Lo scherzo

Quello che segue è il quinto e ultimo racconto (qua il quarto) ispirato ai disegni di Lucamaleonte e scritti appositamente per la serata di letture tenutasi al Laszlo Biro il 5 maggio.

 

Lo scherzo

di Antonio Romano

 

 

Da quando si era trasferito non aveva più dormito molto bene, ma aveva preferito essere più vicino al lavoro. Si diceva che era il materasso, ma se poi ci pensava attentamente, l’insonnia era cominciata quando avevano cambiato il nome: lui era abituato a “lavori pubblici”, poi s’erano inventati questa cosa delle “infrastrutture e trasporti” che a lui era sembrata proprio una sbruffonata, ma ovviamente nessuno gli aveva chiesto se a lui andava bene, dopo tutti gli anni che ci aveva lavorato.

Però, da quando si era trasferito, anche il momento del risveglio era diverso. Prima il bersagliere lo vedeva solo entrando in ufficio. Adesso lo perseguitava anche al momento del caffè, la mattina: non ne poteva più, gli faceva venire l’ansia.

Questo stava pensando, quella domenica mattina, mentre annodava la cravatta e ricordava mentalmente a se stesso di passare in pasticceria per prendere i dolci per sua nonna. L’unico vizio della vecchia, da consumarsi solo alla fine del loro tradizionale tête-à-tête mangereccio della domenica. Lui non era mai mancato ai pranzi domenicali con la nonna. Le voleva molto bene e giocava con lei come quand’era bambino, facendole come allora un mucchio di scherzi. Leggi il resto dell’articolo

Consigli per cinefili inesistenti

A qualcuno piace Carlo

A pochi mesi dalla sua uscita, è già un classico dell’erotismo inesistente: un mingherlino insulso scombina gli ormoni di qualsiasi donna che gli capiti a tiro, ma un bel giorno comincia a fare effetto anche sui maschietti: il dramma di un sovraffollamento bisex nella camera da letto di un certo Carlo, a cui se lo vedessi non daresti due lire. Ancora una volta colpisce nel segno la regia geniale di Ziggy Wilder.

I soliti idioti

Mario Monelli ci racconta, in un cortometraggio girato interamente in un angusto interno d’un monolocale romano, un episodio vissuto in prima persona. Tutte le notti, poco dopo essersi coricato, per un mese intero, il protagonista viene disturbato dal suono del citofono, senza mai riuscire a cogliere sul fatto l’autore o gli autori dello scherzetto. Rinchiuso tra quattro mura, egli sarà colto dapprima da un’insonnia esasperante, poi da attacchi d’ansia sempre più frequenti e infine da una devastante depressione.

Rimane negli occhi e nel cuore dello spettatore l’ultima agghiacciante inquadratura: un primo piano in cui la vittima, ormai quasi completamente sopraffatta dagli eventi, chiede a se stesso, in un sussurro appena percettibile, guardando in camera: “Chi può essere stato a farmi questo?”.

Nascita di una frazione

Un film diviso in quattro parti, ognuna delle quali viene indicata come un quarto, espresso numericamente come 14. Due quarti sono equivalenti ad una metà 12 del film, cioè 2 x 14 = 12.

Il primo quarto è dedicato alle origini della frazione presso gli antichi egizi, il secondo quarto agli sviluppi in età medioevale, il terzo quarto agli orari che vanno dalle 18:00 alle 21:00 o se si preferisce dalle 6:00 alle 9:00, il quarto quarto al raggiungimento di un’unità.

Mezzogiorno da poco

Un risveglio alquanto kafkiano è quello a cui assistiamo nella prima sequenza dell’ultimo flim di Fred Oddsmann: un intero paese si desta dal sonno e s’accorge d’aver perso la cognizione del tempo, insieme alla capacità di leggere l’ora. I ritmi di un’intera comunità vengono sconvolti senza motivazioni apparenti, finché uno straniero venuto da un paese lontano non farà il suo ingresso in scena, dicendo agli abitanti, in maniera approssimativa, che ore sono.

Il suo messaggio, però (che dà il titolo al film), sarà frainteso da buona parte degli astanti, che lo crederanno un insulto alla qualità del suo soggiorno nella landa in questione. L’avventore se la dovrà vedere a questo punto con l’astio delle persone a cui aveva creduto di fare un gran favore. Vai a fare del bene alla gente…

A qualcuno piace calvo

È già in fase di lavorazione il sequel di A qualcuno piace Carlo di Ziggy Wilder, che come ricorderete descriveva efficacemente le difficoltà di un poco più che anoressico individuo che provoca, inspiegabilmente, tempeste ormonali in individui d’ogni sesso esistente. I problemi si moltiplicano con l’avanzare dell’età: il nostro eroe non è più un ragazzo e ha perso quasi tutti i capelli, ma continua a essere assediato. Da vedere assolutamente.

Carlo Sperduti