Anno del signore 1997

È chiamata interlinea la distanza verticale che intercorre tra la linea di base di una riga e quella della riga successiva.

È chiamata focale 64 (ƒ64) la minima apertura di diaframma nello scatto di una fotografia ed il conseguente valore massimo di profondità di campo.

La rubrica Interlinea ƒ64 nasce dalla collaborazione tra La Rotta per Itaca e Scrittori precari: una volta al mese, uno scrittore, leggendo tra le righe di una fotografia, ci racconterà una storia in profondità di campo.


di Andrea Coffami e Angelo Zabaglio da una foto di Andrea Pozzato

Era l’ora tarda dei televisori accesi sulle emittenti locali che passavano cosce allargate, coperte leggermente da numeri telefonici da 2000 lire a scatto, bocche bagnate da lingue che inumidivano labbra e capezzoli esposti per nulla utilizzati ad allattare neonati.

L’uomo sonnolento sulla sua poltrona marroncina aveva solo la forza di usare i muscoli della mano, anzi delle dita, per pigiare i pulsanti del telecomando del suo televisore abbastanza anziano. Sarà stata la televisione. Sarà stato il ricordo. L’uomo si spogliò. Stese sulla sua poltrona marroncina le vesti che portava e indossò un abito ben più pesante. Chiudendo la porta principale del suo abitacolo, cominciò a passeggiare per il viale notturno, illuminato dai lampioni alti e accesi, dai lampioni spenti e dai lampioni rotti. Era piovuto poche ore prima ed una leggera pioggia riprese a scendere dal cielo, ma questo non importava alle numerose donne di colore scuro e colore chiaro che come tutte le notti attendevano corpi paganti, alti, bassi, bianchi, neri, larghi, corti, lunghi, corpulenti, mingherlini, esili, gracili, massicci, forti, robusti, repellenti, vigorosi, muscolosi, flaccidi, goffi, vivaci, tristi, sciocchi, soli, cortesi, incivili, pelosi, malinconici, ricurvi, belli, attraenti, sconosciuti, apatici, maturi, eccitati, dolci, affettuosi, rozzi, sgradevoli, puzzolenti, sudati, riservati, simpatici, unti, timidi, taciturni, comuni, lavati, spavaldi, anziani, sciupati, saggi, giovani, rauchi, disoccupati, nervosi, commossi, impauriti, confusi, delusi, infedeli, depressi, tutti rigorosamente paganti.

Era piovuto e la pioggia abbondante ritornava nuovamente a bagnare le auto parcheggiate ma leggermente ondulanti di ammortizzatori pressati dai corpi che si pressano. Il nostro signore sonnolento non aveva intenzione di pagare, preferiva riscuotere.

La notte terminò abbastanza priva di forze. Al mattino seguente, la solitudine della stanza venne riempita dal dolce venticello, che partendo direttamente dalle poche nuvole in cielo, come un ciclista in volata giunse direttamente all’interno della camera dove il vecchio signore era intento ad aprire la finestra con ante in legno caldo, come nel retro di una piccola chiesa. La zuppa di latte terminò di vivere entro dieci minuti. La tazza che il signore portava alla bocca era color ceramica sporcata di rosso al bordo… come di rossetto per labbra. La televisione trasmetteva un film in bianco e nero. La televisione non era a colori. Il film era un vecchio classico degli anni novanta.

Erano le ore 9:30 e alle 10:00 si sarebbe svolta la santa messa. In meno di dodici minuti il vecchio signore si tolse il trucco dal viso e dagli occhi, non avendo avuto il tempo, la voglia e la forza di farlo la notte precedente (9 ore prima). Con cotone imbevuto di creme, fece risplendere la sua pelle raggrinzita, eliminando il nero stropicciato di trucco che contornava disordinatamente gli occhi. Il forte rosso acceso sulle labbra scomparve e, indossando la cotta, si preparò ad accogliere i fedeli arrivati in chiesa per ascoltare la messa che il vecchio signore celebrava tutte le mattine alle 10:00.

LA FICTION LETTERARIA

Leggo la rivista SATISFICTION sempre con interesse finché un bel giorno (tipo il 15 febbraio) apro la pagina del loro sito e vedo che Vasco Rossi ha pubblicato una poesia “civile” (Auauhauahuauauha! Oddio nun jela fo’ a continuare oddio vengo meno Auauhauahuahauuauhauahuahauuauaauauha!) dicevo… apro la pagina del loro sito e vedo che Vasco Rossi ha pubblicato una poesiauauhauahau hauuauauaauauhauauhauauaaahuahuahauhauuauauaauauhavabene vabene ora mi calmo… insomma comunicati su comunicati per avvisare il mondo della cultura che Satisfiction ha l’esclusiva di una poesia “civile” di Vasco Rossi (cioè: poesie civili erano quelle di Pasolini per intenderci). Incuriosito da tale evento, che paragonerei straordinario almeno quanto la morte di Tremonti, vado sul loro sito e leggo il poema del nostro Vascolone Nazionale. Ma che è? A mio avviso è una cosa di una retorica e di uno squallore che chiamarla poesia Montale uscirebbe dalla tomba e prenderebbe a cocci di vetro in testa chi gestisce la rivista. Un concentrato di retorica, banalità, qualunquismo di pseudo-sinistra che nemmeno nelle pagine di diario di un liceo scientifico di Latina! Allora bel bello lascio un commento all’articolo esprimendo tutto il mio schifo per tale poema. Il commento era un po’ lunghetto, ironico, acido e forse cinico. Ora non lo ricordo esattamente perché lo scrissi di getto e direttamente nello spazio apposito del sito da compilare. Fatto è che dopo meno di un minuto il commento sparisce. Forse Mozilla fa le bizze, forze Opera non connette, forse ci hanno staccato la Telecom, forse questo forse quello, insomma mi viene detto dal gestore del sito che il mio commento/monologo era “offensivo” e potevo passar guai perché offendevo il Vasco Rossi inteso come uomo (e che lo dovevo intendere come cavallo?).

“Il VOSTRO COMMENTO E’ STATO TOLTO perchè non è una vostra opinione su ciò che è stata pubblicato: non sui contenuti sulla “poesia” o non poesia di VASCO ROSSI (ognuno ha le proprie opinioni) ma CON I SOLITI LUOGHI COMUNI e I SOLITI PREGIUDIZI avete scritto una frase sull’uomo Vasco Rossi che non solo non siete in grado di comprovare ma che va OLTRE LA DIFFAMAZIONE. Abbiamo quindi cancellato perchè non solo lesiva, soprattutto per Voi, ma perchè è la solita logica, questa sì fascista, di attaccare gli uomini e non le loro opere”

Avevo immaginato nella mia testolina il Vasco intento a concepire tale opera, immerso nelle carte della sua scrivania, mentre sorseggiava una birra e tirava di coca in cerca di ispirazione, e che poi, preso dallo stimolo e dall’estro, si fosse recato in bagno con carta e penna per creare tale “emozionante opera”. Ed è offensivo? Ma lui è una rock star, cazzo! Se non lo fa lui chi deve farlo? Antonella Clerici prima di andare all’Ariston? Ma pare che scrivendo questo io poi vada a finir male, che Vasco ci rimane male e mi manda gli avvocati a casa. A me? Che arrivo a malapena a pagare l’affitto della stanza?

Beh certo le regole del sito sono chiare e scritte nero su bianco qui:  al punto 3. Poi mi sorge il dubbio e leggo i commenti degli altri utenti al servizio: plausi a Vasco e al suo testo, per fortuna qualche accenno di dissenso c’è ma poca roba, come se si avesse paura di dire che il testo è una cagata assoluta. Sono libere opinioni o sbaglio? Io credo che scrivere semplicemente “Non mi piace, puzza di demagogia” serva a ben poco, o almeno a me non soddisfa come commento, non mi svuota da quel che penso, perché qui non si tratta di commentare la poesia di uno sconosciuto come potrei essere io, qui si tratta di scrivere e dire quel che si pensa di un “simbolo” (Vasco Rossi). Qui si commenta la “cultura ufficiale”, quella che ci facciamo iniettare ogni giorno (e badate, non dico “che ci iniettano” perchè sinceramente se stiamo nella merda è perché ci piace tanto sguazzarci dentro). E allora penso che magari ce ne sono stati commenti negativi pesanti (è inevitabile) ma chissà che fine hanno fatto. La discussione continua su facebook dove il titolare del blog mi scrive: “…è come se tu scrivessi una poesia su un sito e io intervenissi sottolineando che il tuo scritto fa schifo perchè tua madre è una “xxxx”. Non ci rimarresti male? Io sì. Non esistono le rockstar, esistono gli uomini…”

Anche questo non è calzante, mica ho detto qualcosa di male alla madre di Vascolone? E poi le rockstar esistono eccome! Le creano gli uomini che vogliono fare le rockstar! E poi perché? Se io scrivo qualcosa che ti fa schifo, tu sei liberissimo di dire che mia madre è una “xxxx” (Pera? Cana? Tana? Boh!) poi saranno problemi tuoi che dovrai vedertela con mia madre ed il suo amante palestrato.

Il fatto è che secondo me ai tipi di Satisfiction ha dato fastidio che io abbia criticato in maniera surreale e cinica quell’articolo che tanto era stato spinto in rete tramite comunicati. Che poi non è che avevo scritto solo quello, ma loro sono stati gentili ed hanno cancellato il commento perchè sennò finiva che Vasco Rossi mi denunciava per diffamazione. Auhauahuahuahuah! Ma sai che je frega a lui? Ma io mi domando e dico: Tu, caro Satisfiction, mentre leggevi quella boiata di testo (che per me è una boiata) ti sei reso conto che era una cagata, vero? Perché se ritieni che è un testo denso e pregno di poesia allora io non ci ho capito un cazzo di letteratura e della vita in generale.

Ma del resto viviamo in un paese dove la cara e buona Fernanda Pivano (considerata madrina e portavoce della verità assoluta riguardo poesia, letteratura e fattanza) prima di tirare le cuoia affermò che Vasco Rossi e Ligabue erano gli ultimi poeti italiani rimasti (o una cosa del genere, se non disse testuali parole poco ci mancava). La Pivano-beat insomma mise quasi al pari la vecchia generazione di veri scrittori con i mercenari della pseudo-musica pubblicizzata dal Mollicone al Tg1 (Mollica è quel critico di “Do Re Ciak Gulp” dove tutto quello che promuove è bellissimo, emozionantissimo, stupendissimo e vale la penissima di comprarissimo). Cioè, se la Fernanda fosse vissuta altri cinque o sei anni e si fosse continuata a fare di roba buona magari rivalutava pure Nek, Ramazzotti e Piero Pelù ed oggi stormi di intellettuali avrebbero studiato, analizzato e discusso i testi di “Laura non c’è, è andata via, Laura non è più cosa mia”, magari evidenziando analogie con la metrica martelliana o la profonda angoscia esistenziale dell’amore perduto al pari di Prévert.

In finale (e concludo il pistolotto): Vasco Reds può scrivere quel cacchio che vuole (non sono di certo io a dovergli dire qualcosa e non è certo questo lo scopo ultimo del mio post) ma quello che più mi dispiace è che chi promuova la cultura in Italia diffonda, elogi e fomenti un livello “artistico” a mio avviso di bassissimo spessore, dal quale traspare il reazionario e non la stimolazione, dove la rivolta si finge moderazione, dove si macina il trito ed il ritrito e non di certo un “nuovo” che porterebbe alla crescita intellettuale del fruitore, il tutto in un contesto artistico/culturale dove la sperimentazione è schiacciata volutamente e fatica ad emergere, in quanto lo sviluppo di pensiero critico di un individuo può risultare pericoloso ai fini commerciali. Ben venga la commercializzazione delle opere, ma che almeno siano di qualità. Questo è ciò che penso. La messa è finita, andate in pace e soprattutto andate a fare l’amore con il sapone. Ora scusate ma vado a finirmi di vedere “Saw V” che devo capire chi è l’assassino.

Andrea Coffami