Le monetine del Raphaël

[Qui di seguito la prima parte del capitolo 13 del romanzo Le monetine del Raphaël di Franz Krauspenhaar (Gaffi editore). Venerdì 8 la seconda parte.]

 

Era l’inizio di agosto dell’80, e prima di andare in Sicilia – col treno, perché l’aereo mi faceva paura, e così mi sono perso l’America per decenni, e tutti i continenti non raggiungibili con altri mezzi di trasporto – raggiunsi Boratti a Bologna. Boratti era un fumettista che al tempo andava per la maggiore. Bolognese, matto come un cavallo, simpatico e inaffidabile. Era diventato famoso per varie strisce sulla guerra, coi suoi dispetti e le sue follie che sotto la sua matita diventavano ridenti, con quel seme sparso a più mani di fanciullesco che faceva bene allo spirito. Ci eravamo conosciuti a Milano, alla mostra di un comune conoscente, un pittore per metà giapponese.
Da Reinert ero andato a Milano, avevo riposato qualche ora e poi avevo ripreso il treno per Bologna, un viaggio breve. Da Boratti avevo intenzione di stare un paio di giorni, per parlare, ridere, mangiare e bere, andare in giro coi suoi amici matti bolognesi, tra i quali c’era il cantautore Gurlini. Presi il treno di metà mattina, il 2. A Bologna pranzai col Boratti, ci scolammo due bottiglie di vino, ridemmo nel caldo ormai soffocante della pianura cittadina, questo smisurato andare di pietre antiche, di infiniti portici di riparazione dal sole. Nel pomeriggio il Boratti mi fece visitare il suo laboratorio, mi fece conoscere la sua fidanzata, la bella Lucia, valtellinese, biondissima come lui. Arrivò Gurlini, con la sua erre moscia, lo conobbi con entusiasmo, apprezzavo le sue canzoni poco musicali ma molto poetiche.
Finché, erano le quattro e più, il boato. Leggi il resto dell’articolo

Roma violenta – Liguori intervista Moretti

Sono trascorsi alcuni mesi dall‘ultima volta che ho intervistato, in occasione dell’uscita del romanzo Il senso del piombo, Luca Moretti. Quell’intervista è stata veicolo di discussioni accese e riportata in parecchi forum della destra radicale. Dopo la storia di Giusva Fioravanti e dei Nar, lo scrittore trentacinquenne torna nelle librerie, sempre per i tipi di Castelvecchi, con Roma violenta, un libro scritto a quattro mani col rapper Duke Montana. Torniamo a scambiare quattro chiacchiere con lui. Leggi il resto dell’articolo

Il senso del piombo – Reloaded

Mi chiedete chi è Carlos Reutemann, se esiste un’organizzazione dietro questa sigla. Rispondo no, non è stata la sigla di un’organizzazione unica, con organi dirigenti, con capi, programmi e riunioni periodiche. Non esiste un’organizzazione che abbia questo nome e che sia comparabile alle Brigate Rosse o a Prima Linea. Non esiste nemmeno un livello minimo di organizzazione. Ogni gruppo armato che si è formato anche occasionalmente nel nostro ambiente, fosse anche per una sola azione, ha potuto usare questa sigla. D’altra parte non c’è stato modo per impedirlo. Mi chiedete se siamo o siamo stati fascisti, vi rispondo che i fascisti del dopoguerra non sono mai esistiti e che candidamente qualcuno può solo aver pensato, o per meglio dire immaginato, di essere fascista. Di Mussolini non me n’è mai importato niente: non ho mai pensato che fosse una gran persona. Quando sentivo dire: “Uccidere un fascista non è reato” non pensavo al Duce o al Ventennio, ma all’unica persona fascista che conoscessi, mia madre.  

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Il senso del piombo – Liguori intervista Luca Moretti

Luca Moretti, scrittore e papà di TerraNullius, nel suo nuovo romanzo, Il senso del piombo, nelle librerie da metà maggio per i tipi di Castelvecchi, affronta una materia difficile e insidiosa: la destra eversiva degli anni Settanta e Ottanta. L’autore ci parla, attraverso una scrittura lineare e scorrevole, di quegli anni bui di attacco frontale alla borghesia e al potere, della storia romanzata del Tenente, alias Carlos Reutemann, la sigla che nel romanzo è il nome multiplo usato per rivendicare le azioni della Gioventù Nazional-Rivoluzionaria, ovvero i Nar di Giusva Fioravanti, alias Carlos Reutemann.

Moretti indossa i panni del terrorista nero e immagina di raccontare a suo figlio la storia di quegli anni, di quella guerra, spiegargli il senso di tutti quei morti ammazzati, il senso di tutto quel piombo. Facciamo quattro chiacchiere con lui.

Perché hai deciso di raccontare la storia del terrorista Giusva Fioravanti? Leggi il resto dell’articolo