La pecora in vacanza – #fiabebrevichefinisconomalissimo

di Francesco Muzzopappa

Quando una pecora va in vacanza tutto il mondo le sorride.
Le farfalle volano.
Gli uccellini cinguettano. Leggi il resto dell’articolo

La società dello spettacaaargh! – 19

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Ciao Matteo,

questo meditare sulle vie della cancellazione e sulla loro praticabilità mi ha fatto venire in mente Nessun paradiso (Round Robin 2011) di Enrico Piscitelli. Conosci la storia: nell’Italia della “dittatura democratica”, all’indomani dell’assassinio del Capo del Partito, un dissidente si reca a Venezia per incontrare il coordinatore della rete d’opposizione al regime, e a Venezia gli accadono due cose: si innamora e scopre la verità sul potere, e la verità non è bella, almeno per il lettore.
A un primo sguardo, complice la bandella («il Potere è inevitabile», «le rivoluzioni sono impossibili»), lo spirito del romanzo appare rassegnato, negativo: una sorta di atemporalità1 fa pensare a una natura umana sempre uguale, mai progredita e destinata a non progredire mai; e poi c’è una Venezia che la avverti sempre postuma e spoglia, fatiscente; e c’è un protagonista i cui pensieri sembrano poggiare sempre su un sentimento di vanità di tutte le cose. Dunque in Nessun paradiso c’è l’opposto della rivoluzione, del tempo come forza progressiva, dell’esaltazione della vita. Qualcuno potrebbe giudicarlo reazionario, o nichilista2. Eppure non fa questo effetto. Anzi, quando l’ho terminato, non solo mi sentivo bene, più pulito, e con le idee più chiare, ma addirittura con più speranza e con un maggiore controllo sulla realtà. Mi sono domandato perché. E penso di aver trovato la risposta. Leggi il resto dell’articolo

Trauma cronico – Noi chi?

Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,

proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.

E solo perché sei cattolica, non puoi pensare

che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.

Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

 Pier Paolo Pasolini


C’è una buona nuova per il nostro futuro, di quelle da poter stare sereni: Walter Veltroni torna alla vita politica del PD.

Quando la scorsa settimana ho saputo di questa notizia mi sono sentito risollevato, finalmente ottimista, pur non negando di essere un po’ preoccupato e dispiaciuto per i bambini africani, quelli che conservano ancora quel pezzo lasciato lì, che aspettano oramai da oltre sei anni il nostro Walter nazionale, politico, nonché autore del libro NOI.

Di certo avrebbe avuto un gran da fare, l’ex sindaco di Roma, nel continente nero (paraponziponzipò?), avrebbe potuto chessò, come Rimbaud dedicarsi al contrabbando d’armi, oppure investire in scuole ed ospedali, ma no, meglio l’appartamento a New York; l’ex lider del PD è uno che guarda avanti, al futuro.

Però mi chiedo: ma quando parla di noi, di chi parla, il nostro buon Veltroni? E noi che paghiamo 400 euro per una stanza a Roma con estranei, noi che ne guadagniamo 700, noi che non è che viviamo, noi che resistiamo, senza nemmeno la certezza che quei soldi, quel lavoro, ci saranno anche il prossimo mese. E noi?

Noi che una volta almeno c’era il Partito Comunista, noi che abbiamo trovato soltanto piccole rifondazioni suicide. Noi che oggi, sebbene avessimo buone ragioni per votare quel che resta dei Comunisti, o Sinistra e Libertà, o PD, o addirittura Di Pietro, abbiamo ottime ragioni per non votare nessuno di questi, per non votare. Noi, senza futuro, che ce lo siamo presi nel culo.

Noi che un figlio come lo manteniamo, noi che una casa come la compriamo. Noi che ci è toccato Berlusconi, noi che se ci è toccato Berlusconi è anche e soprattutto per colpa di quell’altra parte.

Noi che sappiamo che i D’Alema, i Bersani, i Veltroni, sono come Berlusconi; sono stati loro a consegnare questa misera Italia nelle mani del Cavaliere e dei suoi accoliti. Noi che siamo incazzati.

Veltroni sì che tornerà di moda, Veltroni piace a tutti, addirittura più di Rutelli, che geloso s’è creato la sua alleanza nuova di zecca, strizzando l’occhietto a Casini, e sotto sotto al Cavaliere. La politica in Italia, è un tristo funerale che dura da vent’anni…

Ma non tutti i maiali vengono per cuocere, come dice il proverbio. Per i figli dei maiali, per non farli crescere maleducati, per l’educazione dei figli c’è Rai Educational, disponibile per coloro che hanno acquistato un nuovo televisore oppure il tanto pubblicizzato decoder, ovvero la tassa sulle televisioni; che vita sarebbe senza decoder?

E per i figli di nessuno, i figli dei comunisti ad esempio, nel caso non venissero mangiati rimarrebbero dei veri scostumati, mentre i figli degli internauti saranno educati come grillini al grido di “Vaffanculo”… ah la civiltà italiana, la cultura italiana!

Il futuro è finalmente roseo, anzi no, azzurreo, come quello che trasmette la mia televisione dall’avvento del digitale terrestre, che poi, ad esser sincero, quell’azzurro è molto più interessante della maggior parte dei programmi che trasmettevano prima. Bella così, è la televisione, azzurra, trascorrerei ore lì davanti, ma purtroppo o per fortuna ho sempre cose ben più interessanti o divertenti da fare.

Gianluca Liguori

Poesia precaria (selezionata da L. Piccolino) – 8

Riprendiamo la rubrica del lunedì con una poetessa di un certo livello.

L’idea che i versi di Loretta Sebastianelli suggeriscono immediatamente è quella di una poesia in continua evoluzione-mutazione.

Danza, Loretta, e sapientemente dosa doti tecniche ed emozioni.

Non sempre la delicatezza va a braccetto con qualcosa di forte, resistente. Ma Loretta Sebastianelli è così. Delicata e flessibile come un giunco, concede al vento solo un’illusione di supremazia. I testi che mi ha inviato sono tutti molto belli ma, stranamente, non ho avuto dubbi sulla scelta da fare. Questo perché trovo bello e interessante quando i poeti parlano della loro arte. E lo fanno scrivendo di essa.

Buona lettura.

Luca Piccolino

I poeti (dichiarazione di poetica)

La meraviglia a volte

è soltanto un fardello

che ci trascina stanchi

mentre tanto sentire

ci logora le vene.

Mai soluzione alcuna

ha saputo guidare

gli antenati possenti

e mai potevamo essere

diversi da noi stessi.

Maledetti quando sputiamo dolore,

Quando le canaglie attaccate alle mani

Guidano carovane sbigottite;

Quando l’arsenico fa nera la lingua

E gli occhi grandi giustiziano il mondo.

Quando il male di vivere sommerge,

La nostra china indelebile canta

Sulla lingua assetata

E la verità è

Uno scomodo vestito mai bianco.

***

Loretta Sebastianelli è una visionaria.

Nasce a Roma. 1974. Luna crescente.

Incoraggia le proprie visioni fantastiche e interpreta la realtà, un po’ come tutti.

Ghost writer, poetessa, scrittrice. Precaria.

Pubblica due raccolte poetiche con Azimut: “Triade” e “Chimera”.

In passato lavora in una piccola case editrice, cura una rubrica poetica per una rivista New Age. Collabora all’organizzazione di Mediterranea, Festival Internazionale delle Arti e della Poesia.

Attualmente è membro della giuria del premio Elsa Morante per Inediti.

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Dalle scarpe di marca passando per le marche da bollo,

dal bollo auto a “Double Dragon” e “Puzzle Bobble”,

dalle bolle del Cristal Ball passando per il solco di un disco,

dalla disco alla tecno, dalla tecno al buon liscio,

dalla vodka con ghiaccio all’acqua liscia,

dalla frizzante al chinotto, dal caffè ristretto al corretto,

dal poliziotto corrotto al cerotto che cura il danno fatto,

digerisco. Dal sipario alla fine primo atto,

mi sollevo dalla poltrona in platea di teatro,

dalla sensazione del tetro alla sensazione del vuoto.

Da “Indovina chi” ai giochi MB,

dalla BMX al cambio Shimano,

da una partita a Tetris al tris in mano,

dalla perdita di un amico caro al caro vita,

dal rincaro del cetriolo al caro petrolio,

dall’amico schivo a Lucio Dalla del “caro amico ti scrivo”.

Dal giornalismo di Matrix alla panza di Obelix,

dal Risiko a Trinity passando per all’oracolo,

dal Gin Fizz al bis dopo lo spettacolo,

da un brano di Samantha Fox ad un remix di Dj Shadow.

Da un’orchestra di Muti ad una suoneria in polifonia,

dai poliposfati ai polipi, dalle briciole di pane ai cannelloni ripieni.

Da Leo Gullotta a Mastella e da Pannella a Mastelloni,

da Nino Frassica ad Abantuono,

dal lampo di un lampo al fragore di un tuono,

dal calcio balilla al Subbuteo al fusillo Barilla,

dai Balilla al fascismo il passo è breve e senti come piove.

Dai giovani in lambretta con otto in pagella

dalla bidella al rettore passando per il ripetente

dal ripetente alla Gelmini, dai bocchini alle suore

dal monsignore all’onore, da Forza Nuova a Casa Pound

dal Pound alla Sterlina, dalla lira che prima c’era all’euro,

dall’Unieuro all’intercity e l’Eurostar,

dal diretto al regista,

dalla comparsa all’attore non protagonista e la Star.

Dal dado di brodo al dado di fumo, da Babbo Natale al camino,

da Michael Cimino a “Natale sul Nilo”.

Da Ezio Greggio alla pecora nera del gregge,

da Rai3 al comunista, dal comunista alla lista nera,

dalla bandiera del tricolore al calore

e dal calore al calore di una hola,

dalla curva allo stadio agli Stadio ed il gran figlio di puttana in radio.

Dalla costituzione agli Articolo,

da Tiziano al cantante neomelodico che spopola nel vicolo,

da Scampia alla ferrovia,

da piazza Garibaldi a Napoli all’unirsi dei popoli,

dalle malattie al propoli, dalla marcia di Topolino come suoneria.


Da “Domenica In” a Paperinik e da Topolino alla massoneria,

dagli effetti collaterali dei medicinali alle droghe da legalizzare,

dai codici subliminali agli animali trasformati in cartoni,

dal Giappone ai brani di Little Tony,

da Tony Corallo al terremoto e la scala Mercalli.

Dal corallo al mare, dall’estate all’inverno,

dalla neve al candore di un bimbo,

dalle palle di neve alle bombe carta,

dalla caduta del muro alla guerra in Iraq,

dal kebab ad Al-Qaeda, dalla verità alla finzione,

dalle notizie di regime al mangime per cani,

dalle case chiuse alla mercificazione.

Dal lavoro fisso alla cassa integrazione,

dalla PlayStation all’altalena, dal pattino alle barche a vela,

dalla velina alla satira vera, dalla censura all’underground,

dall’Underground all’Heaven, da Melonarpo allo stile,

dallo stile al nuoto, dal cloro al clero, dai bersaglieri agli alpini,

dalle stragi di Stato ai cuori neri,

da “Sentieri selvaggi” a “Sentieri” e da “Sentieri” alla “Valle dei pini”.

Dalla Valleverde ai calzini, dai piedi nudi al fetish,

dal pissing al cumshot, da “Hot Shots!” a Buster Keaton,

da Mickeal Keaton a Burton passando per Batman,

Rat-Man e Sandokan,

dall’applauso dopo la venuta del Messia alla suora in clausura,

dai Sepoltura all’ora di religione, da Bellocchio alla prigionia,

da Lucignolo alla libertà e dalla dittatura alla Cina.

Dagli arancini di riso agli aranci,

dalle quattro stagioni di Vivaldi alla margherita tagliata a tranci,

dai saggi francesi e dai francesi ai formaggi.

Dai trattati di pace e dalla pace all’amore,

dall’amore all’odio, da Kassovitz ad Asterix,

dalle pozioni magiche ai santoni in televisione,

dalla cultura popolare alla fine del mondo,

da un saggio sul nazismo ai libri gettati al rogo,

bruciati da legno di faggio,

da Valeria Rogo alla sala di montaggio,

da una canzone a Sanremo di Pino Donaggio,

alla canzone d’impegno al Primo Maggio…

con pugni chiusi nelle piazze che stringono il poco coraggio.

Andrea Coffami e Angelo Zabaglio