Confessioni qualunque extended – 1

[Da oggi Confessioni qualunque, la rubrica curata dai ragazzi di In Abiti Succinti, si apre anche ai lettori. Si inizia con un racconto di Alessandro Boni. Confessatevi! E poi inviateci i vostri racconti!]

extended #1
Ariele

di Alessandro Boni

Che resti tra noi, Dio non esiste.
E non pensate che io abbia letto Nietzsche o robe del genere, la mia è un’affermazione presuntuosa dettata da una certa evidenza, diciamo matematica. Non mi riferisco nemmeno a cose lampanti, come ingiustizie insopportabili quali guerre, fame e violenze varie che, si dice, non sarebbero possibili se Dio ci fosse. Del resto i teologi per secoli ci hanno spiegato che il male nel mondo sostanzialmente è il frutto del libero arbitrio che Leggi il resto dell’articolo

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Caso o caos?

La teoria del caos è un’affascinante teoria matematica nata nei mitici anni Settanta e studia quei sistemi che sono imprevedibili e casuali nel loro insieme, ma osservanti di leggi ben precise (a molti piace dire deterministiche) nelle loro singole componenti. Per esempio, un tratto di costa può apparire inspiegabilmente frastagliato, ma se andiamo a studiare le sue diverse componenti — andamento delle maree in quel punto, forza e direzione dei venti, composizione della roccia della costa se di roccia si tratta, posizione della costa, etc… — ci accorgiamo che quella frastagliatura “inspiegabile” diventa spiegabilissima e addirittura, diremmo in filosofia, necessaria. Leggi il resto dell’articolo

Precari all’erta! – 2010: la crisi sta finendo!

La crisi sta finendo. Adesso è ufficiale, stanno passando i dati in diretta tv. E’ prevista una ripresa dei consumi e dell’occupazione. Si parla della possibilità di allungare i contratti di lavoro da 3 a 4 mesi. Gl’insegnanti precari potranno finalmente tirare una boccata d’aria. Quelli di storia troveranno forse il tempo di arrivare oltre il Sacro Romano Impero, nelle lezioni d’italiano si potrà magari accennare alla Vita Nova di Dante, mentre in matematica s’imparerà anche la tabellina del nove. Nelle Università il 4×3 sostituirà il 3+2. Non si dovrà più ragionare in prospettiva futura, bensì aggiornare annualmente le proprie aspettative nell’apposita graduatoria denominata “Indice dei sogni e dei bisogni”. E’ questa la ricetta per uscire definitivamente dalla crisi.

Daniela spegne la televisione. Sai che gliene importa a lei, mica le cambia qualcosa. Anzi, che almeno tre mesi erano più veloci di quattro a passare, e l’illusione di trovare qualcosa di meglio del call center in cui lavora da due anni poteva sembrare più credibile. Adesso invece dovrà anche fingere di esser più contenta. Già se l’immagina i sorrisi di sua madre e le pacche di suo padre: vedi figliola che non bisogna mai disperare? Magari ricominceranno pure con la storia della famiglia, che almeno negli ultimi mesi l’avevano lasciata un po’ in pace. Si erano insomma abituati anche loro all’idea di averci una bambocciona a vita tra le mura di casa, una sorta di mutuo senza scadenza con tasso variabile tendente costantemente al peggio. A pensarci bene, nell’epoca dei subprime una figlia del genere non è neanche malaccio come investimento, ché almeno a fine mese 500 euro riesce a portarli a casa. Non c’avrebbe scommesso una lira, ma alla fine ha imparato anche a fare la venditrice, alla faccia dell’anima pura delle belle lettere! Se almeno si decidesse a fare domanda per partecipare a uno di quei giochi a premi con le domande difficili, potrebbe mettere a frutto un po’ di quella cultura che s’è fatta con tanti sacrifici. Suo padre glielo ripete in continuazione, tra uno stacco di coscia e una pubblicità di detersivi, che quello è il lavoro ideale per chi ha una laurea debole come la sua. E’ vero, anche se non si libererebbe comunque di quelle maledette cuffie, ma almeno cambierebbe argomento una volta tanto. A forza d’imparare a memoria i costi e le offerte delle compagnie di telefono, finirà altrimenti col dimenticarsi di tutta quella storia e filosofia di cui s’era perdutamente innamorata.

Per dare il buon esempio suo padre si è già sintonizzato sul suo programma preferito, dove i concorrenti si preparano ad affrontare la prima prova. In palio ci sono fino a 500000 euro. Per chi ha voglia di sensazioni più forti c’è anche la lotteria nazionale, che ha ormai superato il jackpot di dieci milioni di euro e di cui si parla in ogni edizione serale del tg. Daniela non ci ha mai giocato, col suo stipendio non può permettersi di regalare alle ricevitorie dieci euro a settimana. Neanche adesso che avrà un mese in più. Mica le danno l’aumento per quello. Serve solo a far aumentare l’indice di occupazione, a far mangiare un po’ di più quelli che governano, ché per lei il menù resterà sempre lo stesso. Ma di queste cose con i suoi non ne può parlare, perché le ripeterebbero che nella vita basta la salute e il resto vien da sé. Peccato che lei c’abbia messo appena due anni per mangiarsi il fegato dalla rabbia, e ora quella le sta intaccando pure lo stomaco, perché la rabbia è ingorda e vuole sempre qualcosa da mangiare.

Il trillo del cellulare distoglie Daniela dai suoi pensieri accaniti. E’ l’ufficio del personale che la informa del prolungamento del contratto. Come? Se è contenta per il mese in più? Sa dove può infilarselo quel mese?!

Dall’altra parte il segnale di occupato la informa che l’ultima frase è caduta nel vuoto.

Anche per stasera il vincitore non è riuscito a portarsi a casa la ricca portata. Ha sbagliato l’ultima risposta, proprio sul più bello, ma potrà sempre riprovarci domani sera.

Ci vuole più ottimismo, lo dice anche il tg.

Simone Ghelli

Tempo di passaggio

Notte. Luca, disteso sul suo letto, non riesce a prender sonno. Oggi è stata per lui una gran giornata, così dicono. Oggi Luca si è laureato dottore. Ma Luca non riesce ad addormentarsi, stanotte.

Pensieri. Scorrono. Veloci, impazziti. Sono anni che ci pensa ma ancora non l’ha capito: cosa fare della sua vita. Luca è sveglio, non è per niente stanco, non ha per niente sonno. Pensa.

Forse dovrebbe trovare un lavoro qualunque, il primo che capita, e sposare Manuela. Di questi tempi bisogna accontentarsi. I sogni, a volte, bisogna lasciarli solamente alla notte.

Non si addormenta Luca, sogna, sogna forte, ma i suoi occhi sono aperti, è sveglio, sveglissimo.

Partire. Andare lontano. Forse un viaggio, potrebbe essere un’idea. Messico, India, Africa: Luca cerca un sogno distante, Luca cerca se stesso, quella parte che non riesce a raggiungere.

Stelle. Luca si alza e va alla finestra. Accende una sigaretta. Guarda le stelle e si perde oltre i suoi stessi pensieri. Ci sono limiti invalicabili per questo piccolo essere chiamato uomo. Il suo tempo è inezia rispetto a qualsiasi stella che scruta nell’immensità infinita della notte. L’umanità si è complicata la vita. Il breve tempo che abbiamo, troppo spesso viene dissipato. È un vero peccato.

Cuscino. Luca spegne la sigaretta e va a distendersi sul letto. Abbraccia il cuscino, immaginando Manuela. Sogna ad occhi chiusi, ma è sveglio. Immagina. Lui e lei. Passeggiano sulla spiaggia di un luogo conosciuto anche se non ben identificato. Ridono, scherzano. Si abbracciano, si baciano. Si baciano. Continuano a baciarsi. Si amano.

Sabbia. L’acqua bagna la spiaggia, poi si ritira. Luca disegna una stella, che lentamente svanisce. Manuela gli sorride. Lo bacia sulla fronte. Luca ha la fronte sudata. Non riesce a dormire. Si gira e si rigira sul letto. Le belle speranze nascono e spariscono come stelle disegnata sulla sabbia.

Gesso. Luca è a scuola, alla lavagna. Nella mano sinistra ha un pezzo di gesso bianco. Il vecchio professore incute timore. Non è mai stato troppo bravo in matematica. Non sa, non sa cosa scrivere. Il rigore dell’austera figura lo blocca, non riesce a pensare. Suda. Trema. Il prof lo manderà a sedere, prenderà nota. Impreparato. Eppure era semplice, nella sua cameretta, magari, avrebbe pure risolto quell’equazione. Come farà adesso a dirlo alla mamma?

Orecchini. Gli orecchini di sua madre li ricorda bene. Ha portato lo stesso paio per quasi vent’anni. Sua madre che lo rimproverava quando a scuola non andava bene. Sua madre che stamattina ha pianto, perché lui si è laureato.

Carta. Un pezzo di carta dove è scritto che è dottore. Non ha imparato nulla. Le difficoltà vere iniziano adesso. Nessuno gli ha spiegato niente sinora, a proposito di lavoro. Ha studiato tante cose, ma si rende conto di non essere in grado di far nulla. Tutto è inutile. Quella carta è stato un albero. Quanti alberi sono stati abbattuti per far laureare tutti questi dottori?

Vento. Fuori, c’è vento. Ne sente il suono, Luca. Sembra un lamento. Sembra il suo lamento. Interiore. Tum-tum-tum. Batte il cuore. Forte. C’è vento ed ha caldo. Suda. Pensa a quella volta che ha fatto sega a scuola con Picone, un suo compagno di classe. Luca non ha idea di che fine abbia fatto. Probabilmente sarà finito in galera per furto, spaccio o ricettazione. Si vedeva sin da piccolo, che Picone nella vita non avrebbe mai combinato nulla di buono, aveva il fascino del ribelle sin dalla più tenera età. In fondo era soltanto un bambino che soffriva di solitudine, la sua situazione familiare non era delle più felici. Quel giorno a far sega con Picone si era proprio divertito.

Acqua. Luca ricorda la spiaggia dove andava da bambino. C’era una scogliera dove se ne andava con maschera, pinne e boccaglio. Guardava i pesci, la vita sotto la superficie dell’acqua. In acqua si sentiva vivo, ogni pensiero si dimenticava, c’era il momento, quel momento esatto, che ora sta ricordando.

Ovunque andava, da bambino, c’era sempre una ragazzina che gli piaceva. Qualcuna la ricorda, altre le ha dimenticate.

Fuoco. Luca ricorda suo nonno che gli raccontava le storie della guerra davanti al camino acceso, cuocendo patate, castagne, uova o mele. Il nonno di Luca era un partigiano. Un socialista, fedele al partito fino alla metà degli anni ottanta, fino a Craxi. Suo nonno morì il 9 novembre del 1989 mentre il mondo si apprestava a cambiare.

Terra. Quella volta, Nicola, detto il Siciliano, gliela fece vedere sporca. I primi due pugni, come colpi sordi, lo avevano messo ko. Steso al suolo, sanguinante, un rivolo che dalla bocca finiva sulla terra secca. Luca era chiuso a riccio, il Siciliano continuava a prenderlo a calci. Gliele diede di santa ragione. Quella terra, mista al suo sangue, gli finì in bocca. Aveva sapore amaro.

Aria. Respira. Inspira, espira. Cerca la calma che non trova. Si agita ulteriormente. Un brivido gli percuote la schiena. Ha paura. Non riesce, non riesce a mantenere il controllo. Vorrebbe urlare. Tace.

Sono ore che prova a prender sonno Luca stanotte. I ricordi più nascosti tornano a galla, improvvisamente ed inaspettatamente. Si alternano davanti al suo sguardo.

Oggi per lui è stato un gran giorno. Tante cose non sarebbero più state come prima. La vita universitaria terminata. Non c’era un secondo da perdere, tutto da costruire. Una vita.

Da dove cominciare? Per il momento non aveva nulla da fare. Avrebbe voluto dormire.

Rumori esterni. Il camion della nettezza urbana. Quasi mattina.

Nella notte che da ieri accompagna all’oggi, si era compiuta una strage. Un’età era finita. Egli aveva dinanzi a sé una pagina bianca sulla quale poter scrivere qualsiasi cosa, i propri sogni da realizzare.

Sogno. La luce del mattino penetra nella stanza di Luca, che non ha dormito stanotte. Gli uccellini cinguettano. Sbadiglia, Luca. Sente rumori di stoviglie provenire dalla cucina, qualcuno che chiude la porta e scende le scale. Si addormenta.

Gianluca Liguori