
Mi butto di corsa sotto i portici di via Cernaia. Esseri umani che si intralciano il cammino a vicenda.
Con i palmi delle mani sciacquo via l’eccesso d’acqua dalle pieghe dell’impermeabile. Vedo l’insegna. Sì, il posto è quello. Alla mia destra, l’imponente caserma dei carabinieri svetta nel suo giallo ocra bagnato. Leggi il resto dell’articolo

In perfetto orario

In perfetto orario (Robin, 2009)

di Luca Rinarelli

Una ragazza su un treno, un uomo con una missione, entrambi stranieri in una Torino umida, notturna, scarna. Così inizia questa piccola opera di Luca Rinarelli, già autore di volumi dedicati alla fotografia ed esordiente nel noir.

Pur mantenendo alcune delle caratteristiche formali del genere, In perfetto orario si configura come un romanzo della disperazione. Non vi è un solo personaggio che animi questa storia che non sia l’immagine della miseria, vittima di catastrofi legate nei modi più svariati al tema del lavoro, dal padre che perde la figlia bambina, alla ragazza russa scivolata nell’abuso, alla giovane votata al precariato economico ed esistenziale. Tutti aspirano a una forma di redenzione, e l’omicidio sembrerebbe il mezzo per la realizzazione di un riscatto sociale, senonché l’impossibilità del riscatto lo trasforma in atto di pura rivalsa sull’umano. Per fare un noir servirebbe la suspense, qualcosa che mantenga appesi al finale. Qui si rimane invece incollati all’ambientazione e a un vuoto post-industriale, in cui il killer non corrisponde al personaggio tipico se non per alcuni tratti derivati dalla lunga e nobile tradizione del genere. In realtà, anche lui tenta il suo riscatto, come gli immigrati afflitti da una vita senza radici né appartenenza, persi nella Torino reduce da una crisi industriale senza precedenti. Immigrati che giungono da varie parti di Europa per rimanere in questo luogo inospitale attratti da null’altro se non la pura sopravvivenza. Accanto a loro, giovani italiani le cui storie si intersecano con quelle degli immigrati in rotte casuali o determinate dalla necessità. Poco differenzia la ventenne torinese che stringe una relazione con Werner dalla prostituta russa sottratta a forza dal paese natale sul Volga e trasferita in una città a lei aliena. Solitudine, disgregazione, povertà, precariato estremo costituiscono i comuni denominatori delle vite che popolano questo piccolo romanzo anticapitalista. La lingua breve ricalca le strutture metalliche della periferia industriale e le pareti spoglie delle associazioni di supporto ai senza fissa dimora, scenari del romanzo insieme a piazze notturne vuote eccetto per bar affollati, luoghi di incontri causali, in una poetica dell’anonimato in cui a stento prendono vita dialoghi scarni, al netto di qualsiasi eccedenza di umano, fra i cristi spogli che Rinarelli ritrae trafitti dalla vita. Priva di elementi consolatori, questa piccola opera è una forte denuncia di una condizione umana intollerabile, e un auspicabile fire-starter di una narrativa dell’esclusione sociale di cui da tempo si avverte la mancanza.

Il finale è accattivante, anche se la raccomandazione è di non soffermarsi unicamente sull’intreccio e lasciarsi piuttosto sprofondare nell’atmosfera malinconica e notturna, veracemente padana, di un’Italia che non lascia più spazio all’ottimismo della volontà.

 

Claudia Boscolo