Come funziona in questi casi

E poi arriva sempre il momento dei giàggià, degli e-co-sì a mezzabòcca, sospesi, penzolanti dalle dita secche d’un pèsco; gl’imbarazzi abbronzati, con le vacanze alle spalle trovarti meglio, davvero, più sistemato, ecco.
Non starò a chiederti se sei felice: ché si vede lontano una lega quanto sei felice, giaggià, e-co-sì, stretto in nuovi abbracci – non presentarmela guarda, non c’è bisogno, ci conosciamo già – tutto calato in quei princìpi rosei d’amori sussurrati all’orecchio rubescente, a guance accaldate, quand’è tutto uno sciùsciù di promesse eterne – eppure tra tante, proprio lei – di slanci passionevoli, di una come te l’avevo trovata mica mai.

Tradire non è tradire per davvero, quando manca la comunione, o quando finisce, perché poi stai sicuro che finisce – ineluttabilmente, come la primavera i concerti o la stagione delle pere cocomerine. C’è stato un tempo – certo – in cui siamo stati noi, ma è stato prima che ci parcellizzassimo in quattordicimila io, come i vetri infrangibili sui quali una sassata: tutto ha inizio con una fesatura evidente, eppure le schegge rimangono aggrumate: guidare si guida male, com’è che possiamo arrivare se non si vede un cazzo?, attenzione che c’è un cipresso, Ledesma, la curva, la luna, Vidic, l’aria di fieno freddo dai finestrini. Leggi il resto dell’articolo

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