“Alba di piombo”, Scrittura Industriale Collettiva

In vista della prossima uscita di In territorio nemico, aka “Grande Romanzo SIC”, continua la pubblicazione su Scrittori precari dei racconti scritti col metodo SIC, in una versione interamente revisionata e corretta. È oggi il turno di Alba di piombo, che vista la lunghezza pubblicheremo in tre parti: le successive lunedì 14 e lunedì 21 maggio.

Scritto tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, Alba di piombo è il terzo racconto SIC. Il racconto nacque dalla necessità di sperimentare il metodo SIC rispetto a una moltitudine di personaggi e luoghi, oltre che su una narrazione più lunga delle precedenti, e di metterlo alla prova con scene d’azione. Con simili premesse, capimmo che poteva essere anche l’occasione per divertirsi molto, così decidemmo che sarebbe stato un racconto ambientato negli Anni di Piombo, ma giocato interamente sugli stilemi del cinema d’azione americano di serie B.

Alba di piombo (parte 1 di 3)

Direttore Artistico: Vanni Santoni.
Scrittori: 
Marco Andreoli, Eleonora Dell’Aquila, Filippo Rigli, Luciano Xumerle, Marta Besio (solo Schede Personaggio), Giacomo D’Orlandi (solo Schede Personaggio)
Editing: Gregorio Magini, Vanni Santoni

Prologo

Il Dodge M-886 CUCV dell’esercito americano parte verso Aviano all’orario prestabilito. A bordo, un autista e un sottufficiale, giovani, di leva, di quelli che fino a qualche anno prima venivano spediti a crepare strafatti nella bassa vietnamita. Non c’è scorta: è un carico di materiali elettronici. Dalla base comunicano che una tratta di autostrada è chiusa. Per fare Firenze–Bologna devono prendere la statale.
Al crepuscolo, in mezzo al Mugello, la strada inizia a salire: a sinistra alberi fitti, a destra il baratro. Li ferma un semaforo rosso provvisorio, da cantiere. I due stanno parlando di quanto è buffo il motociclista con barba e occhialoni da aviatore d’altri tempi che si è fermato accanto a loro, quando una FIAT 125 li affianca a destra e un furgoncino bianco si ferma alle loro spalle. Il motociclista estrae un fucile a canne mozze da sotto il cappotto e lo punta verso l’autista. Dall’auto scendono due uomini, pistole in pugno, volti coperti dai passamontagna. Dal furgoncino scendono altri due uomini e una donna, tutti armati e incappucciati, che circondano l’M–886. Il sole cala dietro le montagne. Il motociclista fa segno di scendere.
I soldatini scendono piano. Si fa buio. Ora sono in ginocchio, le mani incrociate dietro la nuca. Qualcuno apre l’M–886. Leggi il resto dell’articolo

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9 Aprile, Stati Generali della Precarietà, Sciopero Generale. Prendiamo parola.

Abbiamo di fronte a noi un mese che ha tutte le potenzialità per essere qualcosa di lontano dagli stanchi rituali della mobilitazione che da anni hanno perso la capacità di incidere sulle contraddizioni della realtà politica e sociale italiana. Le date che si inanellano dal 9 aprile al 6 maggio possono diventare l’occasione per mettere a punto una “direzione culturale comune” attraverso cui interpretare le condizioni di vita e di lavoro in Italia e pensarne quindi la successiva trasformazione. Ma non solo. Dovremmo far nostra l’ambizione di libertà che si respira nel Mediterraneo, ritrovando la forza di credere che la Storia non la fanno solo gli eserciti e i capi di Stato. La contingenza storica che stiamo attraversando ci invita a sollevarci dal soporifero letto di piaceri immaginari che narcotizza le nostre vite, farla finita con la raccolta di testimonianze, e piuttosto scegliere la parte di chi lascia solo testimoni attorno a sé; invece di emozionarci esclusivamente per le piccole storie, non potremmo riscoprire la passione inattuale per la Storia?

La mobilitazione nazionale del 9 aprile, “Il nostro tempo è adesso”, gli Stati Generali della Precarietà, il 1 maggio e la May Day, hanno in comune la volontà di ordinarsi, per necessità, nel paradigma della “condizione precaria”. Leggi il resto dell’articolo