Maternity Rock

di Carmen Vella

Io odio le mamme. Tutte.
Soprattutto queste qui di provincia. Sciatte, già gravide a vent’anni. Vita che finisce prima ancora di iniziare.
Fin dall’asilo hanno stampato nella testa due foto: loro sull’altare di fianco a un uomo travestito da pinguino e sempre loro, qualche chilo più tardi, con un neonato fra le braccia.
Questo è tutto ciò che vogliono. Punto. Il resto è un esercizio di collage più o meno curato per trovare chi si adatta meglio alle sagome. E se si vede lo stacco poi ci pensa photoshop.
Io un figlio non lo voglio. Bisogna aver le idee chiare su come va il mondo per fare figli.
I bambini cagano e pisciano, vogliono sapere perché questo e perché quello. E glielo devi dire.
Ma io di questo e quello, per ora, non ci ho capito un cazzo.
Lo lascio a voi il mestiere di madre. Non ho bisogno di partorire per fare figli.
Io, i miei figli, li faccio con la creta.

Mi chiamo Viola, sono al quinto anno del liceo artistico e la prima lezione sulla creta, tempo fa, è stata la cosa più fica che mi sia mai capitata.
Intendiamoci, nulla a che vedere con la scena da diabete di Patrick Swayze e Demi Moore avvinghiati attorno al tornio, che con Ghost ci siamo giocati la reputazione.
La creta non è mica quella roba lì. Niente dita intrecciate o lingue umide. È una faccenda più cazzuta, roba forte. È puro Rock.
Con i quadri te ne stai buono ad aspettare il verdetto di una faccia indecisa tra l’estasi da capolavoro o la smorfia di sufficienza che Leggi il resto dell’articolo

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Uno sguardo nell’abisso

Alcune riflessioni su Stranieri alla terra di Filippo Tuena.

di Vanni Santoni

Gabriele Ferraresi è un giovanotto assai particolare: oltre ad aver scritto un romanzo molto divertente, trovandosi al Salone Internazionale del Libro di Torino, con tutti gli intellettuali che c’erano a disposizione, ha preferito documentare gli effetti dell’alcol e della deprivazione del sonno su una disgraziata cavia umana. In quello che farfugliai davanti alla sua webcam, c’era tuttavia del vero; mi viene anzi da pensare che il trito motto In vino veritas nasconda forse un significato più profondo: non tanto la povera ammissione dell’ubriaco, quanto la chiaroveggenza profetica dell’inebriato. Perché Stranieri alla terra (Nutrimenti, 2012), che mi ero appena ficcato in borsa, non lo avevo ancora letto, e già vaticinavo che sarebbe stato il miglior libro dell’intera fiera – fiera che non avevo ancora visitato. Oggi che l’ho letto, posso affermare che avevo ragione, non dico con certezza – per l’ovvia impossibilità di leggere tutti i libri della fiera – ma con buona approssimazione, motivata dall’oggettiva eccellenza del testo Leggi il resto dell’articolo

Confessioni qualunque #1

#1 – Pietro

di Nicola Feninno

Che resti tra noi.
La cosa importante è che mia figlia sia felice.

Che faccia il lavoro che le piace. Il resto viene dopo. Viene dopo l’igiene, i rischi del mestiere vengono dopo i vicini che forse sanno tutto e non dicono niente e anche qualcuno dei miei vecchi colleghi che forse sospetta qualcosa, vengono dopo gli sguardi maliziosi degli amici di mio figlio, viene dopo anche la mia chiusura mentale.

Mia figlia fa l’attrice. Fa l’attrice in quei film per soli adulti, quelli a luci rosse, non quelli dove quando si fa l’amore la telecamera vaga altrove. Mia figlia lavora in quei film dove si vede tutto: Leggi il resto dell’articolo