Il colletto di Éric

di Antonio Russo De Vivo

Quando in televisione passò quel famoso spot della nike il giorno dopo noi maschietti in classe eravamo quasi tutti euforici. Nel Colosseo c’era questa partita tra mostri e alcuni dei più forti calciatori del mondo, ne era del destino del calcio e questo destino era in mano a gente come “il fenomeno” e il “paolone nazionale” insieme ad altri che noi conoscevamo bene ma la cui memoria nel tempo va sbiadendosi. Tra questi altri c’era il francese Éric, uno dalla tecnica sopraffina e dal tiro potentissimo. Éric prima di allora l’avevamo visto solo su tele+ che ci faceva godere i gol del calcio internazionale e dopo il campionato italiano per noi veniva quello inglese. Éric era fortissimo, e il Manchester United tornò a vincere soprattutto grazie a lui. Éric era bello da vedere, aveva classe e sfrontatezza, cercava la giocata di fino ma non gli mancava la rabbia di chi ha sempre fame di vittoria, insomma era uno completo. Poi aveva quel vezzo estetico del colletto della maglia sempre alzato, un tratto di superiorità e alterigia, o forse di qualcos’altro.
Era il 1998 e al liceo avevamo tutto Leggi il resto dell’articolo

Otto e tre

Davide che sia un titano proprio non si può dire: ha la pelata e la barbetta che a guardarlo seduto sembra Vin Diesel, certo, ma poi s’alza e ti viene incontro e lo scopri tutt’un’altra cosa, inforca gli occhiali e dice vediamo un po’ cosa c’è che non va.

Apre il case del tuo pc e lo avvia, entra nel Bios, smanetta tra le porte IDE-Scsi, ti risolve tutti i problemi.

Otto euro, la sua parcella.

Davide ha una bottega di piccì a un paio di chilometri dalla roccaforte di San Marino, a valle; quando passa per la strada lo salutano tutti e tutte, qualche ragazza gli strizza l’occhio, anche Marilisa, che una volta a settimana torna al negozio perché Windows le fa un sacco di problemi.

Lui per un attimo s’abbandona a fantasticherie da nove settimane e mezza.

Anzi: otto settimane ed un terzo.

Poi tira dritto.

Ma no, non ha nessun problema, vedi? funziona, dice a Marilisa.

Davide è stato a scuola con uno dei Capitani Reggenti della Serenissima Repubblica di San Marino, con l’altro giocava a calcio il pomeriggio sul campo del Tre Penne. Ma con le penne, i numeri e il fare da conto è andato mica mai troppo d’accordo: a scuola gl’altri prendevano sempre otto. Lui tre. Fisso.

Davide ha un papà ristoratore, cucina tipica, senza troppe pretese, nel centro storico di San Marino. Ama i tortellini e non ha tatuaggi. Li spaventano, quelli coi tatuaggi. Gli incutono timore. Per questo sorride timidamente. Ed arrossisce.

Il diciassette novembre del millenovecentonovantatré Davide ha detto al padre che non avrebbe potuto fare il turno di sera, devo andare a Bologna, gli ha annunciato, a fare che?, ha chiesto il padre.

David Seaman è quello col codino, Lee Dixon il terzino del Manchester United e Stuart Pearce il capitano. Ha le braccia piene di tatuaggi, ascolta il punk rock e porta il ciuffo. Ha un fratello che va in giro per l’Inghilterra a sventolare le bandiere del Partito Nazionalista e dire che non ce le vogliamo le merde straniere che ci rubano il lavoro.

Poi ci sono Paul Ince, Desmond Walker, Les Ferdinand e Ian Wright, tutti neri, tutti fortissimi, chissà come la prenderà il fratello di Pearce a vedere il futuro calcistico dei Tre Leoni in mano a quattro colored. Sicuro, meglio quattro che otto.

Per Davide il calcio viene dopo un sacco di ròba. Con Mirco, Loris, William e Pierdomenico vanno più che altro a divertirsi, sui campi. Solo il capitano della squadra ci mette la professionalità: Massimo, avete presente, Massimo Bonini, ha giocato con Platini, lui, mica smanetta sui computer, mica si sta laureando.

Era all’Heysel, Massimo, e lo porta negli occhi ancora, lo scoramento.

L’arbitro fischia, la partita comincia, Bacciocchi appoggia a Bonini che passa la palla a Manzaroli, uno-due rapido con lo stesso Bacciocchi che allunga con un fendente teso verso l’area di rigore avversaria. Pearce, il capitano, sbuccia la sfera, gli da una carezza maldestra, lo graffia soltanto, ed allora Davide s’incunea, cerca di distendere la gamba sinistra, tocca il pallone che rotola in rete.

Corre con le braccia spalancate, Davide, pacche sulle spalle ai compagni, è tutt’un non crederci.

Davide Gualtieri.

Una volta ha portato in vantaggio il San Marino contro l’Inghilterra.

Poi han preso sette reti, ma questo c’entra poco.

Lui è stato il più veloce di tutti, nelle qualificazioni mondiali, a buttarla dentro: otto secondi.

Anzi: otto secondi e tre centesimi.

Ora vedi di non ripeterti, gli soffia nell’orecchio Marilisa nel retrobottega.

E dire che eppure Windows funzionava alla perfezione.

Fabrizio Gabrielli