Funambole

Riportiamo un breve estratto del libro Funambole (Marco Del Bucchia Editore, 2012) di Isabel Farah, le cui «sedici figure tragiche e ironiche, distaccate, percorse e scosse dalla realtà sono umane, conosciute, interpretate dalla cattiva attrice che ciascuna di noi si è trovata ad impersonare nella vita.» (dall’Introduzione di Martina Guerrini)

Qui ci dividiamo ancora in Medee e Giasoni.

 

“Medea, ci pensi mai a quando usciremo?”
Sí che ci penso. Muoio di paura. Vorrei davvero che finisse il mondo. Che morissimo tutti insieme. La mia galera è fuori. È dentro di me. All oppression is connected. Credo di non volere uscire da qui. Ho ancora quindici anni da scontare, mi rilasso davanti all’idea che finirà tra tanti anni. Mi rilasso davanti alle migliaia di giorni vuoti che mi aspettano.
“Sí, Agnès, a volte ci penso. Ma cerco di evitare questi pensieri. Della libertà non so che farmene”.
“Medea, libertà non significa essere libere di spostarci nello spazio, significa non credere piú agli altri. Non restare impigliata nei pensieri degli altri”. Leggi il resto dell’articolo

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