Caduta libera

di Claudia Boscolo

lunapic_136558704482256_1C’era una volta il bar con i suoi tavoli di formica porpora e le tovagliette di cotone a quadri color brodo, l’aroma di caffè così forte che saliva quasi la nausea entrandoci. C’erano in un angolo i soliti noti con il giro di briscola, e c’era un supporto al muro con dei ganci da cui si potevano staccare le stecche di legno su cui erano assicurati i quotidiani. C’era sempre quello che quando entravi da sola ti squadrava e scuoteva la testa, mai capito perché. Ora, con questi ciottoli intrappolati nella resina e le superfici cromate lucidissime, la prassi del cappuccino si intride di una tristezza siderale. Il bar è diventato un luogo di donne, che notoriamente non giocano a briscola e il quotidiano lo preferiscono posato su una mensola, con una pianta di fianco, un anthurium, un’azalea, come a casa.
C’è da stringersi nel cappotto. C’era una volta la temperatura tropicale dei bar, per cui nel momento stesso in cui varcavi la soglia dovevi toglierti al volo sciarpa e guanti sennò rischiavi un attacco di ipertensione. Ora fa freddo anche nei bar, si fa fatica a togliere tutto, spesso si rimane in cappotto, e si fa: brrr, sperando in uno sguardo empatico, ma la gente è brutta e incazzata nei bar, non c’è più lo scemo che ti fa la battuta, semmai qualche allusione al ventennio appena trascorso, ma si rischia sempre che l’umore butti sul rancido, per cui manco più quella. Si cammina sulle macerie, e si sta attenti a non ferirsi i piedi, questo succede anche al bar, anzi soprattutto al bar. Leggi il resto dell’articolo

Annunci

Grillo, la macchina infernale – #SurrealityShow

Beppe Grillodi Andrea Frau

Il terreno è scivoloso. La macchina sbanda, il conducente molla il volante, apre la portiera e si lancia via dal veicolo. All’interno sono rimaste delle persone ma non importa. L’autista è rotolato in Costa Rica, i passeggeri sono finiti in una scarpata.
Un uomo alto e corpulento indossa un cappuccio e ripete:
“Compra questo cappuccio, compra questo cappuccio” come per ipnotizzare lo spettatore. Ora Giuseppe è vecchio, e a parte qualche raro spot per tv locali se ne son perse le tracce.

Giuseppe detto Beppe arrivò in Sicilia nuotando tra scandali, aspiranti suicidi e frustrati di ogni età pescando da questo target con ami a forma di punto esclamativo e di uno.
Il leader vellicò gli istinti più bassi e reazionari della gente con dei vibratori a forma di manganelli, istituì processi sommari in streaming e gogne online della serie: sputa anche tu al ladro con un click. In tutte le piazze maxi-schermi con la sua faccia sfigurata dalla rabbia e migliaia di persone ad ascoltare. Come una sit-com dell’odio una marea di frustrati sbraitava e urlava “affanculo!” a comando. A differenza delle sit-com quelle erano urla vere e chi sbraitava era pericolosamente vivo. Quando fu abbastanza numeroso l’esercito di automi marciò su Roma.
(I suoi soldatini marciano sempre ordinati, mangiano rapidi pasti vegani, leggono mille voci su Wikipedia in pochi minuti, ne aggiungono altre, inseriscono un commento negativo a una legge appena pubblicata sul sito del ministero, scaricano l’ultima fiction porno della tv pubblica con mamme al seguito, eiaculano, e tutto ciò in soli due minuti). Leggi il resto dell’articolo